Mentre i grandi, i medi e i piccoli giornali nonché le TV pubblica e private dedicano pagine e pagine ogni giorno alla squallida sit-comedy estiva di Lavitola-Ranucci, alle frontiere dell’Europa bussano migliaia di immigranti.
Prima ragione: i migranti non chiedono entrare
Può darsi che non tornino tutti insieme in 80 mila, come a Ceuta, ma è certo che torneranno a piccoli gruppi. Per due ragioni. La prima è la legge dei vasi comunicanti, che da sempre regola l’espansione dei popoli sul pianeta. Nel 376 d. C. i Goti, spinti alle spalle dagli Unni, attraversano il “limes” sul Danubio. Nel 410 i Visigoti saccheggiano Roma. Nel 488 gli Ostrogoti occupano Ravenna. Nel 568 i Longobardi occupano due terzi dell’Italia. Goti, Vandali, Franchi, Burgundi, Angli e Sassoni, Unni non hanno chiesto permessi di ingresso.
Le popolazioni europee locali, anch’esse prodotto di migrazioni precedenti, sono state decimate e sottomesse.
Seconda ragione: noi abbiamo bisogno urgente di manodopera
La seconda ragione è che l’Europa tutta quanta ha bisogno urgente di manodopera nelle industrie, nell’agricoltura, nei servizi socio-sanitari, nei trasporti e, soprattutto, nelle fasce basse del mercato del lavoro.
L’inverno demografico europeo, accompagnato da invecchiamento e infragilimento della popolazione e dal rifiuto dei nostri figli di fare lavori di bassa qualifica, ci obbliga ad aprire le porte.
Purché non nascano “società parallele"
Carrara
1 commento
L’articolo di della Zuanna dà una informazione corretta, mentre è fuorviante leggerlo come fosse un elogio, implicito o perfino esplicito, dell’azione del Governo Meloni come sembra fare Cominelli. Ci vuole una buona dose di inventiva per far passare il Governo Meloni come quello che favorisce l’immissione di immigrati. E credo che la Meloni stessa non sarebbe contenta di questa medaglia.
Il positivo che vien fuori dall’articolo di della Zuanna, cioè un’apertura a flussi migratori, sembra piuttosto una eterogenesi dei fini, cioè qualcosa che avviene nonostante la volontà ideologica del Governo. E la Meloni stessa non ci pensa a intestarsi le aperture all’immigrato, che altrimenti cadrebbe in contraddizione con i programmi di limitazione del suo Governo e soprattutto col sentire della sua coalizione. Né pare che sia frequente in lei l’affermazione che l’immigrazione è necessaria. Ne deriva perciò una apertura più subìta dalle circostanze che voluta e una giustificazione a posteriori.
Quello che il Governo poteva fare di suo, era invece proprio quella integrazione che Cominelli ritiene, giustamente, necessaria a non fare deflagrare l’epocale situazione migratoria, ma è quella che il Governo non fa né ha intenzione di fare. Infatti gli immigrati, una volta entrati coi flussi, sono o inviati (pochi) in Albania o tenuti (molti) in un limbo di perenne discriminazione e in uno stato di mancanza di integrazione che fanno prosperare l’odio sociale nei cittadini italiani e producono una radicalizzazione ostile negli immigrati. Sono proprio i rischi che vorrebbe evitare Cominelli, che però non vede che sono determinati proprio dall’azione di quel Governo Meloni che fa entrare (perché non può fare diversamente), ma dopo, per le sue ragioni ideologiche, non può che gestire male un’operazione che sarebbe suo compito e compito d’un Governo governare se vuole pacificare, e non esasperare. Come intende risolvere il problema della cittadinanza?
Sicché la visione di Cominelli si rivela più che altro un elogio a vuoto dell’azione del Governo. E che il suo intervento da apparentemente a-ideologico slitti nel promozionale compare già dall’inizio, in quel velenoso accenno al caso Ranucci, Argumentum ad hominem, si direbbe. Che avrebbe senso se quell’homo qui c’entrasse qualcosa con l’immigrazione mentre c’entra solo perché su di lui il Governo sta sollevando un polverone che non riesce a coprire le magagne che squalificano quel Governo che invano cerca di incriminarlo e punta ad eliminarlo. Anche qui – come per gli immigrati – non si guarda alla sostanza.