L’artista Mona Hatoum, nata a Beirut in Libano da famiglia palestinese, oggi vive a Londra ed è considerata una delle figure di spicco dell’arte contemporanea. In questi giorni ha inaugurato una serie di installazioni presso il complesso della Fondazione Prada a Milano. Fino al 9 novembre si può visitare la mostra che si intitola significativamente “Over, under and in between”.
Il mondo in una cartina che cambia

Sul pavimento grigio, oltre trentamila biglie rosse di vetro delineano una cartina del mondo in potenziale cambiamento. La mappa si sfaglia, si ricompone, muta nelle dimensioni e nei confini. Perde pezzi quando le biglie vengono mosse; la forma dei continenti si distorce e costruisce una nuova rappresentazione, a partire dallo stimolo del cartografo Arno Peters che nel 1973 ha dato forma nuova alla cartografia, correggendo la prospezione di Mercatore su cui si sono basati i nostri atlanti di scuola. Dunque, la mappa di Mona Hatoum non è neutrale, tiene conto delle dinamiche di potere e di dominio dentro il nostro tempo di equilibri instabili.

“Una mappa, ben lungi dall’essere una fedele rappresentazione dell’esistente, non è mai neutrale, è sempre un’elaborazione. Una carta dice ciò che le si vuol dire”.
Anch’io sono un distruttore di atlanti
Anch’io sono un distruttore di atlanti dentro il modesto lavoro artistico di questi ultimi anni. Nelle mie mappe ci sono mostri, animali, scene di vita quotidiana, segni e segnali, visioni ancestrali, vie strade sentieri, fiumi laghi e montagne e forme di continenti in perenne mutazione come nella storia della rappresentazione di rotte nautiche e portolani… C’è posto anche per il paradiso, quello perduto, e l’inferno della disumanità, c’è anche un hortus conclusus.

Tutto cambia in un perenne movimento, senza il metro o il contachilometri, senza google map, senza la sicurezza di raggiungere la meta. Ma questa instabilità spinge a tracciare nuove rotte prima di andarsene da questo mondo incompiuto senza aver mai fatto la nostra minuscola parte.

In un bel libro di Paul Richardson, professore dell’Università di Birmingham, intitolato “La bugia delle mappe” (Marsilio ed.) si analizzano alcuni miti della geografia che sembrerebbero incrollabili. Invece sono in continuo movimento le divisioni del mondo in confini, continenti, frontiere, dogane, sovranità nazionali, espansionismi, vie della seta, precarietà delle delimitazioni africane al tempo del colonialismo.
Siamo invitati a ripensare a queste certezze in un mondo che non è più statico. Bisogna ripensare anche al mito della difesa dei confini attraverso l’uso delle armi e opporsi alle leggi che bloccano la mobilità umana. Le merci possono circolare liberamente,

gli uomini no.
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