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Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli

Un grande affresco di Giandomenico Tiepolo: “Mondo Novo”

burattinaio

“Prossimi a un mondo disorientato
e, forse, senza grandi speranze”

 

 

 

PNG Mondo Nuovo immagine
Giandomenico Tiepolo - Mondo novo - affresco staccato, cm. 205 x 525, 1791 - Cà Rezzonico, Venezia

 

Anti ritratto di gruppo

Non si vedono volti, solo figure senza identità. Nella scena tutto è incerto.

La moda del vestire allude a un tempo, colori e atmosfera ad un luogo; forse è Venezia negli ultimi anni del ‘700 dove tutto sta cambiando: potere, economia, valori, punti di riferimenti, visione del mondo.

La folla - verso la società di massa

Una folla anonima - figure dipinte a grandezza naturale - si accalca vista di spalle senza sapere di essere osservata; è massa indistinta.

Solo quattro comparse mostrano il volto: al centro un ragazzo vestito di bianco si volta, sembra chiedere all’adulto di essere sollevato per vedere meglio. Leggermente appartati a destra, due uomini guardano: uno stempiato visto di profilo a braccia conserte, l’altro più giovane, scruta attraverso un occhialino: sono il pittore, Giandomenico, con il padre Giambattista, celebrato artista, ultimo protagonista della grande arte veneta. Il quarto personaggio, con gobba e lungo cappello a tronco di cono, sbircia dall’estrema sinistra: è Pulcinella.

Cosa guardano? Verso la società dell’immagine

Si capisce che tutti guardano nella stessa direzione, ma non si capisce cosa guardino; hanno di fronte acqua e cielo, ma interessa altro.

Un indizio fornito dalle cronache dell’epoca consente di ipotizzare che la folla guardi quanto di sensazionale arriva a Venezia al tempo di Giandomenico Tiepolo: le lanterne magiche.

Immagini - verso un mondo “virtuale”

Sopra le teste infatti spunta il tetto imbandierato di una grande scatola, al tempo detto “casotto”, oggi si chiama cosmorama.

Guardando attraverso una fessura, un sistema di pannelli dipinti con scene in sequenza racconta storie fantastiche e mostra mondi lontani: è l’antenato del cinema e di tutti gli annessi successivi strumenti produttori di immagini, a tutti gli effetti magia!

Il ciarlatano imbonitore - verso i “persuasori occulti”

Al centro della scena un personaggio posto sopra uno sgabello in abito scuro emerge dalla folla muovendo una lunga bacchetta: mette in fila, dirige l’ordine, regola i turni di visita e la folla si lascia guidare.

La scena diventa simile ad un teatrino di marionette dove i personaggi aspettano di essere mossi dal tocco del burattinaio, “telecomandati” verso un’ingenua rivelazione.

Artisti e buffone - verso il pensiero critico

Non tutti voltano le spalle; tre figure non si lasciano imbonire, pur guardando, rivelano la propria originale identità: il grande pittore, ormai memoria del passato, morto da trent’anni, e il giovane pittore, autore del dipinto, che si autoritrae concentrato nel guardare attraverso l’occhialino.

Il terzo è Pulcinella, il guitto antieroe ribelle, che già pensa a lazzi e sberleffi sulla gran novità, certo che chi, come lui ha sempre fame, continuerà a rimanere a pancia vuota.

“Mondo nuovo” - “parabola” per i nostri giorni

Gli spettacoli in arrivo a Venezia a fine secolo con le “lanterne magiche” venivano chiamati “Mondo Novo”; portavano immagini, più o meno fantasiose di mondi lontani da poco scoperti, terre sconosciute; mondi di evasione dall’ansia di “mondo vecchio” ormai percepito in irreversibile disfacimento.

I tempi stavano cambiando verso incerti futuri.

Le congiunture di fine settecento appaiono simili al nostro corrente anno 2026: anche oggi burattinai, imbonitori, immagini magiche, mondo al contrario, nostalgie di passato, nuovo mondo virtuale, masse omologate che voltano le spalle al reale attratte da nuove lanterne magiche…e tanta ansia.

Se parabola è un fatto immaginario che rimanda alla vita reale adombrando verità e insegnamenti, il dipinto di Giandomenico Tiepolo è “parabola laica per i nostri giorni”. Noi chi siamo: gli anonimi in fila per sbirciare, o i resilienti come Pulcinella che si arrangia tra tragedia, ironia, furbizia e malinconia?

Meglio premunirsi di “occhialino”.

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