L'eterno è nella carne.
L'attesa prima, e la reazione dopo, al nuovo "The Odyssey" di Christopher Nolan conferma che il viaggio di Ulisse continua a interrogare l'immaginario contemporaneo.
La vita degna di essere vissuta per cosa?
Ma, al di là dello spettacolo e del mito, c'è una scena dello sceneggiato televisivo Odissea di Franco Rossi (1968) che ancora oggi illumina una domanda decisiva: che cosa rende davvero degna di essere vissuta la vita dell'uomo?
Nel linguaggio comune “un'odissea” è una lunga sequenza di prove. In realtà, ogni vera odissea non è il viaggio in sé, ma ciò che le prove custodiscono: il ritorno a casa, agli affetti, a sé stessi.
Il Film «Odissea, di Franco Rossi - con la collaborazione di Piero Schivazappa e Mario Bava -, 1968 rimane insuperabilmente illuminante la nostra condizione umana.
Il dialogo è tra Calipso, la ninfa che lo trattiene per sette anni nell'isola di Ogigia e gli offre l'immortalità se rimarrà con lei e Ulisse. Ulisse rifiuta perché desidera tornare a Penelope, a Telemaco e alla sua casa, pur sapendo che sono mortali. È uno dei momenti più alti dell'intero poema e lo sceneggiato di Franco Rossi lo rende con una sobrietà straordinaria
Il dialogo nel film, quello di Franco Rossi, 1968
Calipso. Rimani qui con me, io ti renderò immortale renderò immortale, non cambierai mai, rimarrai così per sempre.
Ulisse. Non dovrò morire mai?
Calipso. No. Come un dio. Ne’ malattie, ne’ dolori, immortale, purché tu rimanga qui con me.
Ulisse. No. No. No.
Calipso. Non riesci dunque a dimenticarla, la tua sposa. È a lei che pensavi tutti questi anni.
Ulisse. Non adirarti con me per questo. La mia sposa non può confrontarsi con te. Tu sei immortale e lei invece morirà. Eppure, anche così desidero tornarmene a casa. Rivedere lei e rivedere mio figlio.
Calipso. Allora questa dovrà essere la tua lotta: tra levante e settentrione dove le pleiadi sorgono dal mare.
L’eterno nella carne
«Rimani qui con me. Ti renderò immortale. Non cambierai più. Non conoscerai la malattia, il dolore, la morte».
È la tentazione genesiaca, quella di Adamo ed Eva, quella del “peccato originale”, la più antica e attuale. Non il piacere. Non il potere. L'illusione di sottrarsi alla propria condizione umana.
Ulisse risponde con poche parole. Non contrappone un'idea a un'altra. Dice soltanto che desidera tornare a casa. Da sua moglie. Da suo figlio. Sa bene che Penelope invecchierà. Sa che morirà. Sa che anche lui morirà. Eppure, sceglie lei. È una risposta disarmante. Sceglie ciò che finisce invece di ciò che non finisce. Sceglie un amore mortale invece di un'immortalità senza legami. Forse è proprio qui che il racconto continua a parlare al nostro tempo.
Viviamo dentro una cultura che non smette di prometterci una forma di immortalità: corpi senza età, prestazioni senza limiti, tecniche per rinviare il declino, vite da esibire come se il tempo non dovesse mai toccarle.
Ma l'uomo non è fatto per essere un dio. È fatto per amare. E l'amore esiste solo dove il tempo è prezioso, dove la fragilità rende ogni incontro unico, singolare e irripetibile.
Come un dio? E’ Dio che si fa uomo
Per questo il Vangelo compie e insieme capovolge il sogno di Calipso. Lì la promessa era: «Diventa come un dio.» Qui è Dio che diventa uomo. Non ci salva togliendoci la carne. La assume. Non ci libera dagli affetti. Vi prende dimora.
Il Dio di Gesù Cristo non ci invita a uscire dalla nostra condizione mortale. Entra lui nella nostra. Abita una casa, conosce un'amicizia, piange un morto, ama una madre, chiama dei fratelli, siede a tavola con gli amici. Muore dando la vita per tutti: amici e nemici. Tutto ciò che è autenticamente umano viene accolto nella sua vita.
Per questo gli affetti non sono un ostacolo alla salvezza. Sono il luogo in cui Dio ci raggiunge.
L'amore di uno sposo, la tenerezza di una madre, l’affetto di un figlio, la fedeltà di un amico, la memoria di chi abbiamo perduto: nulla di questo è destinato a essere cancellato come un semplice frammento della nostra vicenda terrena.
In Cristo tutto ciò che è vissuto nell'amore è assunto nel grembo stesso di Dio. La nostra speranza non è diventare immortali. È che nulla dell'amore vada perduto. Per questo nel Credo noi professiamo “credo nella resurrezione della carne”. Non nell’anima immortale.
La meta è sempre una casa
Per questo, potendo scegliere tra un'eternità senza volto e una casa abitata da volti destinati a invecchiare, sceglierei ancora la casa. Perché è lì che Dio ha scelto di abitare per primo.
Forse ogni uomo vive la sua odissea. Non per diventare immortale, né per essere un eroe, ma per imparare, attraverso mille prove e smarrimenti, che la meta è sempre una casa. E che Dio ci attende proprio lì, negli affetti che il suo amore non lascia andare perduti. Il vangelo ci rivela che Dio stesso ha scelto quella casa per venirci incontro.
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Sem Galimberti
1 commento
Bisognerebbe capire bene cosa intende Calipso quando.promette ad Ulisse l immortalità . Tutto lascia credere che Calipso sia una sacerdotessa pagana e la sua promessa di immortalità potrebbe riferirsi a culti e tradizioni estranei al mondo greco,p.e
A culti egiziani, o comunque ispirati dall Egitto , il processo di mummificazione aveva lo scopo di rendere l uomo immortale..Il nome Calipso ed il fatto che lei trattenga Ulisse nella sua isola per sette anni ci rinvia ad un.mondo diverso da quello greco ed il fatto che lei liberi Ulisse su ordin e di Zeus ci fa presumere che lei segua concezioni teologiche diverse, forse egiziane..In realtà Ulisse e suo prigioniero per sette anni e dopo questo periodo viene liberato.Anche in Israele vigeva questo uso, dopo sette anni ogni schiavo veniva liberato. Quindi l Odissea deve essere vista anche come un incontro fra credenze diverse ed in questo incontro Ulisse rimane ancorato alla razionalità, alla grecità.
L episodio di Calipso in realtà non e per nulla chiaro , in quanto la sua dimora non e accertata, ma un.indizio lo abbiamo dalle parole di Menelao rivolgeva Telemaco, egli ha appreso che Ulisse si trova sull isola Ogigia in Egitto e quindi quest’ isola dovrebbe trovarsi sotto l’influsso egiziano.