I disordini di Napoli. Il calcio e la guerra

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I disordini di Napoli. Il calcio e la guerra

Un'immagine dei disordini scoppiati a Napoli

Esiste un vocabolario calcistico di tipo “guerresco”.
Il calcio è la messa in gioco simbolico della guerra.
Ma spesso la distanza fra simbolo e realtà si accorcia e la guerra vera scoppia

Tutti i giornali, telegiornali, giornali on line parlano dei disordini di Napoli dopo la partita con l’Eintracht per la Champions. Il centro storico della città partenopea è stato trasformato in un campo di battaglia, con pestaggi e incendi. Danneggiati auto, pullman, negozi. 

“Bomber”, “cannoniere”, attacco, difesa… Il curioso tono guerresco del vocabolario calcistico

Ritorna, puntuale e ostinato come sempre, il parallelismo fra calcio e violenza. Abbiamo avuto modo di parlarne in altre circostanze, anche perché il fenomeno ritorna, e spesso. Si è fatto notare più volte come il calcio conosce un linguaggio e un simbolismo guerresco. Alcune parole e immagini del gergo calcistico sono rivelatrici: attacco, difesa, bomber, cannonieri… scontro, colpo, percussione, aggressione, difesa e attacco a due, a tre, a quattro… Con gli svariati termini correlati: lanciare, arginare, contenere, provocare, subire…

La Gazzetta titolava la vittoria del Napoli così: Eintracht demolito… Poi, nelle pagine interne, dava la notizia dei disordini: “Napoli shock a ferro e fuoco”. L’occhiello: “Più di 600 tifosi all’attacco”…: dunque, lo stesso termine per descrivere la partita e i gravi disordini dopo la partita.

D’altronde è noto: una partita di calcio è una piccola guerra. Ci si scontra come se si dovesse fare una guerra. E’ una guerra (e il vocabolario e il simbolismo che gli va dietro lo dimostra); ma è “come se”. Dunque: una guerra simbolica, una messa in scena della guerra vera. Ma la messa in scena può diventare eccessivamente realista e, alla fine, diventare semplicemente reale. La distanza fra la guerra-teatro – il calcio – e la guerra, si abolisce e la guerra, quella vera, scoppia.

La violenza diffusa scalda il calcio e il calcio fa incendiare la “città”

Allora molti commentatori si chiedono se la guerra vera non è scoppiata perché il mondo attorno allo stadio e lo stadio stesso erano troppo saturi di violenza. Domanda sacrosanta che, quindi, parte dal calcio e torna alla società – intendo la società intera, non la società calcistica – per chiedersi che rapporto esiste fra i due. La società violenta provoca il calcio violento. E viceversa: il fuoco del calcio fa incendiare la città. E non solo Napoli, ovviamente.

Quando si dice che il calcio non è solo calcio…

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Redazione

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