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Da laico nella città - Rubrica a cura di Daniele Rocchetti

CL, il fascino indiscreto del potere e il delirio di fronte a Meloni

 

Lo scandalo non viene dalle parole dette e di quelle taciute da parte di Giorgia Meloni al meeting di Rimini. Viene invece dagli entusiasmi della platea ciellina. La fede è critica verso ogni parte politica o decide di mettersi al servizio di una sola parte, meglio se di destra?

 

 

Meloni. Le parole inesatte, le parole taciute

Ho visto il video dell’intervento della Presidente Meloni al Meeting di Rimini. Non sono state le sue parole a scandalizzarmi, neanche quelle segnate dall’ignoranza (o malafede?) nei confronti delle vicende ecclesiali italiane degli anni ottanta/novanta del secolo scorso. Non sono stati neanche i suoi molti silenzi, alcuni ricordati da Rosy Bindi nella lettera inviata ad “Avvenire”: “Ci potremmo chiedere perché abbia taciuto sulle fatiche delle famiglie italiane, sul lavoro mal pagato, sulla sanità pubblica in affanno, sui morti nel Mediterraneo, sull’aumento della povertà, sulle crisi industriali, sui doveri delle politiche pubbliche verso il volontariato…”

Gli entusiasmi strabocchevoli dei ciellini. Con tanti saluti alla "distanza critica" del credente verso la politica

No, quello che mi ha colpito sono state le standing ovation e i continui applausi a scena aperta. Un allineamento supino che è molto più della necessaria buona creanza da riservare agli ospiti.

Ho sempre ritenuto necessario avere un atteggiamento critico nei confronti del potere, di qualunque colore sia. Per un credente c’è uno scarto – ineliminabile – tra le esigenze del Regno e la traduzione storico concreta. Una distanza da preservare per custodire meglio l’umano, sempre più grande, avrebbe detto don Milani, del “bene della ditta”.

Quel don Milani che scriveva a Pipetta, suo giovane amico comunista, “il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. Quando tu non avrai più fame né sete, ricordatene Pipetta, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno finalmente potrò cantare l'unico grido di vittoria degno d'un sacerdote di Cristo: “Beati i... fame e sete”

"Oggi ci troviamo a lottare contro un persecutore subdolo"

Mentre ascoltavo Giorgia Meloni mi tornava in mente un testo di Ilario di Poitiers (Contro Costanzo, 5), vescovo e dottore della Chiesa, che dice:

Oggi ci troviamo a lottare contro un persecutore subdolo, un nemico seducente. Un tentatore che non flagella il dorso, ma liscia il ventre; non esilia a vita, ma condanna a morte coprendo di ricchezze; non ci chiude in carcere, dandoci la vera libertà, ma ci accoglie nei suoi palazzi, e così ci rende schiavi; non ci tormenta i fianchi, ma si impossessa del nostro cuore; non decapita con il ferro della spada, ma uccide l'anima con l'oro; non ci minaccia apertamente del rogo, ma in segreto attira su di noi il fuoco della Geènna. Non ci sfida, per non essere sconfitto, ma prevale su di noi con l'adulazione. Professa il nome di Cristo per poi sconfessarlo; si adopera per la conciliazione e ci toglie la pace; opprime gli eretici per fare sparire i cristiani; copre di onori i sacerdoti perché non vi siano più pastori; costruisce chiese e distrugge la fede.

Bibbia e Costituzione. "I care"

Lo sappiamo: la fede non può essere confinata nella sfera privata ma coltiviamo il sogno di una chiesa mite, forte solo della Parola che la giudica, consapevole che non può ridursi a lobby né può imporre, nella città plurale, un’etica pubblica per tutti.Una chiesa che entra pacificamente nell’agorà solo perché ha cura e passione per l’umano. Inoltre coltiviamo anche il sogno di cristiani che, laicamente, partecipano alla costruzione della città di tutti.

Che custodiscono insieme Bibbia e Costituzione. (Per inciso: questo era il senso profondo della scelta religiosa). Con competenza e non solo con buone intenzioni. Senza paure o remore, perché, in attesa del Regno, in modo imperfetto ma necessario, nel destino del mondo è inscritto il destino dei credenti.

Dopo l’incarnazione, la storia è la grande basilica dove Dio ha lasciato tracce.  “I care”, era scritto sulla parete della stanza dove don Milani faceva scuola. Mi interessa, mi appassiona. L’esatto contrario – dicevano i ragazzi di Barbiana – del “me ne frego fascista”.

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