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Strada facendo

Il voto in Sassonia-Anhalt, il nazismo, le paure

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AFD “trionfa” nella Sassonia-Anhalt. La percentuale ottenuta dal partito neonazista - 44 per cento – basta e avanza per farsene qualche idea. E per capire preoccupazioni e paure che stanno nascendo in tutta Europa.

 

 

Le luminose promesse del vincitore

Di fronte ai numeri e a quello che i numeri vogliono dire, si è parlato moltissimo dell’AFD, il partito vincitore delle elezioni, del candidato Ullrich Siegmund e di quello che Siegmund ha promesso di fare. Il suo programma si trova nel manifesto di Magdeburgo, votato lo scorso mese di aprile. Il documento è stato scritto da una delle menti politiche più radicali dell’AfD, il filo-putiniano Hans-Thomas Tillschneider, molto vicino a Ulrich Siegmund. Il Times di Londra aveva definito il testo «deportazione & segregazione». Vi si parla, ovviamente, di remigrazione. Ma anche del ritorno a un’educazione prussiana («Più Bismarck meno Hitler», ripete spesso Siegmund), l’addio alla scuola dell’obbligo. Classi a parte per i disabili e i figli dei rifugiati ». E poi «pensare tedesco» (deutsch denken), privilegiare un’arte che fortifichi «lo spirito nazionale».

Di fronte a queste belle prospettive, si è parlato moltissimo e si è parlato moltissimo di Ullrich Siegmund, che viene definito il più sorridente e il più radicale dei politici tedeschi.

Le dimensioni del Land e le affermazioni elettorali di prima

La concentrazione mediatica sulle elezioni in Sassonia ha fatto dimenticare alcuni dati di base. Siamo nella Germania dell’Est, che aveva visto una netta prevalenza dell’AFD già nelle elezioni politiche del 2025. Che fosse prevista una vittoria anche in questa tornata era da ritenersi ovvio.

Il secondo dato che avrebbe dovuto attrarre più attenzione era la consistenza della popolazione della Sassonia-Anhalt. Gli abitanti del Land sono meno di due milioni. La Germania conta 83 milioni di abitanti. Per cui la popolazione della Sassonia-Anhalt è circa il 2,5 per cento, più o meno un quarantesimo del totale. Qualche giornalista ha fatto notare, per fare un paragone, che è grosso modo la situazione dell’Abruzzo rispetto all’Italia. Ora, da noi, non manderemmo in crisi la politica nazionale per una maggioranza sgradita in Abruzzo. In Germania, invece, sì. Quindi le ragioni dell’ansia generalizzata non vengono dalle cifre. Ma da altro. E l’altro lo conosciamo molto bene: sono tornati al potere i nazisti. E non dei nazisti “aggiornati” – come lo sono i Fratelli d’Italia rispetto al fascismo e i lepenisti di Francia rispetto al regime di Vichy – ma dei nazisti duri e puri, quelli che hanno scritto il Manifesto di Magdeburgo.

Chi ha paura e chi la pura non ce l'ha

Le discussioni dopo il voto non hanno preso in considerazione tanto la linea politica dell’AFD, quanto piuttsto le paure radicate verso un regime di cui pochi sanno molto, ma tutti sanno qualcosa, quel che basta non tanto per discuterlo, ma per averne, appunto, paura. Proprio perché si tratta di paure, con tutto il loro corteo di immaginario e di affettivo, i due milioni della Sassonia-Anhalt si ingigantiscono, e il successo nazista nel Land della ex-Germania Est diventa l’inizio di una tragedia.

Ma, di fronte agli elettori della Sassoni Anhalt non tutti hanno paura. Alcuni hanno così poca paura che o lo votano o lo esaltano. A questo punto, si può notare che, tra le molte paure, la più paradossale e la più strana di tutte: la paura che non si abbia più paura del nazismo, che sia iniziata una specie di lenta, inavvertita acclimatazione al peggio. Per cui, pensano i cittadini affetti da questa strana paura, ci si potrebbe trovare a una forma generalizzata di nazismo senza nessuna marcia su Roma, o su Parigi, o su Londra, o su Berlino. Dunque, si ha paura del nazismo e si ha paura della non paura del nazismo.

Anche nella Peste di Camus non si ha paura. Poi la peste arriva

Nella Peste di Camus il tema dominante nei primi passi del romanzo è la difficoltà a prendere atto che è arrivata la peste. E la peste dilaga a Orano (la città dell’Algeria in cui lo scrittore colloca la storia del flagello) proprio perché si minimizza la peste e si critica la paura.

«Il flagello non è fatto a misura dell'uomo, - scrive Camus - si dice dunque che il flagello è irreale, è un brutto sogno che passerà.» E aggiunge: «I nostri concittadini, a questo proposito, erano come tutti gli altri: pensavano a se stessi, in altre parole erano umanisti, non credevano ai flagelli.»

La conseguenza di questo è inevitabile: «Nessuno aveva ancora preso coscienza della peste.»  (ed è la stessa affermazione che si potrebbe documentare con la narrazione manzoniana della peste).

Ecco, siamo come i cittadini di Orano nei primi giorni della Peste di Camus. I fiduciosi non hanno paura e ci sperano perfino. I paurosi hanno paura della peste e hanno paura per chi non ha paura della peste.

Siamo proprio a cavallo.

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