Il presente pretende coraggio, non chiacchiere tra potenti. Ci sembra utile ripensare lo scontro diplomatico tra la Presidente del Consiglio e il Presidente USA. Se ne è parlato molto. Forse troppo. Intanto altri gravi problemi pesano.
Le grandi distrazioni
Le guerre si moltiplicano come febbri: Ucraina, Gaza, il Sahel che implode, il Mediterraneo che inghiotte vite come fosse un compito amministrativo. Ogni giorno un fronte nuovo, ogni giorno un pezzo di mondo che si lacera. E mentre il pianeta brucia, la politica ufficiale si riduce a un teatro di ombre: frasi calibrate, indignazioni a tempo, posture da talk show. Un vuoto che fa rumore.
Dentro questo vuoto, la scena pubblica si riempie di distrazioni. L’ultima? Il litigio a distanza tra Trump e Meloni. Un botta e risposta che non cambia nulla per chi lavora, per chi non arriva a fine mese, per chi vive in territori abbandonati. È solo un chiacchiericcio tra chi possiede il potere e lo usa per misurare il proprio ego, non per rispondere alla realtà. Una soap opera per addetti ai lavori, un gioco di specchi che esclude la gente comune e la lascia fuori dalla porta, come sempre.
Intanto il presente scricchiola
Intanto il presente scricchiola. Scricchiola nei salari che non reggono l’inflazione, nei contratti che evaporano, nei turni che si allungano, nelle piattaforme che decidono al posto nostro. Scricchiola nelle città militarizzate, nei confini che si irrigidiscono, nelle democrazie che si riducono a procedure senza respiro. Scricchiola nel silenzio di chi dovrebbe parlare e nella stanchezza di chi non può più aspettare.
In questo scenario, chi si impegna per la giustizia e il rispetto di ogni persona non può permettersi la chiusura. Non può rifugiarsi nelle identità, nei recinti, nelle nostalgie. Non può accontentarsi di commentare il teatrino dei potenti. L’impegno sociale non nasce nei palazzi: nasce nell’esposizione. Nell’aprirsi al conflitto reale, non a quello mediatico. Nel creare comunità dove il potere crea isolamento. Nel rimettere in circolo la possibilità, quando tutto sembra già deciso.
Le schermaglie dei potenti e il futuro che ci aspetta
Il futuro non arriverà da un leader, né da un algoritmo, né da un vertice internazionale. Il futuro è un con: qualcosa che si costruisce insieme, tra corpi esposti, tra vite che si toccano, tra persone che decidono di non delegare più.
Mentre il mondo brucia, non possiamo perdere tempo con le schermaglie dei potenti. Il nostro compito è un altro: aprire gli occhi e varchi. Cercare di rendere sempre presente il possibile e destrutturare quotidianamente, anche attraverso piccoli gesti, ciò oggi viene presentato come impensabile. Si tratta di introdurre nel lessico comune una nuova grammatica per essere presenti dove la politica si ritrae. Esporci, senza garanzie, perché è l’unica forma di coraggio che ci resta.
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Roncelli