L'attacco israeliano alla parrocchia cattolica di Gaza fa nascere qualche domanda. In Medio Oriente la religione ebraica e quella musulmana sono coinvolte nello scontro. Le chiese cristiane, e quella cattolica in particolare, non fanno la guerra. La subiscono
L’esercito israeliano ha colpito ieri la chiesa cattolica della sacra famiglia a Gaza. Tre le vittime. Diversi i feriti, tra i quali il parroco Romanelli.
Il Medio Oriente continua a essere una polveriera e a Gaza si continua a morire. Di Gaza e di Romanelli abbiamo parlato più volte nel nostro blog. Il nuovo attacco ci fa nascere la domanda ingenua: “Perché l’hanno fatto? Che colpe politiche, militari hanno padre Romanelli e la sua comunità?”.
Nessuna ovviamente. Dobbiamo notare, ancora una volta, che in Terra Santa le religioni sono pesantemente coinvolte. Due soprattutto: la religione ebraica, da una parte, e quella islamica, dall’altra. Le frange estreme dei due schieramenti tirano spesso in ballo Dio: gli estremisti religiosi ebraici con i loro due ministri, lato ebraico, gli estremisti religiosi islamici, lato Hamas.
Diventa inevitabile notare che sullo scenario bellico mediorientale mancano i cristiani. Sono l’anello debole, infatti. La maggior parte di loro, per sopravvivere, hanno dovuto sloggiare. Quelli che sono rimasti subiscono la guerra, non la combattono. I cristiani hanno imparato, da tempo, a non confondere la forza della loro fede con quella delle armi. I loro confratelli ebrei e musulmani pare che non ci siano ancora arrivati ed è anche per questo – oltre che per tante altre ragioni – che c’è la guerra, guerra ostinata, che tracima da tutte le parti – adesso anche in Siria. Così ostinata che, oggi, non solo continua a fare vittime, ma lascia pochissimo spazio a una qualche ragionevole speranza per il futuro.