Il "mondo giovani" interessa e appassiona. E inquieta.
A un mese di distanza dal Giubileo giovani, Jessica Todaro torna sull'evento.
Per capire quello che è successo e quello che significa per i giovani e non solo per loro
Giovane "quasi"
Non sono stata a Roma per il Giubileo dei Giovani. A dire il vero, a 32 anni, non so nemmeno quanto posso ancora considerarmi "giovane". Socialmente mi dicono tutti di sì, biologicamente e anagraficamente io mi sentirei di dire "quasi". Quando si parla di "giovani", però, si finisce spesso per evocare una sfocata età dell’entusiasmo, della spinta al cambiamento, della fame di verità e della leggerezza. E allora, nei miei 30 anni suonati di giovane adulta, mi sento di condividere con la gioventù "vera" il senso di ricerca della via e della verità.
Il Giubileo dei Giovani, evento spirituale celebrativo organizzato nel contesto più ampio del Giubileo del 2025, ha visto diverse migliaia di ragazzi e ragazze riunirsi gioiosamente a Roma per pregare, condividere esperienze formative e interrogarsi sul senso della vita e della fede. È una cosa bella, e forse anche un po’ controcorrente, in un’epoca dove le piazze si riempiono più per i concerti che per le manifestazioni sociali (e quando lo fanno per quest'ultime, incontrano spesso sgradevoli riscontri dalla narrazione mediatica principale).
La bussola difficile e necessaria
La società non può fare a meno di un paradigma secondo cui vivere. Che sia di natura religiosa e quindi anche etica, come nel caso delle religioni, oppure di natura socioeconomica e quindi piuttosto amorale, come il neoliberalismo capitalista, vi è in grembo a ogni società umana un complesso sistema di valori, di definizione del bene e del male, del successo e dell'insuccesso, del rapporto tra individuo e collettività, che funge da guida e riferimento. Una bussola, insomma, che orienti le scelte della vita e dia un volto alla speranza.
La ricerca, oggi, è ardua. La modernità, che riesce a offrire uno straordinario benessere materiale mai visto prima nella storia, fatica però a reggere il passo sul benessere sociale. Offre infatti un sistema di valori superficiale e nichilista, ricco di slogan e povero di contenuti - libertà senza direzione.
L'alternativa di una fede "nel mondo"
Ecco, allora, che la fede può ancora avere un ruolo. Né come rifugio dal mondo, né come dogma antiquato e acritico, ma come cammino vivo nel mondo, come proposta radicale di rettitudine e sete di giustizia, che ci spinge a uscire dall'egocentrismo e a prenderci cura degli altri, a vivere responsabilmente, a guardare al mondo con occhi liberi e cuore infiammato.
“Nessuno disprezzi la tua giovinezza, ma sii di esempio ai fedeli nella parola, nella condotta, nella carità, nella fede, nella purezza.” (1 Timoteo 4,12)