La politica fa calcio e il calcio fa politica

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Meloni fra pressing. I calciatori contestano i politici

“Il Pnrr italiano a rilento. E Meloni va in pressing”. Così un titolo di giornale di qualche giorno fa. Interessante, quel termine sportivo. Che rimanda, per contrasto, alle manifestazioni “politiche” dei calciatori che stanno disputando il campionato mondiale in Qatar. È proprio l’incrocio a essere significativo: la politica parla calcisticamente e il calcio parla politicamente.

Hazard, la “stella” del Belgio non vuole fare politica perché non vuole mischiare il suo mondo dorato con il mondo

In mezzo, tra la politica calcistica e il calcio politico, sta Eden Hazard, il capitano del Belgio e giocatore del Real Madrid. Di fronte ai giocatori della Germania che, per protesta, si sono fatti fotografare con la mano sulla bocca, Hazard ha detto a RMC Sport: ‘”Avrebbero fatto meglio a non farlo e a vincere piuttosto. Siamo qui per giocare a calcio, non per inviare messaggi politici. Ci sono altre persone più adatte a fare questo. Vogliamo concentrarci sul calcio”. Come a dire: “Il mondo del calcio è un altro mondo. Chissenefrega se la gente crepa, se le donne sono emarginate. Io gioco a calcio”.

Più il mondo in cui si vive è dorato e più impedisce di vedere il mondo. Quella che mette in rapporto i mondi dorati con il resto mondo è quell’attività che si deve interessare di tutti, e cioè la politica. Hazard non vuole il confronto con il mondo “reale” e quindi non vuole la politica. E si capisce. 

Nota. Hazard ha detto che i calciatori della Germania avrebbero fatto meglio a non contestare e a vincere piuttosto contro il Giappone (con il quale hanno perso 2-1). Ma questo non ha impedito a lui che fa solo calcio e al suo Belgio di perdere 2-0 con il Marocco. Contrappasso dantesco, corsi e ricorsi storici… Oddio, “storici”: non esageriamo.

La ministra parla, parla, parla

Come sempre, appena svegliato, l’altra mattina ho acceso sul mio ipad Rai News24. Sono cascato su una intervista alla nuova ministra del lavoro Marina Elvira Calderone. Una intervista interminabile. Ma non per le molte domande – che erano poche, in effetti – ma per le interminabili risposte. Parla parla parla la ministra Calderone. Da far mancare il fiato. L’ultima domanda riguardava il lavoro giovanile. Ha detto molto anche su questo problema. Poi, però, ha concluso dicendo che quel problema esige “una profonda riflessione”. Ma quando e dove avrà luogo questa profonda riflessione? E soprattutto: quanto durerà?

La follia dei politici

Giuliano da Empoli “è il figlio di Antonio da Empoli, economista responsabile del Dipartimento per il Mezzogiorno della Presidenza del Consiglio, ferito in un attentato dell’Unione Comunisti Combattenti nel 1986, quest’ultimo, a sua volta, figlio dell’economista Attilio da Empoli.

È cresciuto in diversi paesi europei, si è laureato in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma e ottenuto il master in Scienze Politiche all’Institut d’études politiques di Parigi. Ha avuto incarichi vari, spesso in rapporto con la politica e la promozione della cultura. 

Ha fatto parlare di sé per la recente pubblicazione del libro “Il mago del Cremlino” apparso in Francia presso Gallimard e in Italia presso Mondadori. Le sue ricerche lo hanno fatto incrociare con la figura di Vladislav Surkov, il principale ideologo del Cremlino di Putin. 

Giuliano da Empoli parla della follia del consigliere di Putin. Ma ha collaborato anche con Renzi

Vi si è ispirato per trarne un romanzo dove Vladislav Surkov diventa Vadim Baranov. 

Giuliano da Empoli ha spiegato il senso della sua impresa. “Mi sono buttato nella forma romanzesca per avvicinarmi meglio alla realtà del potere”. E spiega: “Più ci si avvicina al cuore del potere, più si affonda nella follia. E questo solo il romanzo può tentare di farlo assaporare al lettore”. 

Interessante questa corpo a corpo fra la follia e il potere che solo il romanzo può rendere adeguatamente. 

Una domanda però nasce, necessaria. Giuliano da Empoli ha collaborato con alcuni politici. In particolare con Rutelli, di cui è stato consigliere e soprattutto con Matteo Renzi di cui è stato assessore al comune di Firenze. Ma quando lo scrittore parla della follia del potere parla soltanto di Vladislav Surkov?

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Redazione

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