Search on this blog

Omicidi: il trionfo della violenza e i suoi drammatici meccanismi

violenza

 

Zouhair Atif uccide un compagno di scuola perché il “rivale” ha pubblicato delle foto. Un marito non accetta la moglie che vuole il divorzio, la uccide e la seppellisce in un angolo della sua proprietà. La violenza obbedisce a dei meccanismi crudeli e micidiali

 

 

Due fattacci di cronaca

Si sono accavallati, in questi giorni, due casi di omicidio, diversi e diversamente gravi. Quello di La Spezia che tocca il mondo della scuola, precisamente l’Istituto scolastico Domenico Chiodo. Abanoud Youssef, 18 anni, è stato colpito a morte da Zouhair Atif, perché aveva scambiato delle foto con la fidanzata di questi.  “Lui non doveva permettersi di mettere sui social una sua foto assieme alla mia ragazza”, avrebbe detto Zouhair Atif agli investigatori.

L’altro omicidio è quello di Federica Torzullo. E’ avvenuto ad Anguillara Sabazia, provincia di Roma. Il corpo di Federica Torzullo è stato trovato in un terreno dell’azienda del marito, Claudio Carlomagno, sul quale si concentrano i sospetti. Il matrimonio era in crisi, marito e moglie avevano già contattato il giudice per il divorzio e Federica aveva iniziato una nuova relazione.

La violenza inattesa

I due fatti, ripeto, così diversi sono però accomunati da un elemento simile: il loro carattere strano, inatteso, ingiustificato. Zouhair Atif uccide per la pubblicazione di foto su internet.

Claudio Carlomagno uccide la moglie mentre tutto faceva supporre che i due fossero orientati a una tranquilla pratica di divorzio. Carlomagno, di fronte alle prime contestazioni degli inquirenti, ha affermato che i contrasti con la moglie rientravano nelle normali “differenze” che tutte le coppie devono attraversare. Tutto normale, prima, dunque, ma tutto strano dopo.

La violenza squilibrata e l’equilibrio del taglione

Anche questa volta si deve notare che i fatti che hanno a che fare con la violenza propongono, grosso modo, due tipologie dominanti di scambi. O uno scambio “equilibrato” o uno scambio “squilibrato”. Tu mi dai un pugno, e io ti rispondo rifilandoti un pugno a mia volta. Oppure: tu mi dai un pugno? E io ti rifilo una pugnalata nello stomaco.

Molto astratto e semplificato, l’esempio. Ma serve a ricordare, con il suo schematismo, non solo i più diffusi modo di fare violenza ma anche le grandi tappe della sua evoluzione. Gli antropologi ci ricordano che, mediamente, nelle epoche più antiche vige la sproporzione della violenza. Chi è forte impone la sua forza. Viene citato sempre il libro della Genesi (non a caso è il libro biblico delle “origini”, della “genesi”, appunto) con la figura inquietante di Lamec, che si vanta di uccidere un ragazzo in risposta a una scalfittura (vedi il libro della Genesi, capitolo 4). Poi arriva la legge del taglione: occhio per occhio e dente per dente: non una violenza squilibrata ma una violenza data che si misura sull’entità della violenza subita: una violenza “equilibrata”. (Poi arriverà un nuovo squilibrio, quello evangelico, opposto in maniera speculare allo squilibrio delle origini: “a chi ti percuote, porgi l’altra guancia… ama i nemici”). Le due forme dominanti della violenza, quella squilibrata e quella equilibrata, non sono passate una volta per tutte, ma ritornano, continuamente, e prevalgono ora l’una ora l’altra, a seconda dei luoghi e dei tempi.

Il ritorno della violenza squilibrata

I due fatti di cronaca nera di La Spezia e di Anguillara sono, chiaramente, un ritorno alla violenza primigenia, quella di Lamec: sono risposte “esageratamente” squilibrate: si uccide per delle foto, si uccide per niente, semplicemente perché non si accettano le scelte di una persona libera.

Ognuno può trarre da questi drammi le considerazioni che vuole. Certo, tutto questo, come minimo, è un inquietante avvertimento: “giocare” con la violenza è pericoloso, perché si può sempre essere giocati. E ce lo diciamo in tempi in cui la violenza dà la sensazione di essere diventata una epidemia.

(Poi ognuno può, con qualche rischio, ampliare le proprie considerazioni. L’uso squilibrato della forza e della violenza che ne deriva non riguarda solo una scuola di La Spezia o una coppia in crisi di Anguillara Sabazia. Di Lamec, in particolare, ce ne sono in giro ancora tanti).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *