Dedicazione della basilica lateranense. E' la ligurgia che "prevale" su quella della trentaduesima domenica del tempo ordinario. La basilica del Laterano viene chiamata "chiesa madre di tutte le chiese dell'Urbe e dell'Orbe", in omaggio al Papa, vescovo di Roma. Il vangelo è il racconto della cacciata dei venditori dal tempio, nel vangelo di Giovanni (2,13-22) (immagine: tempera di Giuseppe Sala)
«Get out, get out!» urla Gesù tra le colonne del tempio. Alle sue spalle, in lunghi abiti neri e alti cappelli, i sacerdoti osservano a distanza, guardando dall’alto verso il basso. Tra le colonne si aggira Giuda spaventato dall’ira del Maestro e forse preoccupato di tanto spreco. Il regista Norma Jewison in Jesus Christ Superstar ha immaginato così l’arrivo di Gesù al Tempio. video
Che Maestro sei?
La scena del film del 1973 comincia con un vero e proprio mercato. Sui banchi dei venditori sono disposte le tentazioni di sempre: i vizi e le seduzioni – il narghilè, i gioielli, gli specchi, seducenti ballerine –, il fascino del potere – un mitra, le bombe a mano, banconote in bella vista –, le frivolezze – abiti alla moda, pellicce, cartoline. Si intravedono frutta e verdura e non mancano animali piccoli e grandi, proprio come racconta il testo evangelico. Uno dei sacerdoti, compiaciuto, osserva la folla che si muove tra bancarelle ed espositori.
Il Gesù della cultura hippy è una potenza che scoperchia le falsità dal mondo e le allontana con forza da un luogo che doveva essere sacro ed che invece si è trasformato in simbolo di apparenza, potere, falsità e corruzione. C’è tutta la forza dei profeti nell’atto di sollevare i tavoli per rovesciarli a terra. E c’è tutta la critica alla società e alle istituzioni tipica di quel movimento.
L’immaginario di Gesù mite, pacato, gentile e paziente che con ogni probabilità abbiamo interiorizzato sembra messa in discussione da questa irruzione improvvisa al Tempio di Gerusalemme dove Gesù contesta la sacralità trasformata in commercio. Per entrare in dialogo con il messaggio custodito della pagina del vangelo di Giovanni alcune domande sono irrinunciabili: cosa crediamo voglia fare il Signore con noi? La sua è una presenza consolatoria e accomodante? Immaginiamo che il Vangelo sia una radicale critica al mondo e che lo sconvolga come in un moto rivoluzionario? E che cosa provoca in noi lo zelo che divora Gesù?
In che mondo viviamo?
Gesù che “fa una frusta di cordicelle” potrebbe indurre a una comprensione populista del Maestro: è arrivato a Gerusalemme per contestare il potere corrotto della classe dirigente e per condannare gli interessi e la smania di potere celate dietro la religiosità.
A questo punto si può essere tentati di generalizzare: ogni potere diventa oppressione, ogni rapporto con il denaro apre la strada alla corruzione, ogni religione finisce per illudere e ingannare. L’uomo che ha il vero senso di Dio, che si vuole mantenere nella verità e che è spinto da ideali di onestà e rettitudine non può compromettersi con lo Stato, la Chiesa, l’economia, le organizzazioni umane…
Quanto è abitabile questo mondo? Si può essere nella storia da giusti? Oppure è necessario estraniarsi, cercare una spiritualità che allontani dalla durezza e dall’ambiguità del reale? In che mondo si colloca la nostra ricerca di senso, come lo percepiamo?
«Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» dice l’evangelista nel suo prologo (Gv 1, 14). L’eterno non sceglie di stare lontano dalla vicenda umana, non disdegna di fare casa dove la fanno anche gli uomini. Gesù non disprezza il Tempio, non cancella le istituzioni, non nega la necessità dei commerci, non azzera i modi di organizzare la vita collettiva. Nemmeno si preoccupa di riformali. Semplicemente sposta l’attenzione dalla ricerca di un buon equilibrio a una novità di cui tutti hanno desiderio ma non sempre esperienza: la libertà.
C’è libertà?
Il corpo diventa la sintesi di tutto. È un corpo quello che permette a Dio di assumere l’esistenza umana e di amarla con verità. È un corpo che si colloca nei luoghi della storia – come lo è il Tempio di Gerusalemme – per diventare interrogativo sul senso profondo che devono esprimere.
Il corpo di Gesù è il messaggio di Dio. Un messaggio di libertà e di vita. Il corpo che sta davanti ai potenti con determinazione ma senza aggressività ha la postura della verità, non in parole altisonanti o in slogan urlati ma in una vita autentica. Quel corpo così reale tanto da venire ferito racconta la scelta di essere una presenza nella vita delle persone. Il corpo trafitto e sepolto è il segno della comunione più profonda che lega l’eterno al presente. Il corpo trasformato – risorto – è la forma concreta della speranza. È il corpo il nuovo tempio, nuovo luogo dell’incontro tra Dio e l’umanità, tra Dio e il suo popolo.
La fede dei cristiani non può che avere la forma di un corpo vivente: incontro, movimento, libertà, fatica, dono. I credenti sono comunità che fa corpo accogliendo il corpo di Gesù. Non c’è verità senza concretezza, non c’è vita senza una storia fatta propria e vissuta con zelo, non c’è libertà senza umanità che si spende nell’amore. Il corpo che ama: solo questo è il santuario dove adorare Dio in spirito e verità.