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“Il diavolo non vincerà”

treno inglese

 

La violenza ha una sua logica illogica e stravagante. La violenza della guerra, ma non solo. Ha fatto molto rumore la notizia dell’attentato che ha avuto luogo, in Inghilterra, sul treno Doncaster-stazione di King’s Cross. Per quindici minuti l’attentatore “ha infierito a coltellate sui passeggeri terrorizzati”. Tra gli altri, due particolari della cronaca sono molto interessanti

 

I passeggeri del treno e il diavolo

Le notizie, poi, contengono anche alcuni particolari che non ci sono soltanto su quel treno e in quell’attentato, ma essendoci lì, si è finito per parlarne. Abbiamo letto che l’attentatore sotto inchiesta affrontava le sue vittime gridando: “Il diavolo non vincerà”. Agli psicologi – anzi: agli psichiatri – l’ardua sentenza per spiegare quali meccanismi hanno preso a funzionare nella mente di quell’uomo. A noi che commentiamo dall’esterno ci stupisce il fatto che il demonio abbia preso carne in ignari passaggeri di un qualsiasi treno che viaggiava in un giorno qualsiasi da Doncaster a Londra. Ed è ancora più strano che si pensi di ammazzare il demonio ammazzando i passeri di quel treno.

Si può liquidare tutto dicendo che si tratta di un fuori di testa. Ma anche la follia più estrema si porta appresso, sempre, un grano di verità. Qui la verità piccola piccola potrebbe essere questa. Tutte le volte che si tira dentro nelle faccende umane qualcosa o qualcuno che sta laggiù nell’inferno o lassù nel paradiso si corre sempre l’inevitabile conseguenza dell’abbaglio. E allora un evento o una persona diventano buonissimi perché è in azione Dio o diventano cattivissimi perché è in azione il demonio. In tutti e due i casi ciò che si vede svapora e diventa pretesto per mettere in azione ciò che non si vede. Il reale diventa irreale e viceversa.

Resto innamorato della mia fede cristiana. Dio si fa vedere, certo, ma in un uomo. Qualcuno ha visto quell’uomo e mi ha raccontato. La mia fede cristiana vive di testimonianza, tra gente che ha visto e ha raccontato di aver visto e gente che crede a quel racconto. Ma bisogna vedere per raccontare e raccontare ciò che si è visto. Bello il ritornello del vangelo di Giovanni: “Vieni e vedi”.

La polizia e il terrore del terrorismo

Un secondo particolare impressiona. Riguarda non tanto ciò che ha detto e fatto l’apprendista assassino, ma la reazione delle forze dell’ordine e di chi ha dato le notizie. In un primo momento la polizia aveva arrestato due uomini, di 35 e 32 anni. Quello di 35 anni è stato rilasciato. L’unico indagato è l’altro. Ancora. In un primo momento era stato diramato un codice che segnalava un attacco terroristico. Poi il codice è stato revocato e la polizia ha affermato che “non c’è nulla che suggerisca” un attentato terroristico.

Anche nel mondo delle vittime e di chi deve indagare, dunque, esiste una specie di congenita tendenza a esagerare. “Si pensa sempre al peggio”. Siccome di terrorismo ce n’è in giro tanto si pensa che sia un terrorista anche un folle che si mette a menare fendenti su un treno. Sono due “sviste” molto diverse, ovviamente, quella dell’attentatore e quella della polizia, ma sono tutte e due sviste. Chi ha stravisto il reale fa stravedere, in piccola parte, chi lo racconta.

A riprova di una verità notissima. La vera, grande fatica che dobbiamo assumerci noi umani è la fedeltà al reale, lo sforzo di vederci bene.

Perché succede sempre: appena riusciamo a vedere qualcosa siamo subito tentati di stravedere.

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