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Attesa. Lo splendido messaggio di una serie TV

Un fotogramma della serie Netfix “Tutto chiede salvezza"

E’ di nuovo Avvento, tempo di attesa.
Se ne può parlare in tanti modi.
Anche in una anonima – e bellissima – trasmissione TV

Può una serie televisiva sul tema della malattia mentale rivelarsi una meravigliosa parabola dell’Avvento?

“Tutto chiede salvezza”. Sei episodi su Netfix

Sorprendentemente sì: è Tutto chiede salvezza, in sei episodi su Netfix. Narra i sei giorni trascorsi da Daniele, una giovane non più studente e non ancora propriamente lavoratore, all’interno del reparto psichiatrico di una struttura sanitaria dove è sottoposto a TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio. Gli è stato imposto a seguito di un attacco di rabbia con violenze contro i genitori mentre era sotto l’effetto della droga. 

Un gruppo di “matti” che cambia la vita del protagonista

Quando si risveglia, in una stanza con altri cinque malati psichiatrici, la sua reazione è: “Cosa ci faccio qui, io non c’entro niente con voi”. Invece non solo Daniele c’entra con questi compagni di sventura ma soprattutto loro c’entrano tantissimo con lui. Durante quella settimana entrano proprio nella sua vita e la trasformano, la cambieranno per sempre. Insieme a loro nella struttura sanitaria è ricoverata anche Nina, una giovane influencer con migliaia di followers che ha tentato il suicidio perchè bloccata in una vita che non aveva scelto e che trovava senza senso. 

Daniele scopre che questo gruppo di “matti”, che sembrano persi e disperati, che conoscono il male di vivere, non sono così diversi da lui. In qualche modo condivide la loro follia e ci fa capire che in una certa misura può essere anche la nostra.   E paradossalmente, ma per i cristiani non è una novità, sono proprio questi ultimi con la loro umanità sfaldata, lacerata ma profondamente vera che lo avviano sul cammino della salvezza, quella salvezza che tutto attorno a loro (e a noi) richiede.

Attendere è “cosa buona”

Durante il ricovero Daniele ha un ricordo ricorrente. E’ sulla piattaforma più alta di una piscina per i tuffi. Tutti i suoi amici hanno il coraggio di buttarsi ma lui no. Resta solo sulla piattaforma mentre si chiede: “Il tuffo a pensarci bene è sempre una dimostrazione di follia, perché tuffarsi, perché rischiare la vita? Tutto lascia intendere la pericolosità, la follia totale del gesto, ma gli altri sembrano ignorarla, come se non avessero cognizione delle conseguenze possibili. Solo io le vedo, chiare e limpide, più reali della realtà”.

E’ possibile tuffarsi. Se non si è soli

Alla fine della serie il protagonista è di nuovo su quella piattaforma. Troverà ora il coraggio di buttarsi nella vita anche se è pericolosa e si può pure morire? Questa volta però Daniele non è solo, c’è chi gli stringe la mano mentre si avvicina al bordo da cui saltare e soprattutto c’è un’attesa, un’attesa che riconosce come  “una cosa buona”. Tra qualche risata e una fine sensibilità narrativa che suscita intima commozione, degli ottimi attori ci regalano una storia che anche a distanza di giorni ti rimane nella mente e nel cuore. Da vedere.

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