Da pochi giorni abbiamo concluso le celebrazioni delle feste di Natale. Almeno nelle mie parrocchie le mitologiche file al confessionale nei giorni precedenti al Natale sono un ricordo, non così vetusto, ma certamente sono un ricordo. So che non è ovunque così, dove c’è un parcheggio, una strada battuta, qualche prete in più o un santuario la gente si ferma a confessarsi. Ma da noi no.
Con questo articolo inizia la sua collaborazione Manuel Belli, docente di sacramentarla, autore di diversi studi. Il più recente: "Le confessioni del parroco imbruttito”, edizioni San Paolo
Il 9 per cento alle messe. Folle enormi alle sagre parrocchiali
Da noi - siamo nella media valle Cavallina - nelle 11 messe che celebriamo ogni domenica vengono circa 500 persone, il 9% degli abitanti. Quando facciamo un’iniziativa formativa arrivano circa 30 persone, lo 0,5%. Abbiamo percentuali bulgare nelle iniziative aggregative (le sagre parrocchiali assorbono moltissime energie in termini di volontariato e attirano migliaia di persone, così come al centro estivo non manca quasi nessuno), in quelle devozionali (la processione del patrono comunque ha il suo giro) e nei percorsi di iniziazione cristiana ( sacramenti del battesimo, dell’eucaristia e della cresima) sono richiesti dalla stragrande maggioranza delle famiglie.
Non è facile capire cosa stia succedendo: non ti interessa approfondire la fede, ma alla processione vieni; non farai mai più la comunione ma al figlio la fai fare per la prima (e quasi ultima) volta; non vuoi il sacramento del matrimonio, ma quello del battesimo per il figlio sì.
C’entra il cervello: scegliere costa energia
Daniel Kahneman offre un modello di pensiero a mio avviso interessante a questo proposito. Nel suo libro Pensieri lenti e veloci (Mondadori, Milano 2012) sostiene che la nostra mente sia caratterizzata da un sistema “a risparmio energetico”: motivarsi, scegliere, preferire, selezionare, approfondire sono operazioni che richiedono un notevole dispendio energetico. Raramente noi scegliamo perché abbiamo fatto tutte le analisi del caso: il nostro cervello è una macchina calcolatrice perfetta di “dispendio energetico”, se i benefici sono ragionevoli e il costo energetico è basso rispetto ai benefici, tendiamo a fidarci di credenze senza troppi approfondimenti.
Poniamo un esempio: verosimilmente sei seduto/a su una sedia. Come puoi essere certo/a che la sedia sia stabile? Hai fatto controlli ingegneristici? Hai verificato l’usura del materiale? Molto probabilmente no, ma hai considerato che il caso di rottura ha una probabilità bassissima, il danno non sarebbe enorme, il tuo cervello ha pensato che non servisse una grossa verifica, basta aderire ad una credenza. Molto probabilmente ti andrà bene, la possibilità che andrà male è bassa, ma meglio un minuscolo rischio che un dispendio energetico per ogni volta che ti vuoi sedere.
Il caso è analogo alle volte in cui probabilmente ti andrà male. Hai mai preso un biglietto della lotteria? Evidentemente chi te lo ha venduto ci guadagna, e probabilmente tu no. La cosa più probabile è che tu perda. Però un biglietto costa poco rispetto all’improbabile guadagno: se pago un euro e magari vinco un premio che vale mille euro, con ogni probabilità non mi metto a fare troppo calcoli probabilistici. Lo faccio e il mio cervello pensa che energeticamente ho fatto un affare: non ci ho perso quasi nulla, è poco probabile che vinca, ma se vinco guadagno molto. Kahneman parla di questi ragionamenti come “sistema motivazionale 1”: tendiamo ad aderire a credenze anche solo probabili se abbiamo l’impressione che l’energia che investiamo è poca rispetto a un guadagno anche improbabile, o se ci sembra proporzionata rispetto a un guadagno probabile.
Il passato: proviamo anche con Dio. Non si sa mai
Gli stessi ragionamenti si possono fare per la fede. Nella scuola dove insegno c’è una tradizione: prima di compiti particolarmente impegnativi telefonano alle suore di clausura del paese per chiedere una preghiera. Una mattina ho visto fare la telefonata da una mia studentessa non cristiana; le ho chiesto le ragioni e mi ha risposto: «Beh, mettiamo che funzioni! Tanto non mi costa nulla». Direi che è una meravigliosa conferma delle tesi di Kahneman: l’investimento energetico è quasi nullo, il guadagno, per quanto improbabile, è elevatissimo, e dunque perché no?
Mi domando, forse tanti nostri modi di vivere la fede, non sono tipici di un “sistema motivazionale 1”? Fino a qualche decennio fa reggeva il primo caso del sistema motivazionale 1, quello cheabbiamo esemplificato con la sedia: ci guadagno con una buona certezza cose per cui investo energie proporzionate. Che ci sia un paradiso, che ci sia una grazia di Dio, che valesse la pena di seguire una certa etica, che la Chiesa potesse essere un’istituzione degna di fiducia erano credenze piuttosto diffuse. Non credo che ci fosse un livello di indagine critica più elevato: forse una maggiore conoscenza del catechismo, quello sì. Ma non penso che i nostri nonni avessero tutti sviluppato abilità apologetiche e dialettiche nei confronti di probabili obiezioni alla fede. La maggior parte ci credeva, c’era stima di chi ci crede, più o meno si faceva quello che facciamo quando ci sediamo su una sedia: tantissime persone vi si sono sedute, non è caduto nessuno, ritengo probabile che non succeda nemmeno a me.
Il presente: lo faccio, tanto non ci perdo niente
Oggi mi sembra che, pur rimanendo nel sistema 1, le cose siano cambiate. Non c’è la certezza di un probabile guadagno, anzi: da alcune recenti indagini statistiche sembra che 1 italiano su 2 non creda nell’esistenza di Dio. Però sono molti di più gli italiani che portano i figli in chiesa per il battesimo, che gli fanno fare la prima comunione, che vengono alla processione o che accendono una candela in chiesa. Sembra un comportamento analogo all’acquisto di un biglietto della lotteria: non è per nulla probabile che guadagni qualcosa, ma mi costa talmente poco rispetto a un guadagno improbabile ed enorme che comunque lo faccio.
Nelle mie parrocchie ogni anno il consumo di lumini è di circa 3500 unità. Non credo che tutti vengano ad accendere un lumino sicuri che saranno esauditi nelle loro preghiere, e forse molti nemmeno sono convinti che esista Dio. Ma costa pochissimo (almeno, nella maggioranza dei casi: ho notato santuari con prezzi veramente impegnativi!), per quanto improbabile il risultato, perché non tentare?! Analogamente, magari uno non crede in Dio, o almeno non ha mai investito molte energie per affrontare il problema, non ne sente il bisogno, ma i bambini alla catechesi li manda: non ci perdi molto, comunque regali un bel momento di festa al figlio, metti che Dio esista (cosa improbabile ma non da escludere) fai l’affarone; ma perché no? Male non gli fa. Il centro estivo conviene: costa meno di altri enti, una preghiera non si è mai sentito che faccia del male a qualcuno, il don è simpatico e ci sa fare con i ragazzi, ma certo che lo mando il figlio in parrocchia!
Il confessore: uno psicologo che non costa nulla
Certo: nel primo caso della probabilità di un alto guadagno sei disposto a investire di più; nel secondo caso di un improbabile guadagno cerchi di investire sempre meno. Non credo sia un caso che le poche confessioni che mi capita di ascoltare sembrino più colloqui che sacramenti: dallo psicologo sono almeno 70 euro e non è detto che si risolva qualcosa; dal prete è gratis e molto probabilmente non cambia nulla, ma è gratis, perché no? Una volta comunque a Natale e Pasqua andavi a confessarti, quando pensavi che fosse molto probabile che ti servisse per la vita eterna. Mi sembra siamo passati da una fede “Ritengo molto probabile che ricevo molto” a una fede “Probabilmente non ricevo molto, ma tanto costa pochissimo”. E comunque in tutti e due i casi del sistema motivazionale 1, i benefit sono assicurati: accettazione sociale, rassicurazione, senso di identità.
Io non penso che la fede possa scomparire, almeno nella forma del sistema motivazionale 1: se Dio è probabile, magari investo molto di più per avere molto, se Dio è improbabile investo meno, ma comunque è così alto l’improbabile guadagno che se è poca la richiesta, vale sempre la pena.
La candela la accetto. Ma non basta
Quello che Daniel Kahneman ipotizza però è l’esistenza di un “sistema motivazionale 2”, fondato sulla ricerca personale, sulla disamina delle questioni, sull’approfondimento. L’adesione a qualcosa mediante analisi, ricerca, interrogativo è energeticamente dispendiosa. Nasce perché ci sentiamo messi in questione. Vogliamo capire meglio. Poi l’adesione che ne viene è più solida.
Attenzione: potrebbe anche venirne un rifiuto. Quello che è certo è che non aderisco per una credenza diffusa, ma disposto a giocare in perdita per un’idealità che ritengo meritevole di energie. Il sistema motivazionale 2 è raro, lo usiamo poco. Io non penso che in passato fosse molto più messo in gioco per la fede. Solo che si rimaneva nel sistema 1 con la credenza diffusa di una maggiore probabilità di guadagno, oggi con una credenza diffusa di una maggiore improbabilità.
Forse un po’ va bene così. Non siamo una setta perché la porta è aperta anche a chi vuole accendere una candela senza sapere se esista Dio. Il problema è che molti che entrano nel sistema 2 lasciano la Chiesa. Forse dobbiamo continuare a fare processioni, battesimi e sagre. Ma servirebbe una Chiesa capace di rendere ragione. Chi viene per una candela dovrebbe trovare anche chi gli sa consigliare un libro, chi viene per un battesimo dovrebbe anche trovare qualcuno che mastica due dati culturali, chi viene per una processione dovrebbe trovare qualcuno dotato di ironia e capace di far intravedere che c’è altro, chi viene per il patrono dovrebbe trovare anche maestri di preghiera.
Mi sto domandano se ne sono capace, qui nel mio confessionale vuoto da quasi un’ora.
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Rocchetti