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“Date a Cesare…”

ventinovesima domenica del Tempo Ordinario

 

Domenica 18 ottobre - ventinovesima del Tempo Ordinario
Restituire e non pagare.
Per i testi liturgici di questa domenica clicca qui.

 

Cesare e Dio. La trappola tesa a Gesù

In questa domenica, che ricorda anche la giornata missionaria mondiale, ci viene presentato uno dei brani più famosi del racconto evangelico, con uno dei versetti altrettanto famosi come quel date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Una frase simile ha suscitato da sempre mille discorsi e discussioni su una dichiarazione teologica del rapporto Stato e Chiesa o sulla laicità del cristianesimo.  Ma se entriamo in questa infinita discussione non ne veniamo più a capo, ma soprattutto perdiamo il significato di tutto il brano evangelico. Per spiegare il testo mi muovo per altre strade.

Un primo dato che emerge è che questo racconto è costruito dai farisei che tengono addirittura un consiglio per capire come trovare il modo di incastrare Gesù nei suoi discorsi e trovare così un motivo per condannarlo. Quindi, comprendiamo bene che la domanda dei farisei non è posta per tentare di capire il rapporto tra l’Impero Romano e Israele. Non è questo l’intento della disputa tra i farisei e Gesù. Qui non si tratta di ascoltare e di capire senza giudizio, ma di trovare un motivo per giudicare e condannare Gesù e il suo operato.

Mi chiedo quante volte tra noi e Dio e nelle relazioni tra noi umani si pongono domande per giudicare e non per ascoltare, per condannare e non dialogare. In genere risolviamo la questione così: hai visto quello che pensa? dalle sue parole deduco che non è affidabile, che è da condannare. Ritengo che ascoltare, sospendendo il giudizio, è un’arte raffinata che in questo brano di vangelo non appartiene ai farisei che non sono artisti dell’ascolto e della sospensione del giudizio.

Non appartengo all’imperatore

E qui nasce la seconda questione: la risposta di Gesù «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Se vogliamo è una sua vittoria in una logica della pura dialettica. Ma ancora ci troviamo fuori strada. Gesù non vuole vincere per vie dialettiche. Questa risposta che in apparenza segna la vittoria dialettica di Gesù sembra non dire niente di chiaro, sembra non prendere posizione. Ci sta sia il tributo da pagare a Cesare che l’immagine di Dio. In realtà la risposta di Gesù segna una direzione da prendere, un cammino da percorre, segna una svolta che ancora oggi non sempre riusciamo a comprendere e a vivere.

Provo a spiegarlo in questo modo. Sentiamo il bisogno di appartenere a qualcuno. Appartengo al divino imperatore, vivo della fedeltà a quell’uomo, a quell’istituzione. Forse Gesù ci sta dicendo che se sono immagine e somiglianza di Dio non appartengo nemmeno a Dio: sono figlio amato da Dio e non appartengo, ma vivo da figlio amato. Non è cosa da poco, anzi fa la grande differenza quando si cerca di amare: non appartengo ad un potere più forte di me che determina la mia vita, sono figlio e fratello. Il tributo pagato a Cesare dice di un’appartenenza, il fatto che siamo creati ad immagine e somiglianza di Dio dice una relazione libera e gratuita.

Non pago una tassa ma restituisco un dono

Per aiutarci a comprendere questo, Gesù quando risponde ai farisei cambia registro, cambia parola. I farisei dicono è lecito pagare. Sottolineano la sottomissione con un pagare. Io pago il tributo, mi sottometto a te e tu mi proteggi. Gesù nella sua riposta usa un’altra parola: rendete, date. Cambia il verbo, da pagare a restituire. Restituite il dono ricevuto con un altro dono. Restituite a Dio la terra ricevuta, restituite a Dio la vita ricevuta. Non c’è niente da pagare, ma solo ricevere, far buono uso e restituire un dono.

Non possiamo pensare ad un profitto che è opera buona e non un semplice pagare? Non possiamo pensare di restituire un dono ricevuto per una buona scuola, per una buona sanità, per una buona giustizia?

E in questa giornata mondiale missionaria non possiamo pensare non di pagare un tributo, ma di restituire il dono ricevuto per il bene di questa umanità? Non un accumulo da pagare, ma una buona restituzione di vita e di dono ricevuto, quasi una grande e unica circolazione di vita e di dono per tutto il mondo.

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