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Il santo del sorriso. Memoria del Papa venuto dalla fine del mondo

Oggi è il l'anniversario della morte di Paolo VI (1978). Il recente giubileo dei giovani, tra le altre cose, ha ricordato i Papi del recente passato. Don Matteo Cella coglie questa occasione per ricordare una telefonata che, al tempo del Covid, Papa Francesco gli aveva fatto. In quel periodo don Matteo era impegnato a Nembro, nel centro drammatico della pandemia

 

Papa Francesco01Era il 3 giugno 2013 quando ho scattato questa foto. L’occasione era solenne: il 50° anniversario dalla morte di un altro pontefice molto amato, il bergamasco Angelo Giuseppe Roncalli, Giovanni XXIII.

Nella basilica di San Pietro si erano radunati i pellegrini provenienti da Bergamo per una celebrazione che aveva il tono della gratitudine per tutto ciò che il Papa Buono aveva rappresentato: la mitezza e la semplicità, la disponibilità al dialogo, il desiderio della pace, la vicinanza all’uomo nella sua concretezza, l’apertura alla contemporaneità con l’intuizione del Concilio.

Gratitudine e speranza si univano in un momento popolare e al contempo solenne. Papa Francesco era stato eletto solamente da una dozzina di settimane: era apparso alla loggia che affaccia sull’enorme piazza circondata dal colonnato del Bernini come una novità. Veniva “quasi dalla fine del mondo”, ha salutato con un cordiale e laico “buonasera” e si è dimostrato da subito capace di parlare il linguaggio della gente e della comunione nello spirito del Vaticano II. Era una promessa consegnata ad una Chiesa affaticata e disorientata.

Il sorriso, simbolo di uno stile

In quel pomeriggio di giugno, Papa Francesco ha regalato il suo saluto ai pellegrini bergamaschi consegnando soprattutto il suo sorriso. Proprio il sorriso credo sia l’icona del suo ricchissimo ministero che si è disteso nei successivi dodici anni. Ha portato un volto evangelicamente felice nelle tante udienze del mercoledì affollate di popolo, nei viaggi apostolici che l’hanno condotto per il mondo - spesso in luoghi simbolo delle tragedie contemporanee - negli incontri con i rappresentati delle istituzioni e delle religioni alle quali ha chiesto di essere veicolo di pace e di riconciliazione.

Il suo sorriso è stato il vero manifesto programmatico del pontificato che è poi confluito nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium con la quale ha tentato di risvegliare nella Chiesa la consapevolezza della sua vocazione missionaria e la freschezza necessaria per avvicinare il mondo e la storia.

In più occasioni mi è capitato di partecipare a eventi alla presenza del Papa. E la sua positività è stata la costante di ogni incontro. Era esigente, specialmente con i giovani. Mai accomodante o lusinghiero. Ma autentico e quindi credibile, capace di aprire scenari e guardare oltre il presente. Anche la sua istintività, da qualcuno ritenuta imprudente e inadatta al ruolo, lo rendeva interessante e a tratti profetico. Non ci sarà un altro Francesco, ma alcuni aspetti della personalità di quest’uomo sarebbe davvero necessario restassero nelle pieghe della vita dei credenti.

Maggio 2020: Francesco mi telefona

Non sorrideva invece il giorno, per me inaspettato, nel quale ha preso il telefono per chiamarmi. Era il periodo funesto del Covid, maggio 2020. Il momento più critico del contagio era ormai alle spalle ma nuove sfide e tanta incertezza erano le condizioni di quel periodo. Qualcuno ha suggerito al Papa il mio contatto e lui con l’intraprendenza che lo caratterizzava si è fatto presente: “So della vostra sofferenza, mi hanno detto del vostro lavoro. Chiamo per ringraziare”. In quelle giornate non c’era spazio per facili sorrisi, le parole del Papa sono arrivate come un carico di vita vera e di speranza.

Le immagini che lo ritraggono serio e in preghiera davanti al crocefisso in una piazza San Pietro deserta sono diventate storia e raccontano di una fede che sa farsi realmente carico dei drammi della storia ma senza rinunciare al dialogo con Dio e allo sguardo sul domani. Non un sorriso sul volto ma impresso nel cuore. Così anche nella telefonata del Papa c’era tutta la potenza di un cuore volto al bene e quindi invincibile, radicato nella storia ma rivolto al cielo. E c’era la preoccupazione di raggiungere chi è custode del futuro: “Salutami i tuoi ragazzi” – così si è congedato.

La competenza di stare con postura evangelica nel presente, di accoglierne le sfide e di interpretarle alla luce del messaggio di Gesù e di stringere alleanza con tutti coloro che desiderano il bene mi pare l’eredità preziosa di questo pontefice che, come ogni persona rinata nell’acqua del Battesimo, non possiamo che riconoscere come santo. Il santo del sorriso.

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