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Di chi sono i nostri giorni? Attorno al film “La grazia” di Sorrentino

Sorrentino la Grazia

 

Di chi sono i nostri giorni? E’ questa domanda il cuore de “La grazia”, il film di Paolo Sorrentino nelle sale. Ci sono certamente molti significati dietro a un’opera interessante: ormai da anni siamo abituati ad attenderci da questo regista film complessi e non scontati.

 

 

Una “purificazione battesimale"

Io credo che la forza di questo film è il fatto che costringe lo spettatore a fermarsi, a rallentare al ritmo dei dialoghi di un magistrale Toni Servillo che interpreta il ruolo di un presidente della Repubblica di fronte a due richieste di grazia, a una legge sul fine vita da firmare, ma soprattutto di fronte al suo personale epilogo in quel ruolo e di fronte a una ferita del suo passato da marito ormai vedovo.

Viviamo in un mondo di corsa, ogni giorno notizie frettolose e folli ci inseguono, siamo immersi nella banalità di una mediocrità populista che trasuda dai nostri mezzi di comunicazione e dai discorsi che di solito sentiamo attorno a noi.

Questo film invece è un “battesimo” che purifica, un’occasione per vivere qualche ora di tempo per fermarsi a riflettere che il bene e il male, l’amore e il senso della vita, i sensi di colpa e le ferite del passato sono qualcosa che avrebbero bisogno di più serietà del poco tempo che diamo loro, avrebbero bisogno dello sforzo del pensiero, della ragionevolezza, del buon senso... merce rara di questi tempi.

E’ possibile essere capaci di sapienza. Anche in un mondo di bulli

Di chi sono i nostri giorni? Credo che lasciare risuonare nel silenzio del cuore tale domanda stringente ci fa bene. In questi mesi in cui i potenti del mondo giocano a fare la guerra, in cui la mediocrità dilagante fa pensare che noi umani meriteremmo veramente l’estinzione visto cosa stiamo combinando in questo mondo di guerre, distruzioni, mancanza di rispetto verso il creato, il film di Sorrentino fa tornare la voglia di credere che si può essere anche uomini e donne “sapienti”, perché “sanno di qualcosa” appunto, come il personaggio principale di questo film.

Il presidente protagonista di questo film è un uomo che non ha paura di pensare, di attendere, di discernere, anche di avere dubbi. In un mondo di bulli e di finte certezze apparenti, avere la gentilezza del dubbio e la mitezza forte di chi tiene la schiena dritta e sa osare un pensiero profondo, credo sia l’ultima vera rivoluzione.

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