Si sono viste, ieri, delle foto di Maria Corina Machado, la premio Nobel per la pace che incontra papa Leone. Un particolare mi ha colpito. Se non ho visto male, la Machado, aveva al collo una corona del rosario. Si sa che la Machado è cattolica e la sua convinzione personale era uno degli elementi che la distinguevano da Maduro
Le destre difendono i valori cristiani. Le sinistre li ignorano
Ma la scena di ieri mi ha lasciato, diciamo così, un po’ perplesso. O meglio, mi ha fatto riflettere su un tema che la corona della Machado fa riemergere ma che esisteva già prima e che esisterà ancora dopo.
La Machado è conservatrice e vicina a Trump, al quale, tra l’altro, voleva consegnare il suo nobel in omaggio alle note ambizioni del Presidente USA. La linea conservatrice della Machado fa riflettere proprio in rapporto al piccolo particolare della corona al collo durante l’udienza pontificia.
Le destre sono spesso religiose. Lo stesso Trump che non sembra essere preso da particolari vertigini mistiche, è religioso o, per lo meno, dice di esserlo e, soprattutto, ci tiene a farlo vedere. In casa nostra Salvini è un militante cattolico, tutto lui, rosari e vangeli (per la verità si è un po’ calmato, pare, ma le antiche passioni religiose non sono mai state smentite). Militante e cattolicissima la Meloni. E così molti altri.
Ora, di fronte a tanto militantismo religioso da parte di questi noti e notissimi politici mi si impone una riflessione, piuttosto scontata, forse, ma che i protagonisti della politica ci costringono a rispolverare. Questi personaggi sono politici e, insieme, si dicono credenti e, per quanto ci è dato sapere, lo sono. Molta della nostra cultura di credenti è convinta che politica e fede (sto usando “fede” e “religione” come comodi sinonimi anche se, come noto, sinonimi non sono) politica e fede sono due mondi, che possono avere dei rapporti, ma che sono diversi. Sulla diversità quasi tutti sono d’accordo. Sui rapporti, quali e quanti devono essere, non è d’accordo quasi nessuno.
Semplificando, si deve dire che le destre tendono a esibire il loro rapporto con il mondo della fede e tendono a presentarsi come i difensori dei valori “cristiani”. E i valori cristiani sono, essi pure, quelli che si vedono e sono ampiamente scontati: istituzioni ecclesiastiche, matrimonio, differenze rispetto alle altre fedi, rispetto delle autorità, soprattutto se collocate in alto. La fede è pubblica, “politica” e “va da sé”. Le sinistre tendono invece a nascondere quei valori, a supporli: la fede, se e quando c’è, è privata. E i valori sono quelli che non si vedono e vanno continuamente ridefiniti: giustizia, attenzione ai poveri, rispetto delle leggi e delle istituzioni… Sempre semplificando, per le destre il rapporto fede – politica è dato, per la sinistra va costruito. Gli estremi opposti sono evidenti: la destra può usare la fede fino a tacitare la politica, la sinistra può usare la politica per tacitare la fede. In effetti, la Meloni parla spesso di religione, la Schlein e compagni non ne parlano mai.
I credenti “cittadini di passaggio” e le vecchie inquietudini
Ancora una volta, i credenti, noi credenti che non facciamo politica di mestiere, ci sentiamo lì in mezzo, distanti sia da chi usa la fede sia da chi la ignora. A Meloni diciamo che non basta difendere le tradizioni ma bisogna onorarle oggi, accogliendo migranti (Salvini permettendo), facendo politiche per i poveri (Tajani e berluscones permettendo)… A Schlein diciamo che non basta fare leggi e proclamare programmi ma anche rispettare i motivi di chi ha una fede e può, in nome di quella fede, contestare quelle leggi e criticare quei programmi.
Insomma, noi cristiani siamo “condannati” a essere “cittadini senza stabile dimora”, cittadini di passaggio: abitiamo la città ma non la consideriamo come la nostra dimora definitiva: siamo in viaggio, infatti.
Lo diceva la lettera a Diogneto, II secolo. Pensa un po’ te come siamo vecchi e come sono vecchie le nostre inquietudini.
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