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Strada facendo

Le banche. Le grandi trattative. Molto appassionanti per pochi

 

 

Del valzer delle banche si parla on line, sui giornali, in TV. Molti dicono molto. Ma io, ahimè, non ci capisco niente. Siccome non ci capisco niente, ho chiesto a Google di darmi una “compendiosa sintesi” di quello che sta avvenendo. Ho trovato questi due passaggi.

La principale trattativa in atto nel sistema bancario italiano riguarda il settore delle grandi aggregazioni, con Banco BPM che ha ufficialmente proposto un'offerta a Mps (Monte dei Paschi di Siena) per un'aggregazione amichevole. L'obiettivo strategico di questa operazione è creare il secondo polo bancario italiano per dimensioni e volumi di affari.

L'avanzata di Banco BPM ha innescato un'accelerazione nel risiko bancario, con indiscrezioni che vedono altri istituti (tra cui Intesa Sanpaolo in tandem con BPER Banca) valutare contromosse.

La posizione di UniCredit: Rimane sullo sfondo l'interesse storico per Banco BPM da parte di UniCredit (che per ora ha concentrato le sue mire sul mercato estero, escludendo operazioni su Mps).

Leggo ma resto nella mia ignoranza. Non capisco perché si facciano le trattative e a quale scopo. Potrei sforzarmi di avere più informazioni. Ma temo che per capire le trattative, dovrei capire le banche, e per capire le banche dovrei capire l’economia, e per capire l’economia dovrei capire qualcosa di più della politica. Data l’entità dell’impresa, preferiscono non intraprenderla. E resto dove sono.

Il che mi ribadisce la mia situazione e la situazione di molti cittadini – certamente la maggioranza – che restano tagliati fuori da tutti questi eventi. Mi chiedo se questa estraneità rinforzi l’estraneità alla politica e viceversa.

Tanto che, mi pare, la questione diventa più antropologica che politica. Una società genuinamente, profondamente democratica - una società dove tutti decidono tutto - non è mai esistita. Neanche nell’Atene di Pericle. Quindi, siccome siamo in molti, dobbiamo per forza accettare di essere diversi. E quindi qualcuno deve governare e qualuno deve obbedire a chi governa. E siccome si deve governare bene, chi governa, per poter decidere, deve avere un minimo di agilità. Non possono essere molti quelli che decidono. Quindi ogni democrazia deve anche accettare una qualche forma di aristocrazia. E chi parla di popolo e di partecipazione e di grande e nobile democrazia predica retorica. 

Con le molte, diverse conseguenze del caso. Chi non appartiene alla aristocrazia della democrazia deve rassegnarsi a fare buon viso a cattivo gioco. E i governati devono sforzarsi di fare comunque il viso buono. E i governanti devono sforzarsi di rendere meno cattivo il gioco.

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