Un’altra guerra chiama in causa il sentire dei cristiani e si fa fatica ad articolare un discorso razionale che solo una distanza storica permetterà. Eppure due cose vogliamo dire subito – anzi, tre - in questo groviglio che ci angoscia
La strana guerra per evitare che gli altri facciamo la guerra
La prima riguarda strettamente la pace. I fautori della pace mediante la deterrenza a Teheran sono serviti. Il far paura – e quindi il riarmo - non accetta che altri ci facciano paura e quindi usiamo le armi contro chi vuole armarsi per raggiungere la deterrenza. Facciamo la guerra prima che altri la facciano a noi.
Questa è la logica pacifica della deterrenza. E ci casca il povero Zelensky che, naturalmente (?), approva l’aggressione di Trump-Netanyhau all’Iran, perché essa è finalizzata a impedire il riamo dell’Iran; e non si accorge il poveretto che è lo stesso argomento che Putin usa contro di lui quando dice di colpire l’Ucraina perché questa non si armi contro di lui.
Si vede chiaramente che un mondo in cui i Paesi forti credono di avere il diritto di fare attacchi preventivi contro coloro che giudicano pericolosi, non può che essere un mondo di perenni conflitti. Altro che la deterrenza; solo il disarmo e il dialogo favoriscono la pace, perché offrono e creano una fiducia disarmata e disarmante, per dirla con papa Leone.
La Las Vegas dei potenti con i loro club-boards a pagamento
La seconda. È sempre più palese che le guerre attuali sono figlie dei potenti e che il clima attuale le favorisce e restringe gli spazi della democrazia.
A forza di dire, noi cristiani, che la ricchezza è un bene, quasi per fare ammenda di un passato pauperistico, stiamo allegramente consegnando le sorti del mondo ai ricchi potenti che l’individualismo ha reso non solo consapevoli, ma narcisi e psicopatici. Che distruggono le istituzioni di popolo e fanno i loro club-Boards a pagamento; che pretendono di costruire un Eden che sembra più ad una Las Vegas, stordente di divertimento, magari costruendola sulle nacerie sacre del dolore e degli affetti spenti; quando non vadano grufolando nel fango della nefandezza erotica. Che trasformano tutto, compresi i sentimenti e i simboli più sacri, a entità monetizzabile.
Le molte decisioni prese da pochi, i meccanismi di controllo esautorati
Costoro, con la loro prepotente enfasi, stanno oggettivamente restringendo sempre più gli spazi della democrazia nel monfo, perché impostare la politica – come fanno loro - nella logica dell’amico vs nemico (e non della condivisione relazionale) esige una concentrazione decisionale sempre più forte che non sopporta controlli e mediazioni e che tende alla dittatura. E tirano in ballo la stabilità, che è un valore relativo, perché vale se è stabilità del bene, che se no, diventa pervicacia e vizio.
Vogliono concentrare sempre più potere in mani sempre di meno, riducendo la complessità della vita politica al solo momento elettorale di investitura, meglio se modificando unilateralmente la legge elettorale; poi i candidati sono in realtà i nominati dai capi dei partiti in liste chiuse; poi gli eletti al parlamento saranno chiamati a ratificare senza discutere i progetti del Governo; i membri del Governo a loro volta saranno tenuti in ostaggio dal Capo che se cade lui, trascina anche loro. Dentro questo percoso di democrazia sempre più concentrata e separante si situa anche il prossimo referendum sulle carriere dei magistrari, che importa sì per la separazione dei ruoli, ma ancor di più per la prepotente influenza che i politici avranno dentro l’Alta Corte, che controllerà la magistratura decidendo sanzioni e condizionandola. In un momento in cui stiamo apprezzando l’opera coraggiosa dei magistrari contro rappresentanti dello Stato infedeli, messi sotto inchiesta per prepotenti comportamenti illegali.
I cattolici devono tornare a fare politica
La situazione attuale cosìdeteriorata porta ad una terza considerazione, che si trafrorma in un duplice voto.
Che i cattolici italiani si reimpadroniscano della riflessione politica e la considerino non ininfluente sul loro agire morale; anzi, prioritaria, perché la politica più di ogni altro fattore determina il costume e condiziona l’agire presente e futuro. Ed ora è in ballo la vita stessa del mondo.
Che i cattolici si preparino a costruire zone e organismi di solidarietà condivisa per rispondere all’attacco indecoroso che la ricchezza ormai spudoratamente ostentata come virtù e il potere concentrato in poche mani vogliono esercitate sulla nostra vita.
Le epoche di angoscia (è il titolo di una classica opera di E.Dodds sulla fine del mondo antico) si vincono non chiudendosi in fortini o nascondendo ori nei forzieri (che i ladri d’ogni tempo sicuramente scopriranno), ma occupando gli spazi sociali e investendo in rapporti di amicizia e in solidarrietà, che non temono né ladri né tignole né ruggini.
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