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Leggere l’enciclica di papa Leone in un mercato contadino ad Abidjan

Africa mercato

Il nostro collaboratore Raoul Tiraboschi è, stato, recentemente, in Africa. Da Abidjan, Costa d’Avorio, ci ha mandato questo contributo. Ci piace far incrociare questi due sguardi molto diversi: quello di uno di noi che dall’Africa guarda verso l’Europa e quello di papa Leone che dall’estremo lembo dell’Europa guarda verso l’Africa.

 

 

Dopo le encicliche di Papa Francesco, in particolar modo la "Laudato sì" del 2015 e la "Fratelli tutti" del 2020, questa nuova enciclica di Papa Leone, segna una evidente continuità di pensiero.

Molti autorevoli commentatori hanno già chiarito che non si tratta solamente una enciclica sull’AI; al contrario mi pare sia soprattutto relativa alla concreta vita quotidiana di tutti e di ciascuno, riguardando la custodia dell’essere umano nella sua integralità.

La scelta è molto chiara:

L’uomo può bastare a sè stesso e con l’aiuto della tecnologia diventarne quasi parte perfetta, come nella simbolica costruzione della Torre di Babele dove erano più importanti i mattoni degli operai che la costruivano? oppure l’imperfezione di ciascuno di noi, la biodiversità umana e naturale rappresentata dall’unicità di ciascuno, si può e deve sostenere nella sua fondamentale dignità attraverso il dialogo, la sussidiarietà e la solidarietà come nella costruzione delle mura di Gerusalemme narrata dal profeta Neemia?

Leggere l’enciclica in Africa

Nell' opportunità che mi viene offerta di ragionare su questa enciclica da Abidjan, dove mi trovo in missione per il progetto FAO chiamato Green cities, vorrei condividere alcune mie personali riflessioni. Anticipo che una lettura da questi banchi mi risulta molto diversa da quella fatta nella nostra città, perché immediatamente e costantemente il peso delle parole del Papa si misura con la realtà sensibile umana, sociale, ambientale, economica come in uno shock. Un paio di occhiali nuovi per capire spero più a fondo le parole del Papa.

Da subito al n. 2 una apertura importantissima:

….possiamo contribuire con impegno a tutte quelle iniziative che costruiscono un mondo più giusto, e possiamo chiamare altri a collaborare con noi nella promozione dello sviluppo integrale di ogni essere umano. Desideriamo entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, insieme ai quali prendiamo parte agli avvenimenti, alle domande e alle aspirazioni dell’umanità. Vogliamo individuare, insieme con loro, nuove strade per il bene comune e la promozione di una vita dignitosa per tutti.

Mondo più giusto, sviluppo integrale di ogni essere umano, bene comune e promozione della vita dignitosa per tutti. I principi ispiratori della dottrina sociale della Chiesa, posti già dal capitolo 2 come chiave di lettura civica, diventano terreno comune di condivisione strategica e di visione: la dignità inalienabile della persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà e la giustizia sociale.

Una diversa risonanza

L’ascolto di queste parole da questo mercato contadino, ma certamente anche in Italia come a Bogotà, a Nairobi o a Beirut, hanno una risonanza potente. Il cibo nella sua essenzialità, la sua produzione in simbiosi di rispetto con la Terra Madre, la correttezza del prezzo di vendita affinché sia quanto meno dignitoso il reddito di chi produce. La relazione tra chi produce e chi acquista che va oltre il puro scambio economico, le mani e il volto dei produttori, soprattutto di queste donne che rappresentano praticamente la stragrande maggioranza della manodopera nei mercati e nei campi a queste latitudini. E che si accompagnano sempre ai loro, moltissimi, bambini piccoli pur iniziando ogni giorno al mercato alle due del mattino vanno di pari passo al rispetto per il valore e dono del cibo, all’attenzione allo spreco e il sostegno a chi questo cibo non può permetterselo, diventano parole concrete nella lettura di questa enciclica.

I piccoli produttori, l'agricoltura familiare delle aree periurbane e remote, mal o poco collegate alla città, dove moltissime giovanissime mamme in particolare che rappresentano delle icone vive e attive destinarie delle parole del Papa e delle nostre azioni concrete.
Non a caso la FAO ha dedicato il 2026 alle donne contadine, con un ruolo enorme in questi contesti sociali e che per loro appare ai miei occhi come un destino già scritto alla nascita.
Il Papa (al n. 212) ci indica:

Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì – non altrove – è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza (anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio), oppure custodire la logica della pace (con verità, sobrietà, prossimità, cura).

La lode al limite

E’ proprio nell’azione quotidiana, civica e feriale che si gioca la partita in ogni parte del globo e la biodiversità umana e naturale sono emblemi della magnificenza.
È quindi naturale anche la lode al limite (n. 118) che ciascun piccolo produttore ben conosce e lo caratterizza ogni giorno:
Dobbiamo ricordare che l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite» (n. 118), perché «è proprio nel nostro essere limitati che trovano spazio la compassione, la sincera inquietudine di fronte ai bisogni degli altri, la generosità che sorprende anche in mezzo all’oscurità e al fallimento» (119).
L’ottimizzazione di tutti i processi misurabili, che portano allo scarto di ciò che non lo è, riduce o annulla quello spazio tutto umano e naturale ma che rende unica la vita di ciascuno. Anche in questo caso, il banco del contadino non misura la relazione con bambini della scuola che vengono in visita per capire la stagionalità dei prodotti, non misura la diversità delle varietà che tutelano la biodiversità e quindi la nostra salute e il pianeta, non misura i percorsi produttivi e la storia della vita dei produttori: tutte attività che secondo logiche attuali sarebbero in secondo piano, ma al contrario sono fondamentali nella relazione umana e nella costruzione costante di comunità. La comunità salva e rilancia, tutti insieme.
Ottimizzare i tempi grazie alla tecnologia per dedicarsi di più e meglio alle attività non misurabili e così profondamente umane.

Questo ampliamento dell’orizzonte viene indicato dall’enciclica come spettante anche alla società civile, oltre che alla politica.

Una possibile speranza. Anche per l'Africa

E quotidianamente nelle piazze del mondo questo accade, si concretizza, anche nei mercati contadini e attraverso di loro.

Con una differenza enorme tuttavia tra coloro che hanno la possibilità di accedere alla tecnologia, alla formazione, alla libertà economica che rende degno il lavoro svolto, rispetto a chi è completamente bloccato nel minimo della sostenibilità, arrangiandosi giorno per giorno e con nessuna speranza di cambiamento nel medio periodo.

Papa Leone con fermezza indica la strada:  "Nessuna mano, da sola, è sufficiente a sostenere il peso delle sfide che attraversano il mondo", evidenziando chiaramente  che è necessaria "una corresponsabilità coraggiosa" e globale per affrontare questo periodo storico così complesso e divisivo.Forse anche e soprattutto da qui, da quest' Africa ora e  nei secoli spogliata delle proprie forze migliori, delle proprie materie prime di ogni genere così preziose per il resto del pianeta, dove oggi non a caso molte delle sementi utilizzate sono di origine cinese e non locali, è possibile riavere quella speranza nell'uomo e nel futuro così perduta nell' apparente benessere in cui viviamo.Questa enciclica può aiutare a farlo, partendo da noi e dalle realtà nelle quali viviamo.

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