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La “morte assistita”. Un contributo alla discussione

 

Riceviamo questo contributo su un tema molto dibattuto, soprattutto dopo l’approvazione circa il trattamento di fine vita da parte della Regione Veneta. Il tema è discusso e anche questo contributo è discutibile. Ma la discussione stessa è possibile grazie anche alla correttezza usata dal dott. Adriano Pozzi, di Villa d’Almè, autore dell’articolo.

 

 

“Cosa faresti se tu potessi decidere…?

Nel 1974 viene firmato (sottoscritto anche da premi Nobel come Monod) un appello per un’eutanasia benefica e pubblicato sulla rivista Humanist (vol 34, n 4). L’appello indicava come crudele e barbaro mantenere in vita una persona contro la sua volontà quando la dignità, la bellezza e il significato della vita sono svaniti  ed è colpita da sofferenza intollerabile”. Per quegli anni un gigantesco sasso gettato in un quietissimo stagno.

Da oltre 50 anni i termini della questione sono rimasti sostanzialmente questi con un infinito accavallarsi, ancora oggi, di ragioni pro o contro. Ne sono testimonianza i numerosissimi articoli pubblicati dalle principali riviste mediche internazionali, i pronunciamenti pubblici di politici, prese di posizioni di persone autorevoli nel campo scientifico o etico e, naturalmente, i documenti ufficiali della Chiesa Cattolica e del Comitato Nazionale di Bioetica. “Cosa faresti se tu potessi decidere, alla fine della tua vita, esattamente dove e quando la tua morte dovrebbe avvenire? Cosa faresti se, invece di morire solo e nel cuore della notte, in un letto di ospedale, tu potessi essere nella tua casa in un momento scelto da te? Tu potresti decidere chi dovrebbe essere nella stanza con te, ti tenga la mano e ti abbracci mentre lasci questa Terra. E cosa faresti se un medico potesse assicurarti che la morte sia confortevole, pacifica e dignitosa? Cosa faresti se tu potessi pianificare una ultima conversazione con chiunque tu ami? Tu non potresti mai più guardare alla morte in altro modo. (tratto da “Stefanie Green This is assisted dying” 2022, pag. 1.Simon &Schuster editore NY. Mia traduzione).

I dati del problema. Le condizioni necessarie

Mi sembra qui sintetizzato in modo ineccepibile  come la morte assistita sia ritenuta una scelta da offrire come segno di compassione e umanità e a cui è molto difficile sottrarsi. Morte medicalmente assistita significa dunque permettere a medici e infermieri  di assistere qualcuno, che si trova alla fine della sua esistenza in certe specifiche circostanze, di offrire due possibili scelte: un auto somministrazione  per bocca di farmaci a dosaggio letale (suicidio assistito) oppure somministrazione di farmaci direttamente in vena fatta dal medico o dall’infermiere. La condizione, simile e condivisa da tutte le legislazioni che l’hanno introdotta compresa quella regionale veneta, è che vi sia una richiesta volontaria con la persona ben capace di intendere e di volere e ovviamente senza nessuna coercizione,  ci sia una sofferenza grave ed intollerabile, un declino irreversibile con una morte naturale   prevedibile.

Sempre a seconda delle legislazioni è prevista una seconda valutazione indipendente fatta da un altro medico, da uno psicologo e un medico delle cure palliative che informa della possibilità di una adeguata assistenza presso un Hospice. Tutta la procedura deve essere ben documentata e valutata da un giudice per poterla considerare un atto medico depenalizzato come previsto dalle leggi vigenti nello stato. Sottolineo che il termine eutanasia in alcune nazioni come il Canada è stato abbandonato perché ritenuto facile da associare alle atrocità eugenetiche naziste.

Una pesante questione culturale

Eutanasia, morte medicalmente assistita e la stessa dizione “legge sul fine vita” non presuppongono affatto che siano semplicemente “zuppa e pan bagnato” ma che contengano alla radice un cambio culturale profondo su come, nel suo insieme, diamo significato alla vita nei momenti di grave sofferenza quando siamo prossimi alla morte.

Dalla istintiva e riprovevole percezione della eutanasia come soppressione della vita (in poche parole considerata un omicidio) al ben e finalmente arrivato aiuto medico per una morte rapida dignitosa e serena. In questo contesto è necessario che chiediamo o addirittura pretendiamo una sostanziale rivisitazione della professione medica che deve comprendere e far propria questa pratica come un doveroso ultimo compassionevole aiuto da dare ai suoi pazienti.

L’offerta della morte assistita diventerà inevitabilmente una realtà anche in Italia (regione per regione temo) e molti di noi avranno a che fare con questa possibilità.  Dire sì o no credo potrebbe diventare la nostra personalissima sfida esistenziale ed è opportuno non aspettare troppo a cercare dentro la nostra vita le ragioni della decisione che prenderemo.

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