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Quel che denunciano il caso Rocchi e il caso Minetti

Rocchi e Minetti

Si parla molto di due casi. Il designatore degli arbitri Gianluca Rocchi  è accusato di aver alterato i regolamenti con favoritismi ad alcune squadre. Vengono citate diverse partite in cui sarebbero stati violati i "principi di lealtà, correttezza e trasparenza nelle designazioni e nelle valutazioni". 

Un altro caso, molto diverso da quello di Rocchi, riguarda Nicole Minetti. Nicole Minetti, ha avuto nei mesi scorsi la grazia dal presidente della Repubblica per ragioni umanitarie: la Minetti ha adottato all'estero un bimbo bisognoso di cure. Nei giorni scorsi Il Fatto Quotidiano ha sollevato alcuni dubbi sulle informazioni contenute nell'istanza presentata per ottenere la grazia. Il sospetto è che nell'incartamento fatto avere al Colle per la grazia siano riportate cose non vere. Da qui la richiesta di chiarimenti avanzata dal Quirinale al ministero della Giustizia.

Naturalmente, sia Rocchi che Minetti respingono le accuse e si dichiarano innocenti.

Non sappiamo come andrà a finire. Sappiamo però come è cominciata. I due casi, molto diversi, hanno in comune un tratto tanto diffuso da apparire banale quando se ne parla: le relazioni sociali, quelle che vengono chiamate “relazioni lunghe”, sono spesso ammalate. La cosa sarebbe evidente se Rocchi e Minetti saranno riconosciuti colpevoli. Ma le relazioni sociali sarebbero malate anche se i due saranno riconosciuti innocenti: in quell’ipotesi, infatti, due persone senza colpa sono state ritenute a lungo colpevoli.

Questa anomalia diventa clamorosa a causa della vasta rete di informazioni di cui disponiamo. Prima che i due casi diventassero di pubblico dominio alcune decine di persone – accusatori, giudici – pensavano che Rocchi e Minetti potevano anche essere colpevoli. Ma quando le due notizie sono esplose e milioni di persone le hanno lette, certamente molte centinaia di migliaia di persone sono convinte che i due sono colpevoli. Il tribunale dell’informazione è molto più vasto e molto più severo del tribunale della Giustizia.

Entrare in società – e tutti, prima o poi, dobbiamo entrarci – significa esporci al rischio di questa epidemia. Si evita il rischio con degli atteggiamenti ragionevoli. Ecco: ragionevoli. L’uso della ragione è il vaccino giusto. Ma bisogna trovarlo e saperlo usare bene.

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