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Da laico nella città - Rubrica a cura di Daniele Rocchetti

Credente e impegnato. Giuseppe Lazzati

Giuseppe Lazzati resta ancora oggi una figura esemplare, come credente e come impegnato in politica. I suoi rapporto con Giuseppe Dossetti. Personaggi di "altri tempi" singolarmente attuali e stimolanti. Un libro ci aiuta a ricordare

 

 

L’editrice Morcelliana di Brescia pubblica nella sua intrigante Collana Scholé un libro, curato da Franco Monaco e Luciano Pazzaglia, dal titolo: “Giuseppe Lazzati. Tra spiritualità e politica”. Il testo raccoglie una conversazione dei due curatori con don Giuseppe Dossetti avvenuta il 20 dicembre del 1986 riguardo la figura di Lazzati a cui il fondatore della Piccola Famiglia dell’Annunziata era legato da un’antica e fraterna amicizia. Il volume è arricchito, in appendice, dalla deposizione inedita di Dossetti sull’amico nel processo di canonizzazione precocemente aperto dal cardinale Carlo Maria Martini e che ha già condotto a decretare Giuseppe Lazzati venerabile.

Il libro merita di essere letto perché racconta la vicenda di due uomini – Lazzati e Dossetti – che hanno vissuto, anche in anni travagliati, la piena fedeltà al Vangelo e alla Costituzione.  Uomini di grande spessore spirituale e, insieme, di assoluto senso civico.  Senza cortocircuiti e derive integriste così frequenti in tanti cristiani del nostro tempo.

Ho chiesto a Franco Monaco, per anni presidente dell’Azione Cattolica ambrosiana, molto vicino a Giuseppe Lazzati e al cardinal Martini, e poi parlamentare di lungo corso, di raccontarci il significato di questo progetto.

Qual è la genesi di questo libro?

Giaceva in un cassetto da quarant’anni. Riascoltandola, ci è sembrata viva, fresca, non priva di risonanze sull’attualità. Pochi mesi dopo la morte di Lazzati, Pazzaglia ed io andammo a Crespellano (stavano costruendo il monastero di Monte Sole) a trovare don Giuseppe per raccogliere la sua testimonianza sull’amico e sodale di tante battaglie. Come sempre Dossetti si mostrò lucidissimo e dotato di una memoria mostruosa.

Quali sono le consonanze profonde tra Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati? Quali le differenze?

I due erano diversissimi e tuttavia in profonda consonanza. Spirituale, culturale, politica. L’uno (Dossetti) religioso, tutto punte, con una vena profetica, un leader nato, incline al bianco e al nero nei suoi giudizi. L’altro (Lazzati) laico, fiero della sua secolarità, un sapiente, essenzialmente un educatore, uomo di singolare equilibrio. E tuttavia i loro giudizi sulla chiesa e sulla polis coincisero. Anche dopo la comune esperienza politica, da entrambi abbandonata precocemente. Come si può leggere nell’intervista, entrambi sostengono che, a rigore, i “veri dossettiani” erano solo loro. La Pira e Fanfani erano un’altra cosa.

Siamo nei giorni dell’anniversario della morte di Alcide De Gasperi. Quale fu la posizione di Lazzati e di Dossetti nei confronti dello statista trentino? A distanza di decenni, qual è il giudizio storico sulla loro posizione?

Con il tempo riconobbero che, storicamente, De Gasperi ebbe ragione. Che, nelle condizioni date - specie considerando i limiti della cristianità e la polarizzazione della guerra fredda - era oggettivamente difficile realizzare la “democrazia sostanziale” (questa la loro bussola). E tuttavia non dimisero mai del tutto, neppure in tarda età, le loro riserve sulla politica degasperiana. Specie su tre punti: politica estera meno subalterna agli Usa, politica sociale che essi volevano più audacemente riformatrice, concezione del partito, come soggetto più autonomo, meno schiacciato sul governo. Come scriviamo nell’introduzione, alla luce delle novità recenti, forse merita chiedersi se talune di quelle lontane preoccupazioni circa una eccessiva subalternità agli Usa non fossero del tutto peregrine.

Giuseppe Lazzati fu definito da Dossetti “mio superiore e maestro”. Eppure non sempre si è assegnato un rilievo adeguato al ruolo che ebbe nella storia del cattolicesimo democratico. E’ possibile definire qui un suo profilo e la sua attualità per il nostro  tempo politico ed ecclesiale?

Questo è effettivamente un contributo che la nostra intervista può dare alla storiografia pur ricca sul dossettismo. Dalla testimonianza di don Giuseppe si evincono non solo la devozione, la stima, l’affetto per Lazzati, ma la conferma che questi ebbe una parte cruciale e non adeguatamente apprezzata dagli storici. Intendiamoci: il leader politico del gruppo di Cronache sociali fu indiscutibilmente Dossetti. Ma si trascura, spesso si ignora, che il riferimento spirituale e morale dello stesso Dossetti fu Lazzati. Fondatore e presidente dell’istituto secolare cui Dossetti aderiva. Prima di dare vita alla sua Piccola Famiglia dell’Annunziata. In sintesi: Lazzati era in certo modo il garante della coerenza tra le motivazioni originarie del gruppo e l’azione politica, che, sulle prime, non era nei loro programmi. Anche se, sul piano schiettamente politico, essendo uomo di lettere, Lazzati era meno attrezzato dei suoi amici.

Leggere il testo è fare i conti con una storia straordinariamente generativa capace di seminare pensiero e futuro. Cosa resta oggi di tutto questo?

Trattasi indiscutibilmente di due eminenti figure, certo inscritte in un’altra temperie. Cristiani esemplari, fedeli e liberi. Entrambi hanno speso la vita a servizio della Chiesa e della città dell’uomo. Sul piano civile, come accennato, essi miravano a una democrazia sostanziale, socialmente inclusiva e responsabilmente partecipata. Quella scolpita nella Costituzione repubblicana. Dossetti in particolare, vissuto dieci anni più dell’amico, fece in tempo a battersi con energia contro gli attacchi alla Costituzione. Fu la sua ultima strenua battaglia. Così pure meriterebbe riprendere certi suoi interventi sulla pace in medioriente al tempo della guerra del Golfo messi in relazione con l’art. 11 della Carta di cui denunciava l’aggiramento.

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