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“Abbiamo un assessore in più”

riunione politica discussione

Un partito vince le elezioni. Ma la vittoria diventa totale quando si riesce ad avere un assessore in più. La politica è diventato uno scontro da retrobottega. Conclusione: nessuna meraviglia se la gente non va più a votare

 

 

Apprendiamo dai Mass Media che un neoeletto Governatore, uscito vittorioso dalle recenti elezioni di regionali fine novembre 2025, ha varato la nuova Giunta.

Come sempre accade quando si tratta di maggioranze di coalizione, la composizione della Giunta necessita attente e ponderate trattative che, per quanto possibile, da un lato rispecchino il responso degli elettori chiamati alle urne e dall’altro siano funzionali alla realizzazione del programma elettorale.

La Giunta: un arduo puzzle da comporre

Secondo fonti di stampa, tuttavia, il maggior partito a sostegno della coalizione vincitrice, assegnatario di 14 seggi su 29 spettanti alla maggioranza, non si è visto riconoscere adeguatamente nella scelta degli assessori i propri “desiderata” dando adito a parecchi malumori: evidentemente alcune aspettative sono andate deluse. A quanto pare, il “manuale Cencelli” non sempre funziona.

Taglia corto il responsabile regionale del partito stesso il quale ha candidamente dichiarato: «Nella giunta *** [precedente] avevamo tre assessori e un presidente del Consiglio, ora abbiamo un assessore in più. Un riconoscimento pieno al *** [nostro Partito]. Certo, non coprono tutte le province e tutte le sensibilità, troveremo un modo per chiudere il cerchio» (il virgolettato non è mio ma è della pagina del Corriere del Mezzogiorno del 18 gennaio).

La Politica sempre più con la “p” minuscola

La cosa che mi ha colpito nella dichiarazione sopra riportata è l’identificazione del motivo di soddisfazione del responsabile regionale ossia l’avere ottenuto un «assessore in più»

Altri potevano essere i motivi di orgoglio che ci si sarebbe potuto aspettare: ad esempio che la nuova Giunta presentasse profili di assessori con maggiore esperienza e competenza; oppure che la squadra così composta fosse la più adeguata a realizzare il programma elettorale; oppure che meglio rispecchiasse l’orientamento dell’elettorato. No, nulla di tutto ciò!

Gli assessorati come centri di spesa

Torna allora alla mente la lucida e sconfortante analisi proposta tempo fa da Lucia Annunziata (ex presidente Rai e conduttrice di una nota rubrica televisiva) secondo la quale, provo a dirlo con parole mie, per la classe politica i ministeri (ma si potrebbe dire la stessa cosa per gli assessorati) sono più “centri di spesa” ossia strumenti con cui i partiti accrescono il consenso e gestiscono il potere che non motori di efficienza e di effettivo servizio pubblico; da ciò la necessità, secondo l’Annunziata, di una "razionalizzazione" e di un ripensamento del ruolo dello Stato.

La disaffezione

Non stupisca che alla tornata elettorale per il rinnovo delle cariche regionali in questione abbia votato poco più del 40% degli aventi diritto al voto.

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