La legge elettorale e il difficile futuro da inventare

I miliardi di Bezos e la dignità di Mattarella
Febbraio 5, 2022
Un’esemplare esperienza di inclusione
Febbraio 7, 2022
La dissoluzione delle coalizioni. Le raccomandazioni di Mattarella
La legge elettorale pensata più per il proprio successo
che che il bene del Paese

Le elezioni politiche sono previste nel 2023, ma le dinamiche innescate dall’elezione del Presidente hanno acceso i motori della competizione prima del tempo. Le macchine già rombano alla partenza, fanno giri di prova, benché il “via” sia previsto tra un anno.

Il fatto è che la rielezione di Mattarella ha fatto implodere le coalizioni destinate potenzialmente a competere per il governo del 2023. Il centro-destra si è scomposto in tre pezzi di varia consistenza. Il centro-sinistra ha vistosamente traballato, perché la gamba del M5S si è fratturata. Al centro si stanno agglutinando i resti dell’implosione delle due coalizioni.

La “nuova” legge elettorale

La vigente legge elettorale, chiamata Rosatellum bis, è stata approvata il 3 novembre del 2017. Essa prevede che, in ambedue le Camere, il 37% dei seggi sia assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali (148 seggi alla Camera e 74 al Senato); che il 61% dei seggi (244 alla Camera, 122 al Senato) venga ripartito proporzionalmente tra le varie liste, che abbiano superato la soglia si sbarramento; che il 2% sia destinato al voto degli italiani all’estero.

Ora, sono cambiate due condizioni, rispetto alle elezioni del 2018, in cui fu applicata. La prima è la riduzione dei membri delle due Camere, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori, in base alla Legge costituzionale n. 261 del 21 ottobre 2020. La seconda, appunto, è la crisi profonda e forse irreversibile delle coalizioni.

Perciò si è aperta la discussione su una nuova legge elettorale, in realtà antica: si preme da più parti per un ritorno al sistema proporzionale pre-1993. L’idea è semplice: ciascun partito si presenta agli elettori con i propri programmi e i propri uomini, raccoglie una quota di consensi, poi in Parlamento incomincia il gioco delle alleanze e della contro-alleanze, in vista della formazione del governo. Costantemente sperimentato dal 1948, il gioco “godeva” fino al 1993 di un vincolo interno/esterno: l’esclusione di una parte dello schieramento politico – il PCI – dall’area governativa.

Pertanto, nonostante l’accentuata instabilità – 1 governo ogni nove mesi – era previsto che la DC, in seguito anche il PRI e il PSI potesse aspirare ad avere il Presidente del Consiglio.

Nel 2022 tutti i partiti possono concorrere. Il Presidente Mattarella ha invitato il Parlamento e i partiti a fare le riforme istituzionali, che riconnettano i cittadini, i corpi sociali, i partiti alle istituzioni. Cioè, ha invitato i partiti a rovesciare la logica, per la quale si tende a confezionare una legge elettorale che favorisca la propria vittoria. Questo fenomeno, ormai patologico, si verifica solo in Italia. Nel corso di trent’anni siamo passati dal sistema proporzionale a quello  maggioritario – il Mattarellum – poi al Porcellum, poi all’Italicum, rimasto inapplicato, poi al Rosatellum… E adesso? Torniamo al sistema proprozionale?

L’”impossibile sogno” di un sistema stabile

Che cosa vogliono i cittadini-elettori? Vogliamo un governo che duri almeno cinque anni, che permetta ai singoli, alle famiglie, alle imprese di progettare su un arco medio di tempo il proprio futuro. Un governo che possa annunciare riforme e incominciare ad attuarle, senza rinviarle per decenni.

La soluzione migliore è quella che toglie alle capricciose oligarchie di partito il potere di scegliere il Governo e lo affida direttamente alle scelte degli elettori. Ma è evidente che qui andiamo oltre la problematica del sistema elettorale. Eleggere direttamente il Capo dello Stato porta ad una Repubblica di tipo presidenziale, quale è, per esempio, quella francese. Il sistema elettorale è solo un corollario. In Francia il sistema elettorale, pertanto, non può essere proporzionale: è uninominale, a doppio turno. Gli elettori eleggono il Presidente della Repubblica e dopo un mese circa scelgono i deputati, sempre con lo stesso sistema.

Sarebbe il paradiso terrestre? Certo che no. Ma neppure il nostro eterno purgatorio. Solo una normale valle di lacrime. La nostra non è a tutt’oggi normale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *