La cultura può essere una potente “arma” di potere: dovrebbe servire ad altro, ma, come le armi, crea prestigio e può diventare mezzo - come armi, portaerei o dissuasori atomici - per confermare superiorità, generare rispetto, sentimenti di inferiorità, sottomissione.
Un astuto esempio di alta cultura diventa strumento politico di potere

Il dipinto “Allegoria” fu commissionato a Bronzino dal granduca Cosimo I° de Medici come dono destinato al re di Francia Francesco I°.
L’iniziativa è parte del progetto di consolidamento dinastico dei Medici nel contesto europeo; Cosimo rischia che il ducato di Toscana - come già accaduto al ducato di Milano - venga annesso da Carlo V° alla Spagna; cerca quindi l’alleanza con la Francia e dona al re un’opera che ribadisca la forza della cultura di Firenze: poco esercito ma grande prestigio.
Arte e politica
Per rendersi amica la Spagna aveva sposato la figlia del viceré Pietro da Toledo; per dimostrare fedeltà alla Chiesa aveva consegnato a papa Pio V - con vero e proprio tradimento - Pietro Carnesecchi, presunto eretico, poi decapitato dall’Inquisizione (ora venerato dalla comunità Valdese).
Oggetto esclusivo destinato a un ristretto circolo di “eletti”
Bronzino dipinge per Francesco I° un’immagine enigmatica di fascino ipnotico, affollata di allusioni occulte in atmosfera aliena di “…idealismo plastico, superbamente glaciale…“.
Venere - ritratta in nudità esposta, provocante al punto di essere stata per secoli censurata da un drappo verde, rimosso da un recente restauro - abbraccia Amore in posizione lasciva. Federico Zeri scrive: “…scena delle più erotiche di tutta l’arte occidentale”: ma c’è un’allerta.
Venere e Amore si abbracciano ma si stanno ingannando a vicenda; Cupido cerca di prendere il diadema di perle; Venere sfila una freccia dalla faretra di Cupido. Ancora Zeri: “…pregi dell’amore, momenti del piacere…angosce e fatti incofessati”.

Da destra avanza un bambino nudo con campanelli alla caviglia; ha le mani piene di rose che sparge intorno. Dietro si sporge la figura inquietante di giovane donna, graziosa, ma con un sorriso affettato; ha le mani invertite, la destra al posto della sinistra; con la sinistra regge un favo di miele, con la destra una serpe: miele e veleno; la parte inferiore del corpo è mostruosa: metà rettile, metà leone.
Ai piedi di Cupido una colomba sembra pronta a spiccare il volo e lasciare la scena; sopra una donna, vecchia e incartapecorita, urla e si strappa i capelli.
Due figure in alto stanno per coprire la scena con un drappo: a destra un vecchio con ali e clessidra, è il tempo; a sinistra una donna ridente, è l’oblio.
A terra due maschere guardano: una scura, minacciosa; l’altra chiara, esterrefatta.

Sulla fibbia della faretra di Cupido brilla un rubino - gemma simbolo del fuoco della passione - incastonato tra le figure di due diavoli.
Da svelare
I significati sono da svelare e la bellezza delle forme stimola la ricerca.
Il messaggio più banale potrebbe portare ammonimento morale, moralistico.
L’amore sensuale (Venere e Amore) è favorito dall’inganno (la giovinetta mostro); è accompagnato da gioia effimera (il putto con le rose e i campanelli), ma incombe gelosia, tradimento, disperazione (la donna che prende la testa tra le mani) mentre il tempo (il vecchio alato) e la memoria caduca spengono ogni passione sotto una scura coltre. L’innocenza (la colomba) sfugge e le false identità (le maschere) cadono: solo questo o rimane altro da svelare?
Supremazia aurata - non armata
Non si hanno documenti che raccontino come il dono venne accolto, né come la corte di Francia sciolse gli enigmi; di certo la dinastia Medici, da Cosimo in poi, si consolida e il piccolo Gran Ducato di Toscana - per arte, non per bellicismi, per più di due secoli - aurato di raffinata cultura, di bellezza e di buon governo - sarà interlocutore delle potenze europee.
Il dipinto, accreditato come grande, inquietante capolavoro, sarà lungamente conteso tra i potenti della terra.
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