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Il mondo che cambia. L’ONU modifica la mappa del mondo di Mercatore

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Il 14 settembre scorso l’assemblea delle Nazioni Unite ha deciso di raccomandare alle istituzioni del mondo di abbandonare la classica e tradizionale proiezione di Mercatore. La scelta non è vincolante, ma solo una raccomandazione a cui si è opposta con voto contrario la sola delegazione degli Stati Uniti.

 

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Le carte geografiche del mondo, appese nelle aule delle scuole di ieri e di oggi, erano quelle disegnate da Gerhard Kremer – italianizzato Mercatore – nella seconda metà del XVI secolo.

 

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La prospezione metteva al centro l’Europa e riduceva di molto il continente africano. L’Africa dunque era marginale. In proporzione il continente era più piccolo della Groenlandia. Invece è 14 volte più grande. L’Europa era rappresentata come più grande del Sud America. In realtà è la metà. Queste distorsioni erano funzionali a mostrare una gerarchia d’importanza nello scacchiere del mondo, evidenziando una chiara impostazione coloniale e imperialista. Come scrive Paolo Mozzi, docente di geografia fisica all’Università di Padova: “Qualsiasi proiezione si utilizzi, è una prospettiva, e in quanto tale un preciso punto di vista”.

 

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La decisione dell’ONU arriva dopo che 54 stati dell’Unione Africana avevano promosso una petizione in favore dell’Equal Earth. Una battaglia politica per l’identità e la riconoscibilità di un continente anche oggi semisconosciuto attraverso tante semplificazioni e altrettanti stereotipi.

L’idea di cambiare il modo di rappresentare il mondo non nasce oggi. Quando ero maestro di scuola negli anni ’70, avevo introdotto, appena diffusa, la novità della Carta di Peters (1916-2002, storico e geografo tedesco) che rappresentava ogni elemento cartografato con la sua vera estensione nello spazio, dando più dimensione ai Paesi del Sud.

 

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Gli scolari potevano così confrontare la nuova carta con quella appesa in classe. A quei tempi la geografia non era bandita dalla scuola di base!

 “Una mappa giusta non cambia la geografia del mondo. Cambia il modo in cui vediamo il mondo”. Così si esprime la risoluzione dell’ONU. La questione cartografica è culturale e politica.

Le mie mappe artistiche sono più gioiose e improbabili, ma è da una vita che elaboro nuove visioni da geografo mancato.

 

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