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Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli

Arte di strada tra senza casa e “brutalismo”. Il “presepio” di Banksy

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Bansky interpreta a modo suo:
“… e lo depose in una mangiatoia perché non c'era posto per loro...” (Lc  2,7)

 

 

Artista anonimo araldo dei poveri

Banksy - anonima star mondiale della contemporanea “street art” - manipolando abilmente codici comunicativi della cultura di massa, affida al tessuto urbano delle città la denuncia delle povertà nelle ipocrite contraddizioni contemporanee. Per i suoi fulminei interventi artistici - al limite dei reati di imbrattamento e violazione di proprietà privata - si avvale di “stensil”, maschere in negativo - sagomate in laboratorio - delle figure da rappresentare. Le maschere - come nel normografo - appoggiate alla superficie da dipingere, riempite negli spazi vuoti con colori a spruzzo, restituiscono l’immagine finale. Il tutto, in meno di 15 minuti, crea in luoghi di grande visibilità immagini tra provocazione, denuncia e, anche, arte.

Murales di Natale nel centro di Londra

Pochi giorni prima di Natale è apparso nel centro di Londra un insolito “murales”. Il 22 dicembre Banksy ha pubblicato sul suo account Instagram la fotografia del murale confermando di esserne autore senza fornire, come consueto, titolo, commenti o spiegazioni.

 

Fig. 1 PNG Banksy

La figura realizzata a filo del marciapiede rappresenta due bambini; sdraiati contro un muretto guardano in alto. Il più grande alza il braccio e indica con il dito teso un lussuoso palazzo di 34 piani che svetta otre il parapetto.

L’interpretazione della scena è affidata al contesto. Siamo nel centro geografico e simbolico della grande Londra, sopra la stazione della metropolitana di Tottenham Court Road; non a caso il palazzo si chiama Centre Point. I due bambini sono sdraiati sul marciapiede in un momento di forte intesa: il più grande spiega e il piccolo ascolta attentamente.

Guardando cielo…e grattacielo

Stanno molto vicini per scaldarsi; sono decorosamente poveri, con stivali di plastica e tanti abiti che li infagottano: tra cuffia e sciarpe emergono tratti somatici “esteri”. Guardano il palazzo sopra le lore teste e il ragazzo più grande racconta: la storia è certamente quella del Centre Point, “storia di casa” ben nota tra chi a Londra da 65 anni ha problemi di alloggio.

Desiderio di “casa”

Il lussuoso palazzo diventa parte integrante della rappresentazione figurata. Realtà e figura diventano un tutt’uno e il contesto urbano si carica di significati.

Senza testo né titolo, l’immagine funziona per associazioni: corpi di bambini a terra, sguardi alzati, tetto irraggiungibile, metropoli. Il tutto racconta del desiderio di “casa”, di squilibri del mercato immobiliare, di vite in alloggi precari; di chi è sfrattato, occupante abusivo, o in cerca di casa, o senza casa.

Storia di un “punto centrale”

 

Fig.2 PNG Central point Londra

La torre “Centre Point” è un edificio storicamente associato ai dibattiti, e ai conflitti, in tema di politiche abitative, non solo a Londra. Progettato nel 1959 in un punto nevralgico di Londra - precisamente nel centro geografico della metropoli (dove in antico sorgeva la forca), all’epoca risultò essere l’edificio più alto del Regno Unito e diventa riferimento geografico e simbolo di un programma di città futura: anche di speculazione immobiliare spudorata.

Collocato sul mercato a canoni esosi restò a lungo sfitto, innestando anche la corsa al rialzo dei costi di locazione. Diventa immagine simbolo della speculazione sul bene primario della casa.  I comitati di lotta, già molto attivi per la crisi abitativa che colpiva Londra, occupano il grattacielo per qualche giorno e il fatto diventa emblema del diritto alla casa.

Nell’anno 2015 la torre, completamente ristrutturata, viene suddivisa in grandi lussuose residenze.

Brutalismo

L’edificio è interessante anche nell’ambito della storia dell’architettura; tra i primi esempi di edificio con le strutture portanti in cemento armato a vista, inaugura lo stile “brutalista”, da “cemento a vista” in francese “béton brut”.

La definizione, abbastanza aggressiva, indicherà lo stile architettonico - anche lo stile delle politiche abitative - di tanto turbinoso sviluppo urbano degli anni settanta del novecento: case ma non per tutti.

I due ragazzini di Banksy cosa guardano: il miraggio di una casa o cercano qualche stella in cielo?

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Roncelli

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