Chiesa nel digitale. Una sfida da non perdere

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Il digitale – email, newsletter, facebook… – c’è e va usato.
Ma usato bene. Alcuni suggerimenti.
Un libro recente ne parla. Interessante

Per un piccolo percorso sulla comunicazione con i catechisti della Comunità Ecclesiale Territoriale cui appartengo, ho avuto modo di leggere diversi testi, molti dei quali inerenti la comunicazione digitale.

Il virtuale è reale

Un testo particolarmente interessante è quello curato da Fabio Bolzetta, edito da Tau Editrice nel 2022, “La Chiesa nel digitale. Strumenti e proposte”. Il volume inizia il suo percorso con un’analisi efficace dell’ambiente digitale, constatando che il virtuale è a tutti gli effetti reale, perché di virtuale c’è soltanto lo strumento utilizzato per la comunicazione.

Basta vedere che cosa succede sui social per accorgersi che il virtuale incide sul nostro vissuto

È sufficiente verificare il modificarsi delle relazioni effettive tra le persone a seguito di uno scontro sui social networks per accorgersi di quanto ciò che avviene nell’ambito digitale ha incidenza sul vissuto concreto della gente (su questo, i principi del Manifesto della comunicazione non ostile risultano particolarmente efficaci e, nonostante risalgano al 2017, attualissimi).

Tutti gli altri capitoli del testo sono dedicati alle possibilità che si aprono per la Chiesa nell’ambiente digitale. Suggerisco un paio di spunti, sperando essi invitino chi leggerà queste righe alla lettura del testo sopracitato.

Newsletter, sito parrocchiale parrocchiale. Istruzioni per l’uso

Una prima analisi efficace è quella inerente le newsletter e il sito parrocchiali. La mail resta, oggi, uno strumento fondamentale per la comunicazione, soprattutto in ambito lavorativo. Lo stesso, se ben gestito, vale per la parrocchia. Una buona newsletter parrocchiale può essere strumento che permette di consegnare ai parrocchiani le informazioni fondamentali della settimana, a condizione che… non sia eccessivamente lunga. Un testo eccessivamente prolisso, anche sulla mail, non invoglia il lettore a leggere. Molto meglio mettere in evidenza, anche con un uso appropriato del grassetto e del corsivo, le informazioni fondamentali. Eventuali altre informazioni, o immagini, o video, possono essere suggeriti mediante link di rimando, lasciando al lettore la scelta di cosa visualizzare.

Il sito parrocchiale deve essere completo e costantemente aggiornato

Il sito parrocchiale, poi, deve essere completo e costantemente aggiornato; quest’ultimo passaggio è decisivo. Le parti dinamiche soprattutto, quali gli indirizzi e contatti dei preti e il calendario delle celebrazioni e delle attività, devono essere aggiornate settimanalmente. Un sito non aggiornato non è decisamente un bel biglietto da visita per la parrocchia. E’ bene quindi che ci sia qualcuno, magari un giovane, che si prende cura di questo aspetto.

Attenzione! La schermata “home” del sito parrocchiale è fondamentale: se troppo “piena” è inefficace. Meglio poche cose ben disposte, che rimandano poi a sezioni specifiche del sito da cercare appositamente (attività, bollettino parrocchiale, vita dell’oratorio, immagini, ecc.), che una “home page” disordinata che invoglia a fuggire dal sito.

Facebook e Instagram

Un altro ambito di indagine del testo è stato quello inerente l’utilizzo di Facebook e Instagram per la pastorale. Mi ha interessato molto il capitoletto che si domanda cosa pubblichi un prete su Facebook; in particolare, mi sono piaciuti i consigli offerti.

È bene che un prete abiti senza paura il digitale (senza eccedere ovviamente: stare fisicamente con le persone viene prima!!!), con alcune attenzioni. Ad esempio, fare del digitale il luogo (sì, il digitale è un luogo, come una stanza!) per pubblicare soltanto le proprie omelie è inopportuno. Infatti, senza nulla togliere all’importanza dell’omelia nella liturgia, è decisivo che si pubblichino anche spaccati di vita reale.

Il prete nel digitale: non solo per pubblicare l’omelia

Le persone coglieranno la vicinanza del loro sacerdote non solo se pubblicherà preghiere e omelie, ma anche riflessioni sull’attualità, ricordi di eventi o di donne e uomini che hanno fatto parte della comunità e non ci sono più, anniversari importanti di amici: è la vita della gente che deve essere messa a tema in modo buono sui social.

E se il prete commenta i post degli altri? Benissimo, ma lo faccia… da prete! Se il suo intervento può essere utile o portare qualcosa di buono alla discussione in atto, magari riportandola sull’oggetto del dibattito ed evitando eventuali divagazioni, l’intervento è opportuno. In caso contrario, anche la scelta del silenzio e della non risposta a provocazioni sterili è una scelta ottimale.

Insomma, c’è da lavorare per la Chiesa, anche nell’ambito della comunicazione digitale; infatti, questa non è sfizio di appassionati, ma uno strumento attraverso il quale la Parola di Dio, la fede e l’umanità possono raggiungere la vita delle persone.    

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