Nelle confessioni pasquali, molti anziani si sono accostati al sacramento della riconciliazione. Fin qui, nessuna novità: i giovani non si confessano più e la maggior parte delle persone che ho confessato ha più anni di me (che pure, a quasi 42, giovane non sono più). Ciò che sto notando, da qualche tempo, è la crescente fatica anche nella fede degli anziani.
"Non ci sono più gli anziani di una volta"
Se fino a ieri gli anziani erano i baluardi della nostra fede, quelli saldi, strutturati, davvero capaci di sperare anche nella disperazione più profonda, oggi mi sembra qualcosa stia cambiando. Sarà forse che, citando un’espressione a me non particolarmente cara, ma indubbiamente significativa, se “non ci sono più i giovani di una volta”, si deve dedurre che non ci siano più nemmeno gli anziani di una volta! Ciò significa che la famosa secolarizzazione, spesso invocata come la principale nemica della fede, interesserebbe anche gli anziani.
In parte deve certamente essere così: l’epoca del “si è sempre fatto così”, che ha condotto generazioni di persone a replicare quanto imparato dalle generazioni precedenti, spesso senza porsi troppe domande, è finita. Come scrisse papa Francesco, siamo davvero dinanzi a un cambiamento d’epoca e non semplicemente a un’epoca di cambiamento.
Il grande problema: i figli e i loro matrimoni falliti
Tuttavia, io azzardo che la grande prova per la fede dei nostri anziani, che faticosamente cerca di resistere alla tempesta, sia data dalla situazione dei figli. Gli anziani avrebbero il sacrosanto diritto di riposare, di togliersi qualche soddisfazione, come una vacanza o l’acquisto di qualcosa di desiderato, che non era possibile nel tempo del lavoro e della crescita dei figli; dovrebbero vivere un tempo abbastanza spensierato, godere della bellezza delle relazioni e dell’amore della loro famiglia, soprattutto finché hanno il grande dono della salute.
Purtroppo oggi, per molti di loro, questo non è possibile. Quante storie di fatica ho ascoltato nei giorni scorsi: uomini e donne anziani in lacrime per le situazioni di dolore presenti nelle loro case. Ho accolto lo sfogo di genitori che devono accettare il fallimento del matrimonio dei figli, con tutto ciò che questo porta con sé: il dolore di vedere i nipoti sballottati di qua e di là, la necessità di andare in aiuto, spesso anche economico, al figlio separato che da solo non ce la fa. A volte, queste persone sono costrette a sopportare di vedere il figlio piangere perché l’ex moglie, che vive per i soldi, fa di tutto per rendere la vita un inferno all’ex marito, usando i figli come strumento di ricatto per avere ciò che vuole.
Il mondo del lavoro e le sue ingiustizie. La legge 104
Ho visto mamme e papà anziani piangere per il dispiacere di vedere i figli non riuscire a realizzare quanto avrebbero desiderato da un punto di vista lavorativo: studi, lauree, certificazioni, soldi spesi per affrontare i concorsi, spesso superati non da chi sa di più, ma da chi è più disonesto nel portare certificazioni false, siano esse titoli di studio palesemente comprati (sì, a gente che conosco sono stati offerti, a 700 euro, attestati di conoscenze linguistiche o informatiche, che danno parecchio punteggio per le graduatorie) o situazioni a carico dubbie e non verificate da alcuno (vedasi la legge 104: si faccia uno studio accurato sulle tante persone che portano queste certificazioni. Possibile che ad avere la persona disabile a carico siano quasi esclusivamente persone provenienti da alcune zone?).
La sensazione dolorosa di aver fallito. E la fede che va in crisi
Il dramma degli anziani di oggi è quello di avere la percezione di aver fallito, di non essere riusciti a fare il bene dei loro figli, anche se sono pienamente consapevoli che non avrebbero in alcun modo potuto fare di più e meglio. Inevitabilmente, questo non può non incidere sulla fede, se questa è intesa come la forma dell’esistenza e non come un elemento giustapposto all’esistenza stessa, come fosse un ornamento. Chi ha fede, grida a Dio e vuole capire il perché della sua fatica e del suo dolore.
Ecco perché, a livello pastorale, non possiamo dimenticare i nostri anziani: è dovere di ogni parrocchia e di ogni prete essere vicino a queste persone, che tanto hanno dato e danno alla Chiesa, innanzitutto con la preghiera e il volontariato. Che lo stile sinodale, che faticosamente stiamo cercando di comprendere e di attuare nelle nostre comunità, ci aiuti a trovare soluzioni efficaci perché queste persone non restino sole.
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