Celebrano concordia nella “Fiera Internazionale votata alla pace” .
Intanto accumulano armi in depositi già stracolmi.
Tutto anche oggi… con qualcosa in più.

L’ “Exposition Internationale des Arts et des Techniques appliqués à la vie moderne” - inaugurata il 25 maggio del 1937 - ospitava padiglioni nazionali di 42 Paesi nella spianata tra l’Hotel des Invalides e il Trocadero, oltre la Senna con al centro la Tour Eiffel.
Proposta come fiera della pace - era stata allestita perfino “la torre della pace” - l’iniziativa mostrava al contrario lo svolgersi di un’aspra contrapposizione culturale che presto avrebbe preso altre forme.
Speranze (vane) di arte e per un mondo nuovo
Il comitato organizzatore aveva chiesto ai paesi partecipanti di esprimere nelle forme e nei contenuti dei padiglioni le varie prospettive in elaborazione verso arte nuova applicata alla tecnica e all’industria per il progresso.
Tre padiglioni non rispettarono la consegna e guardarono al passato; Germania, Urss e Italia si vollero esprimere in tre diversi neoclassicismi: greco, la Germania ariana; romano, l’Italia Fascista; simmetria, chiarezza, eroismo, monumentalità per ideologia comunista, “faro dei popoli”.

Le dittature paludano di classicità l’ostentazione della forza
Ai margini dell’asse principale dell’Expo erano collocati, fronteggiandosi, il padiglione tedesco e quello dell’Unione Sovietica.
Alto oltre 30 metri, il padiglione dell’URSS era sormontato dalla colossale statua in acciaio alta 25 metri, pesante 65 tonnellate, rappresentante l’operaio e la contadina del kolchoz protesi da est verso ovest reggendo falce e martello.
Direttamente di fronte il padiglione tedesco - un parallelepipedo di marmo bianco alto 150 metri - sosteneva l’aquila imperale con la svastica tra gli artigli.

La rivista satirica “Candide” colse subito il messaggio latente nelle architetture e nelle scelte stilistiche con la vignetta pubblicata pochi giorni dopo l’inaugurazione: i padiglioni si dimostrano essere propaganda e, purtroppo, anche minaccia.
L’esposizione che intendeva celebrare pace e progresso diventa ostentazione di ideologie, poteri, forze contrapposte, sicumera nazionalista; al colmo d’ironia gli architetti del padiglione tedesco e di quello sovietico vengono decorati con medaglie d’oro per il pregio dei loro progetti.

I linguaggi nuovi non vengono capiti: il padiglione realizzato da Le Corbusier viene subito smontato.
L’unico messaggio di pace - nel padiglione della Spagna già in guerra - viene ignorato e non capito; solo molto tempo dopo diventerà icona internazionale contro le guerre.

Il padiglione della Spagna (in guerra civile)
Sono in atto gli scontri della guerra civile in Spagna. Venuto a conoscenza del tragico, inimmaginabile, bombardamento della città di Guernica - il 26 aprile alle 4 del pomeriggio - Pablo Picasso, che lavorava al dipinto per il padiglione della Spagna repubblicana, butta il lavoro fatto; in venti giorni dipinge “Guernica”.

Al momento le autorità della Spagna repubblicana pagano l’artista, ma l’apprezzamento ha “il sapore della sola cortesia”. Il dipinto, collocato nell’atrio del padiglione viene ignorato da visitatori e cronache.
Anno 1937- laboratorio di “molto” prossimi conflitti
Con pareri concordi i fatti del 1937 rappresentano commedia prologo a tragedia; protagonisti sono: ritorno di guerre, instabilità geopolitica, equilibri fragili, impotenza delle Istituzioni sovranazionali, avanzata di populismi, derive autoritarie, sfiducia nei sistemi politici, intolleranza, rabbia, inflazione, disuguaglianza, nazionalismo dilagante, regimi autoritari, erosione delle democrazie, ascesa di autocrazie.
C’è tutto anche oggi… con qualcosa in più.
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