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Cattelan e i coriandoli dorati al cimitero. L’arte e la città

L'arte di Cattalan che ha segnato la nostra città ha invitato a meditare sul "fluire del tempo". Invito raccolto? Non sicuro. Sicuro invece ha la famosa banana attaccata col nastro adesivo è stata pagata 6,2 milioni di dollari. Altri motivi di discutere hanno offerto i coriandoli dorati al cimitero. Oltretutto oggi è il giorno dei morti

 

 

L'artista, la provocazione dell'arte

Alla fine del mese di ottobre si è chiuso il percorso visivo tra Città Alta e Città Bassa intitolato pomposamente “Cattelan-season”. Un invito, come recitava la locandina di presentazione, a riflettere sul fluire del tempo e sulla funzione della complessità contemporanea. Bergamo ha riflettuto su questi grandi temi veicolati dalle opere dell’artista italiano più conosciuto (e più pagato) nel mondo vivace e contraddittorio dell’arte contemporanea?

Mi pare che la chiamata a Bergamo di Maurizio Cattelan non abbia svolto la funzione per la quale lo si è convocato. Il fluire del tempo? E chi mai lo ha messo in discussione? La complessità del nostro tempo oscuro e tormentato ha avuto risposte dalle opere dell’artista che ha fatto del suo linguaggio un intento di intelligente provocazione? Vale la pena di ricordare che la famosissima banana attaccata col nastro adesivo alla parete di una galleria è stata venduta all’asta nel 2019 per 120mila dollari, raggiungendo poi la cifra incredibile di 6,2 milioni di dollari sborsati dal nuovo compratore Justin Sun che poi se l’è addirittura mangiata. Sarebbe facile pensare che il problema non è la frutta scelta dell’artista Cattelan ma colui che la compra a quel prezzo di fronte a milioni di persone che muoiono di fame nel nostro mondo.

 

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Provocazioni, incerti significati. Il dibattito su arte e città non ha decollato

Nei luoghi diversi della città, al chiuso e all’aperto, abbiamo visto il bambino in camicia rossa sulla groppa del monumento a Garibaldi; un clochard in marmo addormentato che ha fatto pipì sul pavimento, un’aquila imperiale di dimensione colossale e altre opere un poco goliardiche. Esprimono un’idea, un concetto? Cosa comunicano di preciso? Il bambino in camicia rossa sulle spalle dell’eroe dei due mondi è in rifermento alla futura Resistenza dei più giovani? È la definizione di un nuovo rapporto tra le generazioni?

Accontentiamoci, per ora, di un benevolo sorriso guardando a naso all’insù. Accanto allo stupore dei più, mettiamo i plausi di chi ha organizzato l’evento e l’indignazione dei benpensanti. Ma, per favore, non carichiamo questa operazione artistica di aspettative profonde riguardo alla persistenza del pensiero che avrebbe dovuto infiammare il dibattito sulla cultura in città, al passaggio di queste meteore. Il dibattito sulla cultura in città non è cresciuto di un centimetro. Accontentiamoci di sapere che Cattelan non ha avuto un compenso e che l’operazione è costata 200 mila euro alle casse comunali.

Intanto, al Cimitero, i coriandoli dorati fanno discutere

Sospendiamo, per ora, il giudizio sulla opportunità e sulla artisticità anche dell’evento più prossimo: per “Contemporary Locus” l’installazione dei coriandoli dorati sul Cimitero Monumentale dell’architetto Pirovano.

 

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C’è chi parla di provocazione, di lesa maestà, di monumento oltraggiato, di impropria scelta del periodo in cui ci si reca al camposanto in tanti. Gli addetti ai lavori ne esaltano lo spirito di vita contrapponendolo alla staticità della morte. Anche per questa effimera occasione, val la pena di discutere l’artisticità di un intervento che non rappresenta neanche una novità così dirompente?

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