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Pippo Baudo. Si muore come si vive

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La morte del  "re della televisione" è un evento molto pubblico. Pippo Baudo ha vissuto l'ultimo evento come i precedenti: da personaggio pubblico. Non lo ha deciso lui, lo hanno deciso i molti sudditi del  suo vasto regno

 

 

La morte di Pippo Baudo ha fatto molto parlare. Era inevitabile: il “re della televisione” è stato omaggiato da tutti i sudditi del regno, numerosissimi, per un regno come quello e devoti al loro re. Devoti perché il re si era sempre comportato da gran re di quel particolare regno e poi devoti per via della circostanza: è noto che quando uno muore, di lui si dimentica quello che non è piaciuto e si ricorda quello che, invece, è piaciuto.

Il carattere pubblico della scomparsa di Baudo è stato enfatizzato dai nomi di quelli che lo hanno ricordato, evocando eventi della sua vita già molto pubblica, andando a visitare la salma, parlando di quello che ha fatto e di quello che ha detto. L’uomo che ha sempre vissuto “in primo piano” è morto in primo piano.

I funerali si svolgono oggi, in mattinata, presieduti dal vescovo della Diocesi di Caltagirone monsignor Calogero Peri. Sono curioso di vedere in che misura il funerale religioso sarà l’ultimo atto di un grande spettacolo, o, invece, il messaggio “altro” e diverso di una verità che compete in maniera speciale alla comunità cristiana. La comunità cristiana, infatti, non deve – non dovrebbe – dire quello che dicono tutti, ma dire qualcosa di diverso. Non dovrebbe usare vangelo e liturgia per confermare quello che si è detto ovunque, ma per dire il senso della morte e di una vita, che è essa pure “altra” come il messaggio.

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