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Caccia grossa

animali caccia

Ancora una volta le lobby delle armi e il mercato che si muove intorno alla caccia hanno avuto il sopravvento. Eppure, i dati statistici dicono che il 60/80 per cento degli italiani si dichiara contrario a un ampliamento della caccia. In Italia calano i cacciatori ma salgono gli allarmi per l’ecosistema.

 

 

Le scarse ragioni per la miniriforma

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Il Senato ha approvato nei giorni scorsi un disegno di legge sulla caccia (Ddl 1552), che vorrebbe riformare la legge in vigore in Italia dal 1992.

Scorrendo il testo che ora andrà all’esame dell’altro ramo del Parlamento, viene spontaneo porsi qualche domanda che ora tento di evidenziare.

La prima: era proprio necessario elaborare questa miniriforma, avendo come riferimento quella precedente, non certo tenera nei confronti di chi vorrebbe abolire l’inutile caccia agli animali del nostro ambiente? Ma c’è anche il chiaro riferimento all’articolo 9 della Costituzione che si riferisce alla Repubblica come tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi “ …anche per le prossime generazioni”.

Ancora una volta le lobby delle armi e il mercato che si muove intorno alla caccia hanno avuto il sopravvento. Eppure, i dati statistici dicono che il 60/80 per cento degli italiani si dichiara contrario a un ampliamento della caccia. In Italia calano i cacciatori ma salgono gli allarmi per l’ecosistema.

I cacciatori “bioregolatori”

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La seconda: perché il testo di legge definisce i cacciatori col termine edulcorato di “bioregolatori”? I cittadini italiani che possiedono legalmente le armi sono circa due milioni, registrati come sportivi, cacciatori, collezionisti e dediti alla difesa personale. Un milione e mezzo sono gli sportivi che vanno ai tirassegni, 700 mila le licenze di caccia e 20 mila usano le armi come deterrente. A fronte di queste cifre, la tutela della biodiversità viene oggi assegnata alle persone che trovano nella caccia e nel poligono di tiro il proprio divertimento, oltre a quelli che la paura fa novanta.

Nei meandri della legge si nasconde la volontà di aggiungere qualche vincolo restrittivo al legittimo Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale (ISPRA), ente pubblico che fa capo al Ministero dell’Ambiente e che svolge funzioni di indirizzo, monitoraggio e consulenza.  La caccia si trasforma in uno strumento di gestione della fauna selvatica e pretende di difendere l’ambiente.  Un ritornello più volte ribadito dagli incalliti cacciatori della domenica.

Armi per far cosa?

La terza (e non ultima): aumentano le specie cacciabili? Sì,Il lupo non è più protetto. Si possono sparare alle oche selvatiche, ai colombacci e ai piccioni di città. Per non parlare dei cinghiali che potranno essere cacciati nell’emergenza anche dai proprietari dei fondi (con licenza speciale?) che potranno consumare la carne degli animali abbattuti come compensazione dei danni subiti.

La spesa per le armi in Italia cresce del 20 % in più rispetto all’anno precedente. Dietro ogni porto d’armi – come garantiscono le leggi – ci dovrebbero essere controlli rigorosi, percorsi obbligatori, senso del dovere, persone dalla fedina penale immacolata o quasi. Le leggi ci sono, ma chi pon mano ad elle?  È il momento favorevole alle scelte assurde di un riarmo generale.  Anche per tutelare l’ambiente?

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