Il nuovo Museo Bernareggi, grazie ad una recente donazione privata, ha potuto allestire un’intera parete dedicandola ad Evaristo Baschenis, prete, musicista, botanico e pittore talmente bravo da essere esonerato in parte da incombenze pastorali per consentigli tempo da dedicare alla sua arte: scelta felice che dice come già ai tempi i suoi lavori venissero riconosciuti come “religiosi”
Tra i dipinti donati, uno è particolarmente curioso, interessante, suggestivo, anche molto di “cultura” bergamasca.

Farina gialla, aceto, acqua e sole
In cucina è in atto il cerimoniale di fine inverno. Si aspetta una giornata di sole caldo e tutto il pentolame viene tolto da piattaie e mensole, strofinato con farina gialle e aceto fino a brillare, sciacquato, esposto al sole per asciugare senza lasciare ombre.
Tutto il rame è esposto sulla soglia della cucina in precario equilibrio insieme a tre dissonanti stoviglie in ottone: bacile, colino, candeliere. Sulla mensola - a scandire spazio, luce e tempo - sono riposti, già lustri, due piatti di peltro e un bacile con frutti di varie stagioni; un fagiano e appeso per “frollare” attendendo il tempo del miglior sapore. I segni del tempo sono anche sulle ammaccature dei tegami, segnati da per uso e riuso. Tutto brilla in differenti riverberi, anche i semplici anelli in ferro che reggeranno le pentole rimesse nel loro ordine.
Lo schidione
Sullo sfondo la fantesca, annerita dalla fuliggine, osserva il suo lavoro e strofina lo schidione, dove si infilzano i carnaggi per cuocerli ruotandoli sul fuoco del camino; non è un utensile qualsiasi: è il più antico e duraturo segno di civiltà, di controllo del fuoco, strumento del passaggio dal “crudo al cotto”.
Le allusioni di Evaristo tra scienza, morale e fede
I sensi
Nel dipinto si indaga sul percepire, si alludere ai sensi, oggetto delle nuove indagini scientifiche: la vista, con la luce della pittura; l’udito, con le pentole che risuonano urtandosi; il gusto e l’olfatto, con le carni e i frutti in maturazione; il tatto, con le dita che strofinano fino a sentire il pulito.
La morale dell’equilibrio
Nel dipinto tutto è in equilibrio precario; il candeliere e il colino potrebbero scivolare, trascinando molto a terra con gran frastuono perché i tegami in primo piano già sporgono dal bordo del tavolo proiettando ombre scure.
Bascheis cristallizza l’attimo, sospende il tempo per dare spazio alla contemplazione dell’equilibrio nell’incombere di possibile caos
Il messaggio evangelico
Baschenis mette anche in scena oltre a cucine - dispense e vivande pronte per essere cucinate - anche strumenti musicali e spartiti: era un notevole, appassionato musico.
Forse nei dipinti cercava di catturare il senso della musica, il mistero dell’armonia e il destino delle note, fermandole nel tempo sotto una luce sublime.

Le tele - “ritratti” di strumenti e di “cucine” - venivano considerate “pendant”, cioè appese alle pareti in simmetria, come coppia in reciproco completamento evocando il tema evangelico del dialogo di Gesù con Marta e Maria, confronto tra azione e meditazione, tra mente e corpo, tra lavoro delle mani e lavoro dell’intelletto: il tutto da contemplare .