“Il secondo piano”, libro splendido di Ritanna Armeni

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“Il secondo piano”, libro splendido di Ritanna Armeni

Fiumi d’inchiostro scorrono in questi giorni per ciò che sta accadendo in Palestina.

I morti e gli ostaggi israeliani nell’attacco disumano di Hamas, che vuole la distruzione dello stesso Stato ebraico, e le migliaia di vittime civili e incolpevoli di Gaza nella reazione – giusta, ma forse esagerata – degli Israeliani alla ricerca dei terroristi: dov’è la ragione e dove il torto? Impossibile affermarlo con sicurezza; secondo me, sarà la Storia a dare forse una tardiva risposta, dal momento che all’origine di tutto ci sono due ragioni, uguali e opposte.

Roma, “città aperta”, tra il ’43 e il ’44. La guerra

Una  risposta  invece si è rivelata subito, durante e dopo gli orrori del nazismo, e costituisce l’argomento di fondo di un bellissimo libro, “Il secondo piano”(Ponte alle Grazie, 2023) di Ritanna  Armeni.

Siamo a Roma, “città aperta”, nei terribili anni 1943 / 44: occupata dai tedeschi, ormai prossimi alla sconfitta, che la stringono in una morsa sempre più spietata, distrutta dalla fame, dalle incursioni aeree, dalle bombe, dal terrore, diventata un covo di spie e collaborazionisti. Paga con il sangue dei partigiani ogni atto di ribellione, mentre gli ebrei vengono perseguitati, deportati, uccisi. E il papa? Ufficialmente, non prende posizione, privilegiando una linea di cautela, ma il Vaticano tratta in segreto la resa nazista e permette che i luoghi sacri (e saranno centinaia!) si aprano ad accogliere chi ne ha bisogno: renitenti alla leva, politici, disertori e soprattutto ebrei. Senza però esporsi direttamente.

Questo lo scenario su cui si svolge la vicenda – realmente accaduta – del libro.

Un tranquillo monastero. Tre famiglie ebree e un ospedale tedesco

In un piccolo convento vicino alla via Salaria, allora decentrato e di periferia, vera oasi di pace grazie anche al giardino rigoglioso di fiori e all’orto curatissimo, vivono sette suore francescane. Le notizie di ciò che sta accadendo in città arrivano sfocate, confuse e in ritardo, quasi a non scalfirne la tranquillità, finché alla loro porta si presentano tre famiglie di ebrei, miracolosamente sfuggite al rastrellamento del Ghetto. All’unanimità, le suore decidono di accoglierle, pur rischiando la loro stessa vita. Silenziosamente, con pudore, nel nome della fede, della speranza, della carità. Perché c’è una forte spinta emotiva per un cristiano, sempre, e ancor più in casi eccezionali. 

La vicenda si complica però in seguito, quando i tedeschi ottengono che si installi nel convento una piccola infermeria per i loro soldati. Le suore si trovano così in una convivenza fatta di paure e ansie, e nella surreale situazione di ospitare al pianoterra i tedeschi e al secondo piano gli ebrei: a separarli, solo una scala. Su cui, fortunatamente, non saliranno mai gli invasori, fino alla Liberazione. 

Nel libro non emergono i personaggi, tuttavia le figure emblematiche delle suore hanno  sfaccettature di carattere e determinazione in grado di tener testa all’occupazione, grazie a ruoli definiti e collaudati che fanno della preghiera e della disciplina la chiave per sopravvivere e salvare se stesse e gli ebrei. Attive, laboriose, accoglienti e senz’altro “moderne”: così ce le presenta l’autrice (e così sono anche le poche che ho avuto la fortuna di conoscere).

La carità che tutto vince

E ancora, il ruolo delle sette sorelle è centrale in questa storia fatta persino di sotterfugi (ma a fin di bene) e a volte pure di sensi di colpa, e di domande: la Chiesa sta facendo abbastanza? E’ peccato rubare cibo agli invasori?Fin dove può spingersi l’azione di una persona devota a Dio?

La risposta è una e una soltanto: la carità! La carità che tutto vince – come dice S. Paolo – e che diventa valore massimo,coraggio autentico, dovere, rischio, sacrificio.

La scrittura è scorrevole, delicata, con attenzione e rispetto nell’esposizione delle vicende, pur con la giusta dose di suspence per raccontare l’atmosfera terribile di quei giorni. Arricchita di incisi storici che ben si inseriscono nella narrazione, questa storia bellissima ci parla di coraggio e sorellanza, forza e creatività, gioia, paura e resistenza.

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