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Da laico nella città - Rubrica a cura di Daniele Rocchetti

I poveri sempre più poveri, i ricchi sempre più ricchi, la democrazia sempre più a rischio

 

A Davos, cittadina svizzera del Canton Grigioni che accoglie ogni anno il Forum Economico Mondiale, i riflettori erano puntati sul discorso (alquanto sconnesso, per la verità) del presidente americano Donald Trump. Durante la prima giornata è stato presentato il RAPPORTO OXFAM, una fotografia accurata di come sta cambiando  il mondo

 

 

Le disuguaglianze sono scandalose e democrazia è in crisi

Il quadro è preoccupante: la disuguaglianza sempre più netta tra i pochi che stanno sempre meglio e i moltissimi che stanno sempre peggio sta erodendo progressivamente la democrazia. Una situazione certamente non inevitabile ma frutto deliberato di scelte politiche ed economiche.

Lo si è ripetuto molte volte negli anni addietro: c’è una relazione molto stretta tra la crescente concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi con il peggioramento delle condizioni di vita di ampie fasce di popolazione e la continua e sistematica erosione dei meccanismi democratici.

Ricordo bene le denunce di don Enrico Chiavacci, le dure prese di posizione di padre Alex Zanotelli e ricordo bene gli scuotimenti di testa di tanti benpensanti, le accuse di ingenuità rivolte nei loro confronti. Eppure le loro denunce si sono rivelate pertinenti e, purtroppo per noi, incontrovertibili. C’è un circolo vizioso evidente tra la concentrazione estrema di ricchezza e la concentrazione strabordante di potere politico. Come non richiamare alla mente un recente intervento di papa Leone:

Dio ha un posto speciale nel suo cuore per i poveri e gli oppressi… così, in un mondo dove i poveri diventano sempre più numerosi, vediamo paradossalmente la crescita di un’élite ricca, che vive in una bolla di comfort e lusso, quasi in un altro mondo rispetto alla gente comune.

Il discorso pubblico è controllato dalle élite

Non solo: l’elevato potere economico facilita l’accesso e il controllo, a volte invisibile, a volte spudoratamente diretto, del potere pubblico. In più, la proprietà dei principali media e social network – oggi sempre più concentrata e appannaggio dei rappresentanti delle élite – consente a pochi attori di esercitare un condizionamento sproporzionato del discorso pubblico, supportando ricette politiche da cui le élite traggono vantaggio e screditando alternative.

Basta vedere l’irrilevanza o la derisione con la quale viene liquidato il tema della risoluzione nonviolenta dei conflitti in corso e la facilità con cui è stato sdoganato l’uso della forza e del ricatto bellico.

In Italia il dieci per cento ricco detiene il sessanta per cento di tutta la ricchezza

Il Rapporto apre un focus sulla situazione italiana con un titolo significativo: “Disuguitalia: le cicatrici delle disuguaglianze nel contesto nazionale”. I dati raccolti da Oxfam mostrano che il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene quasi il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera possiede poco più del 7%.

Negli ultimi quindici anni la quota di ricchezza concentrata nelle fasce più alte è cresciuta costantemente, mentre quella detenuta dai nuclei più fragili si è ridotta. Sul fronte dei redditi, il Paese continua a scontare una perdita di potere d’acquisto di lungo periodo: tra il 2007 e il 2023 i redditi reali delle famiglie sono diminuiti in media di quasi il 9%, con effetti particolarmente marcati per lavoratori dipendenti e autonomi. Il recente aumento dell’inflazione ha ulteriormente accentuato le difficoltà, soprattutto per chi già si collocava nelle fasce medio-basse della distribuzione.

Il lavoro povero lascia che i poveri restino tali

Un elemento centrale del rapporto riguarda il lavoro povero. Oxfam denuncia un aumento della povertà assoluta tra famiglie con occupati a dimostrazione di come, nei fatti, il lavoro abbia smesso di garantire una vita dignitosa, nonostante sia uno dei diritti fondamentali che la nostra Costituzione sancisce con l’articolo 36. Nel 2024, in Italia oltre 5,7 milioni di persone vivevano in povertà assoluta.

L’incidenza resta più elevata nel Mezzogiorno e nei piccoli comuni, ma segnali di fragilità attraversano l’intero Paese. Particolarmente allarmante è la condizione dei minori: quasi il 14% dei bambini vive in famiglie che non riescono a sostenere una spesa minima considerata essenziale, un dato che raggiunge il livello più alto dell’ultimo decennio

Per i credenti: non è possibile rimanere neutrali

Ancora una volta il Rapporto Oxfam, letto da credenti, impedisce di rifugiarci in una fede disincarnata. Le disuguaglianze non sono una fatalità: sono il risultato di rapporti di potere, scelte economiche e priorità politiche che producono esclusione.

Per la comunità cristiana questo significa riconoscere che non esiste neutralità: il silenzio, l’indifferenza o la riduzione della carità a gesto privato finiscono per legittimare lo stato delle cose. Il Vangelo chiede di prendere posizione, di stare dalla parte di chi paga il prezzo più alto delle disuguaglianze.

Significa anche contestare un modello di società che sacrifica il lavoro, concentra la ricchezza e svuota la democrazia, e sostenere – con parole, scelte e pratiche concrete – politiche orientate alla giustizia sociale, alla redistribuzione, alla dignità di tutti. In fondo,

la fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo” (Evangelii Gaudium).

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