Si è parlato molto di destra e sinistra, poco dei contenuti dei referendum.
Scorretto che il governo annetta a suo favore la massa degli astenuti.
Inadeguata la posizione dell'Eco di Bergamo che si accontenta di dire quello che dicono tutti
Dopo la bocciatura costituzionale della proposta referendaria sull’Autonomia differenziata, pochi potevano illudersi che, con questi chiari di luna partecipativi, i restanti referendum (sul lavoro e sul problema degli immigrati) avrebbero raggiunto il quorum richiesto.
I diversi punti di vista sui referendum
Non credo però, come sostiene qualcuno, che l’invalidazione dei referendum sia dovuta ad un’avvertita percezione da parte dell’elettorato d’una contraddizione dentro la Sinistra: tra una Sinistra (di Renzi) che aveva approvato il Jobs Act e la Sinistra di oggi (di Schlein), che lo voleva modificare. Questa è una visione che piace agli ambienti governativi per screditare l’opposizione. Ad essa si potrebbe facilmente obiettare che Giorgia Meloni al Governo spesso sta facendo il contrario di quello che aveva promesso in campagna elettorale, e l’elettorato non si sdegna della contraddizione. Dal che si può concludere che, purtroppo, non è né la storia né la memoria che governano oggi il consenso politico.
I referendum giudizio sul governo? Vero, in parte
È stato notato che la campagna referendaria è stata politicizzata: l’una parte l’avrebbe trasformata in attacco al Governoe l’altra a difesa. Si è detto che il referendum era diventato un giudizio sintetico sul Governo più che una contesa sui contenuti dei referendum. Ciò è vero in parte, perché l’Istituto Cattaneo ha mostrato che chi ha votato, in realtà ha tenuto presente la sostanza dei quesiti e ha differenziato il voto a seconda di essi. Altrettanto però non si può dire di chi non ha votato: questo bacino di non partecipazione è formato sia da chi temeva che il Governo fosse messo in crisi da un successo del referendum sia da indifferenti e scettici.
Se la parte politica era irrecuperabile al voto, la campagna è fallita anche nel recupero degli astensionisti ormai abituali che sono grande numero. I referendari hanno mobilitato l’opposizione governativa, ma solo essa. Infatti il bacino dell’attuale Sinistra non è molto più ampio del risultato referendario ottenuto, e ostinarsi a credere che una compatezza mediante l’aggiunta delle mosche cocchiere Renzi e Calenda avrebbe spostato il risultato, sarebbe un’illusione che è meglio mettere da parte.
Ma l'astensione non è un voto favorevole al governo
Allora il vero problema è che i quesiti referendari non sono riusciti a mobilitare una partecipazione ulteriore, come si poteva sperare. Ed è così prevalsa la maggioranza astensionista, che scorrettamente ora l’attuale maggioranza tende ad annettere a sé: come se l’astensione al referendum fosse voto a favore del Governo. Ma se il voto misura il perimetro della Sinistra, l’area che ha fatto cadere i referendum non coincide con quella della Destra, ma anche col largo campo degli sfiduciati della politica e dell’individualismo del disinteresse di cui la Destra si è appropriata.
Per convincere la gente a votare bisogna proporre un obiettivo choccante
È sempre più evidente che, ora come ora, si richiede un obiettivo choccante per rimettere in moto un meccanismo virtuoso di partecipazione. Ed è altrettanto evidente che i referendum non sono riusciti a produrlo anche se il loro contenuto poteva essere choccante. In questo perido di profonda crisi economica e sociale, i problemi sollevati attenevano ad una serietà e ad una giustezza fondamentali e a ricostituire un di più di giustizia sociale. Di fronte ad un parlamento bloccato che non accetta dialoghi e nemmeno confronti legislativi con l’opposizione, marciando sul filo della legalità procedurale, non era forse vero che bisognava anche tentare l’impossibile, almeno per insinuarlo nell’immaginario come un futuribile possibile?
I gravi problemi posti dai referendum trasformati in oggetto di scontro
Ma le ragioni serie del referendum sono state occultate: non tanto dalla scarsa propaganda (che scarsa è comunque stata), ma dallo spostamento dell’attenzione. I casi seri dei referendum sono stati colti dagli osservatori soprattutto nella loro natura di scontri interni tra forze, non in confronti di visioni, accreditando sempre più la politica come un gioco di ruoli e rendendo le proposte non fini, ma esercizi di lotta. Osserviamo la scarsa propensione dei mass media (ahimé, quanto lontani da quei “mezzi di comunicazione sociale”, come si chiamavano un tempo; e avevano la loro prima scuola italiana proprio a Bergamo!) a sviluppare un’analisi dei contenuti e dei fini piuttosto che un rendiconto di tattiche politichesi. Così anche la materia di quesiti referendari tanto importanti è stata trasformata o in una melassa ideologica cosiddetta “di sinistra” (invece di farne emergere l’alto contenuto sociale e anche di convenienza socio-economica) o in una lotta di persistenza governativa. E la si è degradata a gioco politico sulla pelle di quelli che ne avrebbero beneficiato.
La stampa cattolica - e l'Eco di Bergamo in prima fila - contribuisce alla non comprensione della posta in gioco
Dispiace che in questo contesto non si sia distinta la stampa cattolica di cui un esempio tipico è l’intervento dedicato da “L’Eco” di martedì 10 giugno, che, immaginando la contesa referendaria come una squisita lotta di potere governativo, si sofferma su un aspetto che non doveva essere quello assorbente. E, equivocando su un concetto di Sinistra nominalistico (forze e personaggi cosiddetti di sinistra) e non programmatico (forze con programmi sociali avanzati), non si interessa al problema della qualità di fondo della materia referendaria, ma la osserva nelle sue contraddizioni dentro la “Sinistra”, misurando la qualità della Sinistra stessa non sulla sostanza dei problemi sociali che propugna, ma solo su una sua possibile o impossibile capacità di vincere.
Avremmo desiderato che un quotidiano fondato da Nicolò Rezzara non si limitasse a mettere questa lotta al paragone di un concetto (nominalistico) di Sinistra (lotta tra Schlein-Conte-Fratoianni e Renzi-Calenda), ma andasse alla ragion d’essere ideologica (o, se dispiace meno, contenutistica) dei quesiti e su di essa avesse misurato la qualità della Sinistra, e della Destra, del nostro Paese.
L'Eco di Bergamo non è in sintonia con i pionieri della cattolicesimo sociale
Ci piace pensare, fondatamente, che quegli antichi pionieri del cattolicesimo sociale avrebbero usato i loro mezzi di comunicazione per rendere il referendum – andasse poi come andasse – occasione di un’alta lezione di dottrina sociale e non ne avrebbero fatto una moderna “narrazione” fattuale di mosse tattiche, che esalta l’effimero (se non il deleterio) della politica. E si sarebbero chiesti, con preoccupazione non con algido distacco, dove stia la vera causa della mancata sensibilità di fronte a problemi di fondamentale importanza. Non si sarebbero accontentati di segnalare le deficienze tattiche (che incolpano i mezzi usati per assolvere chi non crede ai fini), ma avrebbero ragionato di più sulle ragioni tradite dell’impegno politico e anche sulla sempre risorgente speranza.
1 commento
Caro Pizzolato,
ho letto con molto interesse l’articolo sui referendum: mi pare che colga con molta chiarezza i motivi fondamentali che hanno portato al fallimento dell’iniziativa.
Vorrei provare ad aggiungere alcune riflessioni su aspetti toccati dall’articolo.
Chi non ha votato? mi pare che agli indifferenti e agli scettici da te citati, vadano aggiunti gli elettori che, per vari motivi e non necessariamente perché favorevoli al governo (vedi ad es. il noto motto di posizioni astensionistiche “Not in my name”), sono espressamente contrari: come noto, il meccanismo del quorum fa si che in casi di scarsa partecipazione, i no (come le schede bianche) contribuendo al raggiungimento del quorum, di fatto si trasformino in sì. Molti contrari preferiscono quindi non rischiare con il conteggio dei voti e puntare direttamente a far fallire la consultazione, come propagandato da alcuni leader di area governativa e persino, scorrettamente, dal presidente del Senato.
Del resto non dimentichiamo che in altre occasioni le parti si sono viste invertite: ad esempio al referendum del 15 giugno 2003, promosso da Rifondazione Comunista per la reintegrazione dei lavoratori illegittimamente licenziati (art. 18 Statuto dei Lavoratori), i DS, la Margherita e i Popolari UDEUR, seppure con diverse accentuazioni, sostanzialmente furono favorevoli all’estensione.
Il Quorum. A questo proposito trovo interessante il sistema danese che nei referendum sospensivi fissa una quorum dei contrari alla legge pari al 30% degli elettori: con questo meccanismo è fortemente incentivata la partecipazione al voto anche dei contrari.
Rammento poi che il quorum, come ammoniva anche Stefano Rodotà (1933-2017), noto costituzionalista e più volte parlamentare del PCI e poi DS, è garanzia di democraticità impedendo a minoranze agguerrite di ottenere l’abrogazione di leggi promulgate da un Parlamento democraticamente eletto. Del resto il quorum è previsto anche per l’elezione del Sindaco, quorum quanto mai opportuno soprattutto con il proliferare delle liste uniche alle elezioni comunali, parimenti il quorum è previsto per la validità delle delibere parlamentari (presenza del numero legale), ma anche della Corte Costituzionale, etc.
Infine, concordo senz’altro con quanto scrivi in merito alla forzatura della compagine governativa nell’intestarsi la maggioranza di astensionisti, ma ritengo sia una altrettanto forzatura quella del Segretario del PD di intestarsi i 14 milioni di voti dei partecipanti alla consultazione referendaria!
Questo mi pare confermi ancora di più quanto tu lucidamente sostieni nell’indicare i gravi problemi posti dai referendum «trasformati in oggetto di scontro» e degradati a «gioco politico sulla pelle di quelli che ne avrebbero beneficiato» in tal modo «accreditando sempre più la politica come gioco di ruoli e rendendo le proposte non fini, ma esercizio di lotta».
E questo purtroppo è avvenuto con il contributo di entrambi gli schieramenti, fatto che, a mio avviso, cosa ancora più grave, contribuisce a rafforzare il clima di sfiducia e di disaffezione verso i partiti.
Bruno Felice Duina