Search on this blog

Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli

Un artista cinese reinterpreta arte cristiana

Yue Minjun

 

Yue Minjun - nato nel 1962 nella regione più nord occidentale della Cina - già negli anni Novanta aderisce al “Realismo Cinico”, movimento di artisti che, rivendicando il primato dell’espressione individuale, si oppongono alla mentalità collettivista consolidatisi in Cina con la Rivoluzione Culturale. Yue Miun aderisce al “Realismo cinico” in modi personali e colti, anticipando proposte di assoluta attualità.

 

 

“Minor Keys” per “l’unicità umana”

Sono le attuali proposte e i temi della 61^ Biennale di Venezia 2026 che si intitola appunto “Minor Keys - tonalità minori”, proponendo arte per “la radicale riconnessione con ciò che sia emotivo, sensoriale, soggettivo, irriducibile alle accelerazioni produttive e tecnologiche”, cioè di tono “minore”.

Sono i temi - pur con differenti presupposti - dalla lettera enciclica “Magnifica Humanitas”, dove l’arte assume “ruolo profetico come baluardo dell’unicità umana di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale”.

Rosso Fiorentino e Leonardo da Vinci

Con notevole e disinvolta creatività, Yue Minjun si confronta con due capolavori del Rinascimento italiano e, in modi sorprendenti per un artista cinese e non cristiano, si confronta con la figura di Cristo, con il mistero e con il dogma.

Sceglie - non a caso - due opere “trasgressive”: una, quella di Leonardo, di sperimentale innovazione nei materiali e nella resa delle espressioni individuali, la seconda, di Rosso Fiorentino, di stravolgimento della serenità olimpica degli spazi rinascimentali.

Rielabora la rappresentazione di fatti evangelici con interventi - forse meglio dire omissioni - che demoliscono la tradizione visiva, figurativa, devozionale, culturale; denuncia, oltre confini geografici e antropologici - in modo quasi brutale - l’attuale visione globalizzata dell’uomo. Nello stesso tempo propone una diversa rappresentazione del divino, portando a estreme conseguenze le intuizioni di due artisti rinascimentali.

Per freddezza emotiva i suoi dipinti sembrano opere elaborate dall’intelligenza artificiale: sono invece accuratamente “ricopiate” - e “censurate” - con colori acrilici.

“Deposition from the Cross” - Yue Minjun 2009

 

PNG Yue da Ross

L’opera è la totale reinterpretazione della “Deposizione dalla Croce” - detta “Deposizione di Volterra” - dipinta da Rosso Fiorentino nel 1521, firmata e datata (RUBUS FLOR. A.S. MDXXI).

Tutte le figure umane presenti nel dipinto spariscono nella diversa atmosfera fredda, resa da quattro colori acidi.  Yue Minjun elimina i quattro affannati personaggi arrampicati con fare incerto su tre scale, impegnati a reggere il corpo di Cristo; elimina Giovanni dai capelli rossi che nasconde il volto, come la Maddalena che non abbraccia la croce ma Maria, svenuta e sorretta. Anche i soldati - o aguzzini che si allontano sullo sfondo - sono spariti inghiottiti dalla linea di orizzonte, piatto e innaturale. Il tormentato equilibrio di Rosso si raggela nella nuova composizione proposta da Yue Minjun: nel silenzio visivo resta solo la Croce e le scale.

 

PNG Rosso Fiorentino Deposizione

 

“Digitalized Survival” (Sopravvivenza digitale) - Yue Minjun, 2009

L’artista giapponese reinterpreta anche - sempre in un dipinto acrilico su tela - “L’Ultima Cena” affrescata da Leonardo a Milano nel refettorio di Santa Maria delle Grazie.

 

PNG Yue Minjun

Yue Minjun prende a modello una delle tante riproduzioni fotografiche del capolavoro universalmente noto. La sala è pronta, la tavola imbandita, ma vuota di presenza umana: Cristo e gli apostoli sono scomparsi, sostituiti da numeri sospesi, elegantemente dipinti in rosso, in sequenza casuale, priva di qualsiasi significato o rimando simbolico.

 

Senza titolo

 

E’ il momento del ”…fate questo in memoria di me…” (Lc 22,19), ma la memoria si è smaterializzata nell’era della tecnologia digitale; le persone sono diventate codici, parti di algoritmi progettati altrove.

Sulle tracce del sacro

In queste due opere un cinese - nato e cresciuto in una sperduta regione devastata e spremuta dalla logica del petrolio - incontra arte occidentale e messaggio cristiano; ne resta affascinato e rielabora il tutto con i suoi propri codici, propone nuove forme e provocazioni virtuose,

Interpretazione immediata di tipo politico antropologico

L’uomo e la donna sono spariti dalla scena, anche sacra; non sono più protagonisti; sono scomparsi nell’omologazione, appiattiti “nell’uniformità di linguaggi della Torre di Babele tecnocratica” (vedasi Magnifica Humanitas): al più sono codici.

Il messaggio sacro c’è: la croce, la scala per salirvi e scendervi, la tavola imbandita per la Cena; ma c’è un destinatario, dov’è l’interlocutore?

Interpretazione esegetica

L’uomo manca ma si tratta di “assenza rispettosa” -    oltre la teatralità dell’arte antica - di vuoto come rispetto e silenzio davanti al sacro. Tutti gli orpelli sono eliminati per proporre l’essenza di un Messaggio che si coniughi con i tempi correnti.

Interpretazione culturale

L’opera d’arte, oltre narrazioni strettamente religiose, propone la ricerca di significati in un mondo che l’arte ancora riesce a mantenere plurale, nella diversità, per l’espressione della singola persona nella libertà interiore (ancora Magnifica Humanitas): universale ammonimento all’elaborazione della memoria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *