Che cosa pensa papa Francesco della politica?
Oltre le dimensioni personali e private dell'impegno.
I poveri al centro. La politica del "poliedro", non della sfera
Preoccupati, come confessiamo di essere, dall’assenza di qualsiasi discorso di formazione politica dentro la nostra Chiesa, e turbati da una banale riduzione prassistica della visione di papa Francesco, richiamiamo alcuni suoi spunti che riteniamo utili per costruirne la visione politica. E che ci sembrano utili al nostro tempo. Casomai ricordando a chi è papista a corrente alternata, che ora è Francesco il nome di Pietro, come prima era Pio, Giovanni, Paolo, Giovanni Paolo, Benedetto: non di più né di meno.
La Chiesa in uscita
1. Iniziamo da un pensiero previo situazionale caro a papa Francesco: la chiesa in uscita. Oggi però essa bussa non solo per entrare (in casa d’altri), ma, prima ancora, bussa perché vuole che le aprano e la facciano uscire dalla casa (del sacro) che la ingabbia.
2. Nell’enciclica “Evangelii Gaudium” leggiamo:
Dio, in Cristo, non redime solamente la singola persona, ma anche le relazioni sociali tra gli uomini. Lo stesso mistero della Trinità ci ricorda che siamo stati creati a immagine della comunione divina, per cui non possiamo realizzarci né salvarci da soli. Dal cuore del Vangelo riconosciamo l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana. E neppure la nostra risposta di amore dovrebbe intendersi come una mera somma di piccoli gesti personali nei confronti di qualche individuo bisognoso, il che potrebbe costituire una sorta di “carità à la carte”, una serie di azioni tendenti solo a tranquillizzare la propria coscienza.
Non si può più affermare che la religione deve limitarsi all’ambito privato e che esiste solo per preparare le anime per il cielo. Sappiamo che Dio desidera la felicità dei suoi figli anche su questa terra, benché siano chiamati alla pienezza eterna. Sebbene «il giusto ordine della società e dello Stato sia il compito principale della politica», la Chiesa «non può né deve rimanere ai margini della lotta per la giustizia»; ma né il Papa né la Chiesa posseggono il monopolio dell’interpretazione della realtà sociale o della proposta di soluzioni per i problemi contemporanei.
Pensieri che meriterebbero qualche catechesi perché non sono pii consigli, ma chiamano in causa il mistero cristiano.
Attenzione ai poveri è andare al cuore del kerygma
3. Da “Evangelii Gaudium”:
Il Vangelo proclama: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia. La misericordia ha sempre la meglio sul giudizio (Giacomo, 2,12-13). È un messaggio così chiaro, così diretto, così semplice ed eloquente, che nessuna ermeneutica ecclesiale ha il diritto di relativizzarlo. La riflessione della Chiesa su questi testi non dovrebbe oscurare o indebolire il loro significato esortativo, ma piuttosto aiutare a farli propri con coraggio e fervore. Perché complicare ciò che è così semplice? Gli apparati concettuali esistono per favorire il contatto con la realtà che si vuole spiegare e non per allontanarci da essa. Quando Gesù iniziò ad annunciare il Regno, lo seguivano folle di diseredati, e così manifestò quello che Egli stesso aveva detto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; perché mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (Lc 4,18).
Quando san Paolo si recò dagli Apostoli a Gerusalemme per discernere se stava correndo o aveva corso invano (Gal 2,2), il criterio-chiave di autenticità che gli indicarono fu che non si dimenticasse dei poveri (Gal 2,10: «Soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri»)”.
4. Il dialogo è all’origine dell’essere, non una tecnica per convivere.
Globalizzazione e localizzazione
5. Da “Evangelii Gaudium”:
una persona che conserva la sua personale peculiarità e non nasconde la sua identità, quando si integra cordialmente in una comunità, non si annulla ma riceve sempre nuovi stimoli per il proprio sviluppo […] Il modello non è la sfera, che non è superiore alle parti, dove ogni punto è equidistante dal centro e non vi sono differenze tra un punto e l’altro. Il modello è il poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità.
A questa idea-immagine si riconduce il pensiero di un rapporto politico tra diversi non assorbente (polarizzazioni, blocchi), ma policentrico. Si tratta del superamento di un mondo monopolizzato da potenze e organizzato in blocchi predeterminati, che deve invece essere basato su rapporti multilaterali, ricco di scambi e di dialogo. Un mondo poliedrico, non sfere (magari solo due (Occidente vs Oriente). Un’assemblea di nazioni alla pari, non organismi settoriali separati, peggio se militari.