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Strada facendo

Condannato. Fucilazione. In diretta streaming

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Siti on line e giornali parlano molto del caso dell’ex-militare Nidal Malik. Il 5 novembre 2009, nella base di Fort Hood, in Texas, aprì il fuoco contro altri militari e ne uccise 13. Nell’agosto del 2013 la corte marziali lo dichiarò colpevole e lo condannò a morte. L’esecuzione capitale è prevista per il 13 dicembre prossimo. Si discute, ovviamente. Ma si discute anche per un elemento nuovo che si è aggiunto in coda alla vicenda, che è già inquietante di suo. Peter Hegseth, segretario alla difesa del governo USA ha dichiarato: “Ci assicureremo che gli americani possano assistervi. Perché la gente deve capire che azioni di questo tipo comportano conseguenze molto gravi”. Poi ha precisato: “Sarà fucilato da un plotone di soldati. Come è giusto che sia”. Trump ha approvato il tutto. Il Pentagono ha poi comunicato che la fucilazione di Nidal Malik sarà trasmessa in diretta streaming. I giornali hanno ricordato che l’ultima esecuzione militare risale al 13 aprile 1961: impiccagione per tale John Bennet. E l’ultima fucilazione risale addirittura al 1945: Eddie Slovik fu fucilato in Francia per diserzione.

Dunque, un’esecuzione capitale che “fa storia”. In effetti Trump e Hegseth amano molto il proscenio della storia. Ed è probabilmente per questo che hanno deciso di rendere pubblica l’esecuzione capitale del prossimo 13 dicembre. L’evento deve essere pubblico proprio perché è storico.

Nelle stesse ore in cui leggevo questa notizia ho assistito a un dibattito pubblico nel quale uno degli intervenuti ricordava che Amnesty International sostiene che in Cina vengono condannate a morte ogni anno “migliaia” di persone. Non si conosce la cifra esatta perché le autorità cinesi non la comunicano. Si sa anche che molte di queste esecuzioni capitali avvengono con la presenza del pubblico.

Interessante che la pena di morte faccia notizia nelle due superpotenze mondiali, quelle che si sono reciprocamente riconosciute come tali nel recente incontro del 24 settembre a Washington tra Trump e Xi Jiping. L’osservatore esterno è portato a notare che dove c’è molto potere, c’è anche molta paura di perderlo. Forse è per questo che si rendono pubbliche le esecuzioni capitali: la gente deve capire, dice Hegseth. In Cina c’è relativamente poco pubblico per molte esecuzioni, negli USA c’è moltissimo pubblico per una sola “storica” esecuzione capitale: modi diversi per rispondere a una uguale paura. L’altra sensazione del solito osservatore esterno è quella di un ritorno a un cupo mondo antico, quando la vita contava pochissimo e il potere contava moltissimo e i sudditi diventavano facilmente carne da macello.

Ma ci accorgiamo sempre di più che il mondo moderno è molto antico. Diversi regimi attuali si dividono tra quelli che mandano a morte perché hanno il potere e quelli che pensano di rafforzare il loro potere mandando a morte. Assistiamo a uno strano oscillare fra la ferocia del potere e il potere della ferocia.

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