Si è concluso il viaggio del Papa in Spagna. Viaggio trionfale, a quanto sembra. Si pensava che sarebbe stato accolto bene. Ma probabilmente nessuno pensava a un successo così debordante: nei grandi numeri, nei piccoli gesti, nelle liturgie, dappertutto.
I primi tempi del papapto Prevost avevano fatto nascere la sensazione di un personaggio più timido che coraggioso, più introverso che estroverso e, nel confronto con il suo predecessore, quasi sempre ci perdeva. La situazione, da tempo, ma soprattutto dopo il viaggio in Spagna, è decisamente cambiata. Sul Corriere di ieri, Giannelli ha disegnato un Papa sorridente, con la sua brava mantellina e la stola, che accenna un passo in avanti e dice: “Nemmeno un giorno da pecora”. Forse Giannelli pensava alla frase famosa scritta dai soldati italiani sui ruderi di Fagarè, durante la prima Guerra Mondiale: «È meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora». Di giorni da leone, papa Leone ne ha vissuti ormai tanti. Da pecora, nessuno.
Gli attacchi sgangherati di Trump hanno, ovviamente, contribuito. Ma qualcosa c’era già prima di quello scontro e molto ha continuato dopo. Papa Leone lo ha anche precisato: non era sua intenzione discutere con Trump. Non ha detto quelle cose per rispondere al Presidente USA, ma le ha dette perché è Papa. E proprio perché Papa, dispone di fonti di ispirazione decisamente diverse. Prende posizione contro la guerra, parla della dignità degli immigrati, condanna la violenza, denuncia la politica deragliata di tanti leader… Parla di pace disarmata e disarmante eccetera eccetera semplicemente perché tenta di ridire il Vangelo in questo mondo che è disperato e disperante. Non può tacere, deve dire. Deve fare il leone, non la pecora.
Insomma, gli tocca vivere, nel suo ruolo e con le risonanze che continua ad avere, il compito semplice e necessario del testimone.
Per cui, se ha successo, lo ha perché Papa, non perché interlocutore di Trump. Anche se Trump, suo malgrado, ha contribuito.
Per questo avrei un modesto parere da suggerire a papa Leone. Mi permetterei di fargli notare che mi sembra diventata utile una nuova enciclica. Avrei pensato anche al titolo. Questo: “Gratias agimus tibi, Donald”, “Grazie Donald”. E si capisce il perché. Di fronte a favori importanti bisogna sempre ringraziare.
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