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Strada facendo

Chiusure politiche e culturali. Da cosa dipendono. Un sospetto: gli Italiani leggono poco

giovani lettura libri

Afganistan. Lee molte letture di una adolescente nonostante i talebani

“Oggi la mia vita è murata. Ma un giorno il regime cadrà, allora mi preparo. Per essere pronta”. Chi parla si chiama Bahar – in realtà così la chiama la giornalista, ma si tratta di un nome di fantasia. La giornalista è inviata da La Croix L’Hebdo, settimanale francese. Sulla copertina una ragazza in burqa integrale. L’unico spiraglio del corpo visibile sono le mani, lunghe e bellissime, che stringono un libro.

La ragazza vive a Kabul. Il regime è quello dei talebani. Non dovrebbe studiare perché ha più di 12 anni e i talebani hanno stabilito che oltre quell’età le ragazze non devono più studiare. Ma Bahar studia, clandestinamente, attraverso una linea criptata. Adora particolarmente il corso di inglese, dove non si impara soltanto la lingua, ma ci si confida, ci si parla, si scambiano idee.

Tra i molti particolari, affascinanti e commoventi, dell’intervista uno mi ha impressionato. Bahar è appassionata di Victor Hugo. Ha letto e riletto “I Miserabili”. Sta leggendo anche le Confessioni di s. Agostino. Queste ultime, però, a tappe: è il metodo di lettura scelto per i libri “troppo complicati”. Ma legge anche Dostoevskij, Harry Potter, Camus. Ha scoperto di recente un libro bellissimo, dove si racconta di una vecchia signora ebrea e di un ragazzino musulmano che costruiscono tra di loro una straordinaria relazione… Deve scartabellare un po’ sui suoi messaggi e alla fine trova: E’ “La vie devant soi” di Romain Gary.

Intrigante, straordinario questo particolare, una giovane ragazza musulmana, credente (“Sono musulmana e prego Dio. E prego anche per la caduta dei talebani”) che legge e legge molto e legge tanti testi di una cultura spesso diversa e lontana dalla sua. E’ evidente che, nel caso di Bahar, la religione non chiude, ma apre alla cultura e la cultura apre, semplicemente, a tutto il vasto mondo.

Italia. Le poche letture degli Italiani nonostante la loro libertà

Una testimonianza così stimolante rende evidente che l’apertura di Bahar va di pari passo con le sue letture. Mi domando se quel criterio non sia applicabile anche in altri ambiti. Ad esempio. Da noi, in Italia, si parla molto di tenaci chiusure nel mondo della politica: chiusure culturali che fanno nascere partiti; nei riguardi degli immigrati: esclusi a prescindere. E a proposito di questi ultimi, vedi certe prese di posizione sul caso Fakir di Bologna, o altre prese di posizione dopo la recente ”invasione” di Ceuda. Il problema posto da Bahar lo si potrebbe applicare agli italiani con questa domanda-ipotesi estemporanea: A. Gli italiani (certi, molti italiani) sono chiusi perché leggono poco? Oppure B.Leggono poco perché sono chiusi?

Negli ultimi 12 mesi il 75-80 degli svizzeri, degli svedesi e dei finlandesi hanno letto almeno un libro, il 65-70 dei tedeschi e dei francesi, il 60-65 degli spagnoli. Gli italiani che hanno letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi sono il 39-41 per cento. Pochini: nell’Europa occidentale siamo gli ultimi.

Sbagliato generalizzare. Giusto. E possibile scegliere fra l’ipotesi A. o l’ipotesi B. Esatto. Ma è difficile negare che una qualche forma di rapporto potrebbe esistere. Un minimo di cultura, di apertura mentale, predispone a capire i problemi più che a negarli. Magari siamo aperti anche senza leggere. Ma magari, forse, chissà se leggessimo di più…

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