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Trump contro papa Leone

Trump minaccia arrabbiato

 

Trump pubblica un comunicato durissimo contro papa Leone, che inizia il suo viaggio in Algeria. Il Papa risponde, con la semplicità e l’efficacia che lo contraddistingue: “Non ho paura di Trump”.

 

 

Trump si è incavolato, di brutto. E si è incavolato niente meno che con Papa Leone. Il suo messaggio arrivato durante la notte scorsa è durissimo.

Trump insegna al Papa come fare il papa

Alcuni elementi mi sembrano, dal mio punto di vista, molto significativi e per Trump e per il Papa. Il Papa, inizia Trump, è “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”. Poi, come fa spesso lui, più che entrare in merito a quello che si dice, accusa l’interlocutore perché non sa fare quello che dovrebbe fare. Lui ha ragione perché ha torto il Papa. Il Papa ha torto perché non ricorda le paure sofferte dalla Chiesa durante il Covid, ha torto di non riconoscere i meriti che lui, Trump, ha avuto nella elezione del papa americano, scelto, assicura Trump, proprio perché curasse i rapporti con il Presidente USA.

Si capisce la conclusione che è una esplicita indicazione su come fare il Papa: Leone“ dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la chiesa cattolica!”.

Lo scontro non dice niente di nuovo su Trump. Dice molto su papa Leone

La sparata di Trump dice poco di Trump. In fondo c’era da aspettarselo: tutto quello che gli fa ombra deve attaccarlo, prima o poi. La sparata di Trump, invece, dice molto di papa Leone. Fa capire meglio, infatti, e lo fa capire all’opinione pubblica, che tipo è il papa americano.

Papa Leone è sempre apparso timido, dimesso, pauroso, soprattutto se confrontato con papa Francesco. Qualcuno aveva già ipotizzato che l’atteggiamento di papa Leone era dovuto soprattutto alla prevalenza delle ragioni “religiose” su quelle politiche. E questa prevalenza era vista come debolezza o come una forma di estraniazione: sembrava che la Chiesa avesse abbandonato la piazza per chiudersi in sagrestia.

E invece. Il Papa attuale prima parla di vangelo e poi delle conseguenze politiche del Vangelo. Ma il prima e il poi non sono direttamente contigui: il “prima” religioso ha bisogno di tempo per arrivare al “dopo” politico. Detto in altre parole, la novità di papa Prevost è una questione più di metodo che di contenuto. E il metodo va indovinato, con pazienza, oltre il contenuto.

Leone, il profeta che “fa politica"

Da notare che quando un personaggio “evangelico” arriva a qualche conclusione politica, di solito, è molto duro, deciso, proprio perché la sua conclusione è radicata non in qualche opportunità politica, ma nella “Parola”, nella carne viva della “Bella notizia”. Quando i profeti fanno politica sono inflessibili. Intendiamoci, papa Leone non ha annunciato di voler fare il profeta, ma lo è diventato di fatto.

Quando ha definito “inaccettabile” la minaccia di Trump di cancellare la civiltà dell’Iran, quando ha ripetutamente affermato la sua vicinanza all’”amato popolo del Libano”, quando ha denunciato le violenze contro “molti bambini innocenti”, e soprattutto quando ha preso posizione contro il “delirio di onnipotenza”.

Ce n’era a sufficienza e ne avanzava. E quindi, a questo punto, il logorroico Trump non ha potuto resistere e ha parlato.

Le conseguenze per Trump e per Leone

Mi chiedo quali saranno le conseguenze della sortita di Trump. Tante e alcune tra le tante possiamo ipotizzarle.

Prima conseguenza. Mi chiedo quanti dei cattolici americani che hanno votato Trump continueranno a votarlo. Vari  osservatori sono convinti che molti di quei volti andranno perduti.

Seconda conseguenza. Diversi critici di papa Leone rivedranno le loro critiche. Le sinistre, soprattutto, che lo vedevano come fumo negli occhi, dovranno ripensarci.

Terza conseguenza. La Chiesa americana, profondamente divisa tra conservatori e progressisti, si ritroverà unita, tutta impegnata a “difendere” il Papa. La conferenza episcopale USA ha già pubblicato una dichiarazione durissima contro Trump.

Proposta: nominiamo Trump canonico di s. Giovanni in Laterano

Insomma, quello che ci guadagna di più è proprio quello che sembrava perderci: papa Leone. Non a caso papa Leone, già nelle prime ore dopo l’uscita di Trump, ha fatto una dichiarazione mirabilmente semplice ed efficace: “Non ho paura di Trump. Nessun dibattito con lui”.

Fossi Papa Leone, non mi fermerei qui. Come minimo farei un documento ufficiale di ringraziamento a Trump ben più articolato della dichiarazione di prima mattina. Come massimo penserei seriamente a un premio significativo.

Nel mio piccolo ho una proposta: nominerei Donald Trump canonico di san Giovanni in Laterano, come Macron. Mi sembra che sia proprio il minimo sindacale. “Molto reverendo canonico Donald Trump”. Sentite come suona bene?

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