Search on this blog

Nomen omen. I nomi di chi ci trasmette sapere dice anche chi sono per noi

scuola media aula insegnante

Siamo tutti debitori di qualcuno che ci ha insegnato qualcosa e che, spesso, continua a insegnarci, sia a scuola, sia durante le vacanze, sia sempre. I termini con cui designano coloro che ci insegnano dicono anche che idea abbiamo di loro

 

 

C’è una ricca terminologia utilizzata per definire coloro che si dedicano alla formazione e all’educazione dei più giovani. Costoro, una categoria diffusa, variegata ed eterogenea, sono chiamati (e si fanno chiamare) ora insegnanti, ora docenti, ora professori, ora maestri e così via (un tempo, specie nelle famiglie aristocratiche, erano definiti precettori). Si tratta di sinonimi, da utilizzare senza alcuna distinzione e con il solo scopo di non ripetersi? Direi di no: piuttosto ognuno dei suddetti termini mette in luce un particolare aspetto e volto della professione. Analizziamoli.

Docente, professore

Il termine più generico è docente, la cui radice si rintraccia nel verbo latino docēre, che significa “insegnare”. Quindi il docente è propriamente colui che istruisce, ossia che mostra, fornisce e trasmette saperi e metodi; da questo termine deriva anche l’aggettivo doctus, “dotto”, proprio perché colui che docet deve a sua volta essere stato oggetto di insegnamento, quindi essere dotto, esperto, deve possedere la sua disciplina e i suoi contenuti. L’essere docente è la dimensione imprescindibile della professione e ne mette a fuoco l’azione e la dimensione  intellettuale.

Chi è invece il professore? Anche in questo caso si ricorre al latino, in quanto il termine deriva dal verbo profiteri, ossia “dichiarare davanti a qualcuno, pubblicamente”. Nel latino classico il termine indicava l’atto di esprimere una dichiarazione solenne davanti a un uditorio, poi ha assunto la valenza di comunicare apertamente il proprio sapere, anche al fine di trasmetterlo. La professione, derivante da questo termine, si esplica attraverso il patrimonio di conoscenze e di competenze che appartiene appunto al “professionista” e che è motore di azione e di trasmissione. In questo senso l’iniziativa del professore è soprattutto di carattere operativo e pratico.

L'insegnante lascia il segno

Ma il docente, o il professore, può essere anche insegnante, ossia colui che svolge il ruolo di insignare (verbo in uso nel latino volgare e tardo), di lasciare, o meglio di imprimere un segno nell’alunno. Questo signum viene scolpito nella mente e, spesso, anche nel cuore dello studente, quindi lascia un’impronta indelebile, come quando incidiamo una superfice tenera con un chiodo.

L’insegnare in questa prospettiva non è più soltanto un’operazione culturale, ma assume una marcata valenza formativa e un’implicazione psicologica, con risvolti ora positivi e promuoventi, quando il segno è nitido, chiaro, trasparente, pulito, ora negativi e pericolosi, quando il signum assume la subdola veste di plagio, di danno irreversibile in quanto impedisce alla tenera materia cerebrale del giovane studente, incisa dalle idee imposte da parte di chi insegna, di ragionare con la propria testa. Essere insegnante assume allora i caratteri e le conseguenti responsabilità di un educatore.

Il maestro è l’ostetrico del sapere

Resta il termine “maestro, che il nostro sistema scolastico assegna in modo indebito solo alle figure che operano nella scuola primaria, ma che in realtà costituisce la forma più alta di espressione della professione docente, in ogni ordine e grado. Maestro trova la sua radice nel termine latino magister, composto da magis e dal suffisso comparativo -ter: il maestro, quindi, è colui che è “più grande”, il superiore rispetto ad altri.

Non si deve però fraintendere: il maestro non è colui che si crede meglio degli altri (costui è solo un essere arrogante e presuntuoso, che si bea della propria ostentazione e ne ricava sufficiente gratificazione), bensì quella figura che attingendo alla consapevolezza del suo ruolo si dedica a chi è “minus” con lo scopo di farlo crescere fino al punto da farsi superare. Il maestro è l’ostetrico del sapere, colui che in quanto magis si mette al servizio degli altri (diventa minister) per generarli alla conoscenza.

Maestro è l’autentico educatore, è colui che concepisce l’educazione nella sua valenza etimologica di ex-ducere, di trarre fuori dal proprio allievo quanto di buono c’è in lui con l’obiettivo di offrirgli gli strumenti necessari affinché possa spiccare il volo in autonomia. Ecco, il vero maestro è anche l’ostetrico dell’autonomia del proprio discepolo e quindi è colui che, quando è giunto il momento, sa mettersi da parte, rinunciare al suo ruolo e osservare la giovane vita che stende le ali e si alza in volo. La postura più bella e promuovente del maestro si esprime non solo nel suo esserlo, ma anche nella sua rinuncia ad esserlo.

Leggi anche:
Sisana

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *