La parrocchia è come la donna del vangelo che soffre di perdite di sangue. Ha speso molti dei suoi beni per curarsi ma non ci è riuscita. Bisognerebbe lasciarsi "toccare" da Gesù
Sequeri paragonava alcuni decenni fa la parrocchia a una donna obesa con le gambe gonfie: oberata di incombenze, incapace di camminare. Donna a cui urgeva e s’imponeva una seria cura dimagrante.
Io, parroco indaffaratissimo che ha combinato poco
A volte la parrocchia l’ho incontrata nella donna emorroissa stremata da anni di perdite. Nell’impotenza - o non piuttosto nell’involonta ? - di trovare una cura medica dopo aver speso molte energie senza alcun vantaggio, anzi soffrendo sempre di piu . Ma a differenza di questa donna apparsa nel Vangelo coloro che si sente custodi della parrocchia non osano toccare e lasciarsi toccare da Gesù anche solo attraverso il lembo del suo mantello. E quanto dico tocca una ferita ancora aperta e non del tutto rimarginata come una fessura da cui lascio passare la luce.
Io stesso, per trentatré anni, e ventidue da parroco, mi sono buttato a capofitto nella parrocchia: con pensiero, passione, dedizione. Eppure, e stato un travaglio doloroso arrivare a riconoscere che non era più il tempo di intestardirsi nel voler cambiare ciò che non voleva cambiare. Tante commissioni per non cambiare nulla. Ho capito che l’unico cambiamento possibile era il mio: una svolta di rotta. Non un ritiro, ma la ricerca di un nuovo corso d’acqua in cui rimettermi a servizio della Chiesa, in altre terre esistenziali dell’umano. Attualmente come Consulente ecclesiale per InConTra il Centro di giustizia riparativa di Bergamo continuando a mantenere un piede in parrocchia, sì , ma non più come parroco: come semplice collaboratore.
Il Covid è stata l'occasione per "chiudere" e ripensare. Non ne abbiamo approfittato
Nell’intervista di Rocchetti c’è questo passaggio: “Fermiamo tutto per un anno, due anni. E dedichiamo questo tempo alla riflessione e al discernimento…
” L’occasione di fermare questa emorragia ci era stata data nella pandemia. Avremmo potuto viverla la pandemia del Covid come un anno sabbatico, una sospensione feconda. Invece ci siamo affrettati a tornare “come prima”, senza riconoscere il lutto necessario e senza lasciar nascere qualcosa di nuovo. Non abbiamo colto il segno dei tempi, non abbiamo ascoltato quel piccolo virus che ci e piombato addosso, che ha avuto la forza di fermare addirittura tutto il mondo, di chiudere persino le nostre chiese. Cosa che noi non avremmo mai avuto la forza di farlo. Quel virus l’abbiamo percepito solo come un nemico anche in riferimento all’arresto delle nostre cose. E pensiamo che qualcuno voglia ora fermarsi quando allora non abbiamo saputo vivere quel vuoto come un grembo gravido? Subendo quel tempo come una perdita, non ne abbiamo tratto nessun guadagno, presi dall’ansia di recuperare il tempo perduto ci siamo trovati peggio di prima, senza respiro, chiusi di nuovo in un ambiente senza ricambio d’aria.
Qualcuno ha tentato. Ma tutto o quasi è tornato "come prima"
Qualcuno per la verità, pochi tra noi, ci aveva anche provato a immaginare e dare forma a un cristianesimo più in uscita nelle case degli uomini proponendo e affidando a uomini e donne forme più domestiche e familiari della fede e pratica religiosa riconsegnando alle famiglie il compito di tradurre le parole e i gesti cristiani in pratiche di vita quotidiana. Un’occasione per lasciare un po' quel gergo ecclesiastico sempre più incomprensibile ai più tornando invece a parlare quella lingua natia che ogni uomo e capace di intendere. Poi però velocemente si è rientrati riportando tutto in parrocchia e sostanzialmente affidandosi da parte dei laici alle direttive del prete e alle forme ritenute da lui più abituali e convenienti. Chiudendo la “brutta parentesi” della pandemia. I calendari sono tornati a riempirsi. Quanto tempo rimane per curare le relazioni? Nell’ordinarietà delle giornate per molti preti non rimane il tempo per far visita in casa anche quando e un loro collaboratore che si ammala, per accasarsi in casa di una persona in necessità con un pezzo di formaggio, per invitare una sera in casa degli amici per una cena o invitando qualcun altro a fare due passi insieme …
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