Abbiamo cercato comunità. Abbiamo trovato community

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Rubrica “Beata speranza” a cura di Johnny Dotti
Offriamo ancora qualche spunto che prendiamo
dal bel libro a firma di Johnny Dotti e Chiara Nogarotto
“Generare luoghi di vita. Nuove forme dell’abitare”, edizioni Paoline
da poco in libreria


Un nuovo modo di abitare la vita, i luoghi, la casa: ecco che cosa è urgente e impor

Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle con la pandemia: essere connessi alla rete è divenuto, per certi versi, vitale. Forze di causa maggiore ci hanno costretti a rinchiuderci nei nostri appartamenti e, in modo quasi paradossale, hanno relegato ogni possibilità di contatto umano agli strumenti digitali. Il lavoro è divenuto smart, la scuola si è trasformata in didattica a distanza, la relazione è passata nella modalità delle videochiamate. Ne sono rimasti esclusi in molti, per ragioni generazionali, territoriali, sociali. 

I contatti si moltiplicano ma durano un soffio

In un mondo digitale, ne ha tratto vantaggio la semplicità di comunicazione: per brindare con un amico è bastato accendere la videocamera. Ne è rimasta ferita la comunità, che non può prescindere dal corpo, dall’incontro, dalla prossimità, dalla condivisione di un luogo. Se la rete moltiplica esponenzialmente i contatti, questi durano però il tempo di un soffio. Per coltivare e custodire legami profondi e duraturi, per sviluppare un reale senso di appartenenza, per riconoscersi nel volto dell’altro, serve qualcosa di più. 

Ecco dove intercorre la distanza tra community e comunità, tra piazza virtuale e reale: l’esistenza non è riducibile a modelli, l’altro non è un target. Per questo, la tecnologia deve essere ricondotta a mero strumento: non deve in alcun modo saturare l’esistenza, ma essere a servizio delle esigenze. 

Sempre più ricchi, sempre più obesi, sempre più isolati

Ci siamo espansi a dismisura e, per farlo, abbiamo rescisso ogni legame che potesse ingabbiarci. Abbiamo vissuto sopra le righe, credendo di essere potenza infinita. Fino al momento in cui ci siamo accorti dello sbaglio, ritrovandoci sempre più ricchi, sempre più obesi, sempre più isolati. Ci siamo resi conto di essere mortali. 

Emerge, dunque, la necessità di un cambio di paradigma per le risposte ai bisogni concreti: non più solo soluzioni individuali, attuate mediante l’erogazione di servizi di ispirazione conformistica, ma realtà di condivisione e di convivialità che seguano i principi della grande tradizione mutualistica e solidale italiana. 

Significa cambiare immaginario: riscoprirsi non individui ma persone, nodo di relazioni; fare esperienza del nostro essere al contempo singolari e plurali, del nostro essere comunità, non community. Se dal nostro sentirci individui sono nati gli alloggi e gli appartamenti, riconoscere la nostra illusione e cambiare direzione. 

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